Menu

Recensioni

Radiohead – Hail To The Thief

-

Ascolta

Acquista

Tracklist


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Da quando ho avuto tra le mani “Hail To The Thief”, ultimo lavoro dei Radiohead, i miei ascolti si sono brutalmente monopolizzati, condizionati da questo capolavoro firmato Thom Yorke e soci.
Un attesa spasmodica per questo album; le polemiche prima attenuate e poi di nuovo riaccese per la presenza di versioni “rubate” del disco su internet già parecchi mesi prima dell'uscita sul mercato; un titolo, anche se la band smentisce, collegato con la frase che accompagnò l'ascesa al ruolo di presidente degli Usa di Bush, “Hail To The Thief”, ovvero “Benvenuto al ladro”. Questi gli elementi che hanno accompagnato l'uscita dell'ultimo lavoro della band inglese.
Chi si aspettava un ritorno alle atmosfere rarefatte ed eteree di “Ok Computer” sarà rimasto deluso, stesso discorso per chi si aspettava un proseguimento del processo intrapreso con gli ultimi lavori.
L'elettronica è presente, ma è saggiamente e perfettamente mischiata con il rock che ha portato i Radiohead al successo che tutti conosciamo.
Il disco si apre con “2+2=5” che dopo un dolce arpeggio di chitarra si getta in una corsa furibonda e rabbiosa dove la voce nervosa di Thom Yorke si fa maestosamente strada.
Con i successivi “Sit Down, Stand Up” e “Sail to the moon” le atmosfere si fanno rarefatte. Nella prima la voce di Yorke è accompagnata da una sottile trama di xilofoni fino all'entrata in scena della batteria che trascina il brano in un crescendo mozzafiato.
Si arriva quindi al rock immediato di “Go to Sleep” che anticipa l'incredibile ritmo di “Where i end and you begin”.
Ma in questo disco c'è spazio anche per il jazz, le cui influenze si facevano già sentire nel precedente “Amnesiac”. Il tutto si trova in “Suck Young Blood” dove, a metà canzone, c'è un'improvvisa deflagrazione anarchica e senza regole che svanisce improvvisamente nel nulla insieme al comparire della voce di Yorke che si rialza dopo un doloroso impatto. Pezzo che rimarrà nei ricordi per molti anni.
Restano da citare il cadenzato singolo “There There”, gli improvvisi controtempi di “Myxomatosis” ,la strascicata ninna-nanna “Wolf At The Door”, la pausa acustica “I Will” e la nevrotica “The Gloaming” con i campionamenti che si aggiungono uno alla volta su una base ossessiva, quasi ripetitiva.
Questo è “Hail To The Thief”, disco suonato perfettamente dai Radiohead, che, in 10 anni di carriera sono passati per pop-rock di “Pablo Honey” con una sosta alla psichedelia di “Ok Computer” approdando infine allo “stile Radiohead” difficilmente imitabile e di presa non sempre immediata. Brani che mutano in corsa senza mai però risultare studiati: la band di Oxford ha trovato un perfetto e sorprendente equilibrio musicale che va compreso e analizzato ascolto dopo ascolto vissuto nelle innumerevoli sfaccettature che questo “Hail to Thief” ci presenta.

Tracklist
1. 2+2=5
2. Sit Down, Stand Up
3. Sail To The Moon
4. Backdrifts
5. Go To The Sleep
6. Where I End And You Begin
7. We Suck Young Blood
8. The Gloaming
9. There There
10. I Will
11. A Punchup At A Wedding
12. Myxomatosis
13. Scatterbrain
14. A Wolf At The Door

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close