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Interviste

Intervista ai PERTURBAZIONE

Intervista ai Perturbazione, gruppo torinese che ha raggiunto il successo dopo molti anni con l’album “In circolo” accompagnato dal singolo “Agosto” e da un video bellissimo

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D:Il 2002 è stato un anno molto impegnativo per voi. L’uscita di “In
Circolo”, l’intensa attività live con la partecipazione al Tora! Tora!, la ristampa di “Waiting to Happen” e di “36”. Qual è il vostro bilancio per il 2002?

R:Il 2002 ha rappresentato per noi davvero un secondo inizio. Prima di “In Circolo” abbiamo sempre suonato spinti da una passione profonda e sincera ma senza mai pensare che la musica sarebbe potuta diventare qualcosa di così importante nelle nostre vite. Lo era, ma rimaneva confinata in un angolo. Forse, e mi viene in mente solo ora, il fatto che la produzione del cd ci fosse costata più di quindici milioni delle vecchie lire costringendoci alla pseudo-indigenza ci spinse ad essere più determinati per tentare di recuperare il debito. Dopo il periodo estivo fummo chiamati per il MEI e per il Tora! Tora!, due occasioni che ci permisero di farci conoscere in maniera più ampia. A questo si aggiunse la partecipazione ad Azzurro e Play It di Rete A All Music, motivi che innescarono e rinnovarono la fiducia che Santeria aveva avuto in noi. Per questo il 2002 è stato un anno davvero importante.

D:Come mai la scelta di intitolare il vostro ultimo album “In Circolo”?
R:Ci piaceva l’idea di un titolo che portasse in sé più significati, così come il disco porta insieme più stati d’animo. Le due parole “In circolo” possono assumere più significati a seconda del contesto in cui vengono collocate e danno sempre l’idea del movimento vitale, fluido.

D:Nel disco spicca la canzone “Cuorum” nel quale trattate il tema dell’amore
finalmente in maniera molto originale. Com’è nata?

R:Un sabato tornavo in macchina da una serata piovosa, ero particolarmente felice senza un vero motivo, non avevo l’autoradio perché ho dovuto vivere un anno e mezzo senza, affrontando spese prioritarie. Così, come uno scemo (non erano ancora particolarmente diffusi i viva-voce), mi sono trovato a cantare Singing in the Rain seguita da Raindrops Keep Falling On My Head. Alla seconda mi sono detto: “Cazzo, che potenza che ha questa canzone!”. Il giorno dopo ho preso la chitarra e la musica è venuta giù in dieci minuti, come se fosse da sempre stata lì. Era il periodo in cui tra di noi si discuteva spesso di matrimonio, Rossano (batterista) stava per convolare a nozze e sentivo che il prossimo a “saltare”, come puntualmente successe, sarei stato io con Elena. La faccenda mi preoccupava perché leggevo tutto questo come un sintomo d’invecchiamento. Così esorcizzai queste paure nel testo di Cuorum. Una sera, durante le registrazioni, ci fu una lite furibonda tra me e Cristiano perché io volevo che si chiamasse Over 18, lui Cuorum. Vinse fortunatamente lui.

D:I testi delle vostre canzoni, che siano ironici o malinconici sono sempre molto curati. Da cosa prendete l’ispirazione?
R:Come avrai notato per la risposta precedente, tutto nasce sempre da quello che ci gira intorno. Avviene una specie di selezione naturale delle idee che magari qualcuno di noi ha la forza di appuntarsi. Poi, quando nasce la musica, è un po’ come se questa si tirasse dietro le idee di testo più congeniali.

D:Com’è avvenuto il passaggio dalla Santeria alla Beware? E come vi siete
trovati a lavorare con la nuova etichetta?

