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Era mio padre


Scheda


Titolo originale: Road To Perdition
Nazione: Usa
Anno: 2002
Genere: Drammatico
Regia: Sam Mendes
Cast: Tom Hanks, Paul Newman, Jude Law, Jennifer Jason Leigh.
Produzione: Sam Mendes, Dean Zanuck, Richard D. Zanuck
Distribuzione: 20th Fox

La mancanza di padri.

Film americano con cuore. Con cuore duro certo, ma pur sempre cuore. Era mio padre in italiano, Road to Perdition in inglese, giocato su un doppio senso sul vocabolo Perdition : che è sia “perdizione” che Perdition cittadina dove si svolge parte del film.
Il suo regista Sam Mendes, nonché produttore stavolta, è nato nel 1965 ed ha già alle spalle una famosa regia, American Beauty.
Nato in Inghilterra ma tanto profondo conoscitore della nazione dei sogni, anche quando questi sono amari. Dopo “American Beauty” (oscar 2000) tutti attendevamo un nuovo capolavoro, stavolta non lo abbiamo, ma abbiamo un buon film e una gangster story che si rispetta.
Storia cruda ben ricostruita anche nei particolari (le foto che si vedono nella casa del fotografo/Killer sono vere foto d’epoca prese dagli archivi della polizia di New York). Comunque il film non decolla come dovrebbe, è scontato in fondo, molto prevedibile.
Il film regge sulle grandi interpretazioni di Tom Hanks (Forrest Gump, Philadelphia i suoi oscar) e Paul Newman (il vecchio boss), forse l’ultimo divo rimasto in circolazione.

I personaggi Sullivan (Tom Hanks) e Ronney (Paul Newman) hanno nomi chiaramente della vecchia Europa, Irlandesi che stanno per cedere il posto ai vari Capone, Nitti della strisciante e già possente mafia italiana.
Il film è violento, ma la violenza non appare nitida ma traspare, viene intravista, offuscata quasi.

Sullivan detto l’Angelo della morte è il luogotenente di Rooney, Sullivan svolge benissimo il suo compito mortale, ma lo vediamo anche nei panni di padre di famiglia attento e scrupoloso. Così lo vedono i suoi figli.
Rooney il vecchio boss è anche lui un padre, che ha un figlio che ama ma che non gli piace, un figlio che lo tradisce, e quanto avrebbe voluto invece avere come discendenza proprio il “suo” angelo Sullivan.
Ed è in questo che si muove il film, più che nella storia di gangster, nei rapporti tra padri e figli.
Sullivan non vuole che il proprio figlio prenda la sua strada, il vecchio padre Rooney è disperato per il figlio Connor (Daniel Craig/”Lara Croft”) che invece ha. Ma il destino è spesso crudele ed amaro, soprattutto in queste storie. Nasce la tragedia, il giovane figlio del boss Rooney vede in Sullivan un rivale e gli uccide moglie e figlio piccolo. Sullivan diventa così l’angelo della vendetta.
E il destino vuole che i due Sullivan vadano assieme come schegge tormentate e impazzite.
Vivono assieme intensamente e in una scena del film il piccolo Sullivan chiede al proprio papà perché lui dava più attenzioni al fratellino, ed il padre gli risponde “perché tu mi somigli” e non vuole che il suo ragazzo prenda la strada del padre.
E i padri si cercano, si vendicano, odiano, uccidono. Una violenza onnipresente, ma mai palese, vista sempre a scorci.
è una storia tra padri e figli. Intensa, sentita e ben recitata. Abbiamo bisogno di padri, di affetto, in un mondo violento, crudele che non volevamo, ma che in fondo abbiamo creato. Vogliamo papà che ci guidino e ci amino. Comunque essi siano, comunque essi si comportino.
Non è il capolavoro che ci si aspettava, ma comunque ci tocca, e ci tocca alla fine quando il piccolo Sullivan parla del padre dicendo “……..e a chi mi chiede chi fosse mio padre, se boss, uomo cattivo, io rispondo : ERA MIO PADRE. “ basta. Ci basta in fondo.

Davide

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