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Sigur Ròs – ()

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Tempo fa ascoltai il debutto europeo degli islandesi Sigur Ros, Agaetis Brijun, già famosi nel loro paese per produzioni come Von, e rimasi stupito, affascinato da questi musicisti capaci di partorire non musica ma sensazioni, sentimenti, paesaggi… ai primi ascolti mi chiesi, “cosa è questo? ROck? Pop? Ambient? Elettronica?” Niente da fare, cercare di infilare questi quattro elfi portatori di sogni dentro la gabbia dei generi tanto comoda ai critici e alle grandi testate europee è impossibile e peraltro ingiusto.
Incuriosito e forse positivamente prevenuto mi sono dunque apprestato ad ascoltare questo nuovo lavoro senza titolo, senza una sola parola scritta ne cantata ma coadiuvato da un artwork di indubbio valore artistico.
Ascolto la prima traccia che apre con un tappeto, apparentemete di Rodhes, a cui si sovrappongono gli accordi dolci e profondi del pianoforte che chiama a se gli altri strumenti, una leggera percussione e un basso in sottofondo che permette all'orchestra di viaggiare dentro i nostri pensieri quando giunge al mio orecchio il soave canto di Jón þor (Jónsi) Birgisson
, dotato di un timbro quasi femminile e così dolce che per questo episodio sceglie di non cantare parole con un significato ma semplicemente vocalizzi, di usare la voce come un vero e proprio strumento musicale che quindi non parla ma suona ed esprime così le cicatrici della sua anima.
Il disco sembra composto in due parti, proprio come le due parentesi raffigurate in copertina, forse a rappresentare due espetti di tutto ciò che ci circonda. Le prime quattro tracce delle otto totali, presetano una struttura simile, restano invariate le melodie e il crescendo ritmico si evolve costantemente provocando così la crescita fragorosa e in alcuni momenti quasi commuovente del pezzo. Episodi come la quarta traccia, tra l'altro presente nel film Vanilla Sky, sono capaci di evocare gli spiriti dei nostri ricordi e dei nostri sentimenti, come pochi artisti sono riusciti a fare. Le quattro tracce conclusive presentano invece caratteristiche meno inquadrabili, sono pezzi meno diretti, ma non per questo di minore intensità; si è vero, probabilmente ai primi ascolti sono quei pezzi che non ci ricordiamo subito, ma a cui dopo diversi ascolti avremo modo di affezionarci e di capire a fondo.
Dunque spengo il lettore cd, stupito ancora una volta dalla sensibilità e dal tatto artistico che questi quattro ragazzi islandesi scoperti da Thom Yorke hanno saputo dimostrare ancora una volta… e mi accorgo che la vetta raggiunta da pezzi come Staralfur o Olsen Olsen non è stata superata ma sicuramente livellata. Vorrei aggiungere qualcosa, ma forse, come gli stessi Sigur Ros hanno dimostrato, in presenza di determinati eventi le parole sono superflue.

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