R:La Beware! è stata, a guardare indietro, una gran bella realtà, ma chi l’ha considerata una vera e propria struttura si è sbagliato di grosso. Il centro di tutto era/è l’istrionismo di John Vignola che si spingeva ad elogiare alcuni gruppi che gli piacevano, salvo poi ritrovarseli nell’etichetta e a Spotorno per mendicare piatti di trenette al pesto. Ad un certo punto si era ritrovato ad essere il centro di coordinamento di una serie di persone, noi, Gatto Ciliegia, Lo-Fi Sucks!, Stefano Giaccone, Lalli, A Short Apnea, R.U.N.I., Blend, Cods e questo ruolo andava a cozzare con gli altri cinquanta miliardi di impegni che giornalmente lo assillano.
Per noi, come per chiunque suoni, gli altri suoi impegni erano facezie che avrebbe dovuto sbrigare quanto prima. Lui, giustamente, non era di questo avviso. Così a poco a poco ogni gruppo ha preso la sua strada rimanendo legato, chi più chi meno, con John. Quando registrammo “In Circolo”, avevamo già avvisato Vignola che il disco sarebbe uscito fuori dalla Beware! perché ormai ci eravamo ritrovati a gestirci tutto da soli. Pensavamo di autoprodurcelo. Dopo alcuni disperati tentativi (Nun, Emi, Ricordi, V2) e mesi passati nell’attesa di una risposta, chiamammo Audioglobe per chiedere una distribuzione. Spedimmo loro il materiale del tutto disincantati e ci risposero con sorpresa che gli sarebbe piaciuto apporre il marchio Santeria sull’uscita. Così abbiamo fatto conoscenza di Simone, Mauro, Gabriele, Monica, Andrea e gli altri di Audioglobe. Se qualcuno potesse sbirciare le mail che di tanto in tanto ci spediamo, capirebbe che il nostro rapporto si è fatto sempre più stretto e amichevole. In un anno siamo riusciti a vederci almeno cinque volte e, passato il momento delle pianificazioni, è sempre piacevolissimo trascorrere del tempo con loro.
Con John abbiamo mantenuto un ottimo rapporto anche se ci piaceva imitarne la vocina al telefono.

D:Una delle caratteristiche che più vi contraddistingue è l’inserimento dei brani del violoncello. L’arrangiamento di un pezzo dei Perturbazione è un’operazione lunga?
R:Devi considerare che per una decina di canzoni che finiscono su un disco, una cinquantina si afflosciano strada facendo. Quando l’arrangiamento diventa troppo complicato, è sintomo che qualcosa non sta funzionando troppo. Trovare il motivo del violoncello o l’intreccio con le chitarre è un’operazione che mi ricorda una vecchia scenetta di Topolino che mi è sempre rimasta in mente. C’era Pluto scultore. Gli veniva chiesto come si faceva a scolpire con precisione. Semplice, rispondeva, se vuoi scolpire un elefante, basta togliere dalla pietra tutto quello che non gli somiglia. Così accade un po’ per le nostre canzoni.

D:Volevo farvi i complimenti per il video di “Agosto” che a me piace tantissimo. Com’è nata l’idea?
R:L’idea del soggetto è nata a Tommaso, voce, autore del testo. Gli frullava nella mente l’idea di un aeroplanino di carta. Così ha buttato giù una sceneggiatura molto dettagliata. Eravamo a pochi giorni dall’incominciare a lavorarci sopra. Avrebbero disegnato il tutto Tommaso stesso con l’aiuto di persone della Zenit. Nel ricercare materiale iconografico pre-esistente, Tommy si è imbattuto in Paroles en l’air, un cortometraggio di Sylvain Vincendeu del 1995. Gli dev’essere scattata una folgorazione perché ci ha convocati tutti e ci ha convinti a contattare l’autore. Sylvain ci ha risposto, dandoci l’autorizzazione per i tagli (il corto dura otto minuti, la nostra canzone un po’ meno della metà). Abbiamo inviato a Vincendeau il risultato e lui ci ha risposto entusiasta. Così siamo partiti.

D:In alcune recensioni qualcuno vi accusa di essere monotoni…a me non pare….
R:Neanche a noi, neanche a noi, neanche a noi, neanche a noi, neanche a noi, neanche a noi, neanche a noi….

D:Il vostro pop “adulto” è spesso sottovalutato qui in Italia. Io credo che
se foste all’estero i vostri pezzi sarebbero molto più considerati e apprezzati. Che opinione avete in proposito?

R:Ogni gruppo ha il pubblico che si merita e viceversa. In Italia ci siamo portati gli stessi politici per cinquant’anni e ancora oggi non si è intravista una vera svolta. Come possiamo pretendere dalla musica un cammino diverso? All’estero poi non è tutto così rose e fiori. Quando vedo Tom Jones alla televisione mi chiedo se stiano poi così meglio. Gli Stanton, gruppo inglese con cui abbiamo condiviso un mini-tour in Italia e che hanno ospitato i Lo-Fi Sucks a Londra, ci hanno raccontato di come sia difficile trovare degli spazi per suonare in Inghilterra, che molti locali offrono percentuali sulla serata (più gente porti più guadagni), un brutto modo per incentivare i gruppi nascenti. Gruppi indipendenti americani che qui hanno goduto di una certa fama (Karate, June of 44), non sono altrettanto venerati nella loro terra d’origine. Credo che ogni gruppo sia alla ricerca costante della propria “America”.

