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Katatonia – Viva Emptiness

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L'attesa è finita. Jonas e Anders sono tornati con un altro capolavoro, l'ennesimo. Che dire, ogni parola, solo per essere letta, ritarderebbe l'ascolto di questa autentica perla grigia. Grigia, sì, perché certe tinte sono un po' più chiare che nel passato, certe linee musicali sono più agili che nei dischi precedenti. Ma l'importante è che Anders Nystrom (Blackheim, per i nostalgici) sia sempre un riffmaster di primissima qualità e che Jonas Renske continui con quell'evoluzione vocale che ormai ci accompagna da anni, lasciando sulla nostra pelle le ferite causate dai suoi testi. Ciò che stupisce stavolta è l'affiatamento della band: precisa, fredda, chirurgica ma trasportata. E soprattutto con un batterista, Daniel Liljekvist, da urlo. Le canzoni? Ogni mio commento non sarebbe all'altezza delle sensazioni che provo all'ascolto di questi pezzi, forse i pezzi più leggeri della storia dei Katatonia, eppure non i meno profondi, con quelle distorsioni e quelle basse frequenze che ti toccano cuore, mente e stomaco (e quando Anders preme il delay come una volta vengono le lacrimucce da fan). Personalmente menzionerei la prima song, Ghost of the Sun, quasi un singolone, dove si sentono degli screams incredibili di chi? Ma sorpresa, del buon Liljekvist! Poi la citazione è d'obbligo per Omerta, quasi un esperimento per gli svedesi, ma se il buongiorno si vede dal mattino, c'è da stare alla finestra ad aspettare. A completare un'opera d'arte, le visioni di Travis Smith, perfetti quadri della musica dei nostri, grigi, neri, freddi, sporchi, impietosi, ma tremendamente veri nella loro impossibilità. Perfetto tutto? No! Avrei curato un po' di più il booklet, nei caratteri, nelle pagine dei testi, ma questo è un vero pelo nell'uovo. In conclusione, qua c'è solo da godere e sorridere mentre i Katatonia ci osservano dal loro Olimpo.

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