D:Che opinione avete sulla scena musicale italiana?
R:Proprio in questi giorni è successo qualcosa di davvero inaspettato. Stanno trasmettendo Agosto su Radio Deejay, ancora non ci sembra vero. La prassi, tutti quelli che hanno provato lo sanno, è che si invia il materiale e si resta in un’eterna attesa. Questa volta deve essere accaduto uno strano corto-circuito che storicamente doveva prima o poi accadere e cioè che si sfaldassero le maglie della logica di grossi network. Noi siamo felicissimi di tutto questo e speriamo che possa davvero rappresentare una ventata di aria fresca non solo per noi (potrebbe essere il classico caso del quarto d’ora di celebrità) ma per tutti quelli che seguiranno. Dieci giorni fa avrei risposto in maniera diametralmente opposta, dilungandomi sul fatto che non esiste un ricambio della scena, che per uno come noi che parla cento pensano: “e parla proprio lui che…” e per ognuno più in alto di noi che parla pensiamo: “parla proprio lui che…”, processo che sta a testimoniare che la situazione sia oltremodo stagnante anche se a segmenti giurassici qualcosa sembra muoversi. Speriamo che questo non sia solo un segnale ma un principio, anche se troppe volte si sono avvertiti principi e non si è mai sviluppata una storia.

D:Il vostro sito (www.perturbazione.com) è molto curato. Che rapporto avete con internet e la tecnologia? Che opinione avete sullo Scambio di musica attraverso programmi
come il defunto Napster?

R:Crediamo che un sito possa rappresentare una nuova forma di contatto con le persone che ascoltano la musica e ci teniamo molto a cercare di rispondere a tutti quelli che ci scrivono. Dall’altro lato è stupendo poter incontrare mediaticamente persone lontane con le quali si sente di condividere un’affinità di intenti. I nostri contatti con Fosbury Records sono nati via Internet, così come il nostro rapporto con gli Zen Circus (stanno registrando un disco e scommettiamo che sarà molto bello). Scaricare gratuitamente la musica, sarà una posizione impopolare, ma toglie un po’ di valore alla musica stessa. Mi spiego meglio. Anch’io ho provato (ci ho rinunciato presto, troppo tempo, no ADSL, mi stufo, poi c’è da masterizzare, scrivere i titoli o stamparli, ritagliare, che palle). Ho scaricato alcune cose di Jacques Dutronc, cantautore francese di cui non si trova niente in Italia. Poi, una volta che ero a Nizza, mi sono comprato una sua compilation perché lo adoro. Avere quintali di musica a portata di mano è come non averne. Che se ne faranno mai di tutte queste discografie complete, tutte su un unico cd, io me lo devo ancora spiegare. Questo è collezionismo, mania allo stato puro. Vero, i cd costano troppo, ma chi se li compra QUEI cd? Ormai la storia della musica esce settimanalmente sui giornali a 4 euro, fesso è chi se la compra nei negozi di dischi (mi spiace per la categoria). Esistono negozi di usato per questo. Per quanto riguarda la musica indipendente trovo che sia un delitto scaricare tanto per farlo. L’mp3 di Agosto lo si trova direttamente sul nostro sito. Ben venga lo scaricamento per ascoltare in funzione di andare a vedersi un concerto e magari apprezzare il gruppo e comprarsi il disco. Parlo così non perché suono, farei così comunque. Se mi piace un autore, dargli la percentuale su quello che ha prodotto, mi sembra il minimo. Che triste sarebbe la vita altrimenti. Altro particolare. I lettori portatili di mp3 sono prodotti dalle stesse case che gestiscono la discografia. Ci avete mai fatto caso? I cd vergini sono aumentati indiscriminatamente. Che bel vantaggio avere la musica gratis! Domani tutti al lavoro a fare volontariato, viva la filosofia free!

D:Ci sono dei dischi, anche recenti, che vorreste consigliare ai nostri visitatori?
R:The Ladybug Transistor – The Albemarle Sound, Merge Record (sono di Brooklin e stanno registrando il disco nuovo, di quello vecchio ascoltate “Oceans in the Hall”, è stupenda)
Il prossimo degli Zen Circus
Jacques Dutronc (con particolare attenzione ai testi, consigliata “Et moi, et moi et moi”)
Giardini Di Mirò – Punk Not Diet
Gatto Ciliegia (qualsiasi cosa)
Stefano Giaccone

D:Che progetti avete per il futuro? State già scrivendo nuove canzoni?
R:Abbiamo in cantiere molte idee e a settembre-ottobre cominceremo a trasformarle in canzoni. Se tutte si trasformassero, registreremo un quadruplo album con cinquanta tracce nascoste.

D:Spazio gratuito offerto da Music-Impact. Potete dire quello che volete.
R:- Se non l’avete ancora fatto leggete “L’opera struggente di un formidabile genio” di Dave Eggers, poi finite con “Conoscerete la nostra velocità”, il suo secondo libro

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