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Radiohead – Firenze, 08/07/03

Prima serata fiorentina per i Radiohead.
Vediamo com’è andato il “Giorno Perfetto” di Mao168

Un giorno perfetto

Mi preparavo per questo concerto da più di tre mesi. Avevo ripassato testi e canzoni, rivisto per l’ennesima volta ogni tipo di esibizione live in mio possesso. Li avevo seguiti passo dopo passo prima con l’uscita del video, poi del singolo e infine dell’album (comprato in edizione limitata). Credo di aver letto, immagazzinato ed archiviato ogni sillaba che usciva dalla bocca di Thommy e andava a finire sulla carta stampata. Inutile dire che avevo i biglietti. Da tempo!
L’8 luglio per me non era, non poteva essere un giorno come un altro… Sì, avevo l’esame… ma l’obiettivo era un gruppo capeggiato da un inglesino alto un metro e 65… un folletto insomma. Rosso poi… si sarà un folletto!
Sposto la mia telecamera sul giorno del “crimine” e racconterò i fatti così come sono accaduti, per quanto agghiaccianti possano sembrare agli occhi dei più…
Tutto cominciò la mattina di quell’8 benedettissimo luglio. Era la mia giornata. Dovevo saperlo e non ci misi poi tanto a scoprirlo. Il tempo di fare colazione, un breve ripasso prima dell’esame e giù di corsa verso l’appuntamento mattutino con gli ingombranti mezzi di trasporto pubblici. La rivelazione la trovai scritta sul biglietto che quella macchina infernale mi timbrò… Non si capiva una mazza! M’ha timbrato il biglietto, sì… ma era tutto confusissimo! Avevo in mano un jolly!!! Quel biglietto lo potevo usare come e quando volevo, senza fare abbonamenti, biglietti, cazzate varie… Avevo il passpartout per ogni tipo di viaggio urbano senza limiti d’orario! Mi sentivo il padrone della città!
(Per la cronaca, questo cavolo di biglietto è durato tre giorni: ieri un cazzone di controllore me lo guarda e me lo scrive, invalidandomelo per un’ulteriore corsa… e io già che mi immaginavo nell’olimpo dei truffatori, ricordato come l’uomo più furbo del mondo… aspè, quello era Max Gazzè!)
Da lì cmq capii che non sarebbe stato un giorno come tanti altri… era IL GIORNO… forse era il mio giorno perfetto! C’era solo da viverlo e poi scoprirlo…
La mattinata scivola sul piano inclinato del tempo. Faccio il mio scritto, lo consegno. Risultati martedì prossimo. Adesso ho la testa solo per i Radiohead. Infilo nel lettore the bends e lo collego al cervello… finalmente un po’ d’ossigeno!
La strada per casa non la ricordo… arrivato nei pressi del mio letto entro in coma parziale. Ma è solo fisico: non riesco a dormire. Faccio qualcosa mentre aspetto che il mio stomaco obblighi la mia mente a pensare a qualcosa da mangiare. Mi collego. Uh, c’è Zap… facciamoci 2 chiacchiere!
Il mio amico Zap è sul treno del mio giorno perfetto… Mi fa discorsi riguardanti concerti da vedere, gente famosa da intervistare, roba da rimanere con la mandibola lussata! E infine assisto alla proposta: “Ma visto che vai al Tora Tora, ti andrebbe di andare a intervistare qualcuno per noi?”
EHHH?
Cazzo che proposta! Pare proprio che sia la mia giornata fortunata…
Lascio Zap per assencondare i miei bassi istinti di sopravvivenza animale e affondo la mia dentatura pressocchè irreprensibile su di un blocco freddo di pastalforno.
Tutto si compie.
Ore 18.24 – Finalmente raggiungo il benedettissimo Piazzale Michelangelo. Vedo da fuori il palco… ma se non mangio svengo poi dopo, quindi ritorno sul campo da guerra e mi procuro qualcosa per garantire il successo di ogni tipo di azione fisiologica del mio organismo. Un hamburger, please… Sì, sì, ci metta pure checiap e maionese… Guinness in mano, riempio il mio corpo della sua benzina e intanto mi chiedo dov’è che mi daranno i punti. BENZINAIOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!
Ore 20.01 – Un uomo con una camicia blu e un paio di pantaloni neri con strisce rosse ai lati (la cui presenza mi ispira inconscie riluttanze) vuole vedere cos’ho nello zaino… una tazzina di cazzi tuoi, no? E che devo averci? Magari c’avessi qualcosa… n’altro poco non c’ho manco i soldi per tornarmene a casa! Insomma entro in questo benedettissimo posto dove i Radiohead tra poco più di un’ora suoneranno… cazzo! Vedo lo stand delle magliette… me le aspettavo più carine, e magari anche meno costose… ma non posso non comprarla poi a fine concerto!
Mi piazzo verso il mezzo, seguendo la mia pattuglia d’amici in mezzo alla folla che immaginavo meno consistente… non mi sono posto il problema di quantificare la massa, non chiedete che vi dia i numeri! Intrattengo contatti con il mio telefonino. Dall’altro capo c’era una persona per me molto speciale. E voleva che le raccontassi tutto di quel concerto, visto che lei non poteva esserci… poi mi dice: “Perchè non vai allo stand delle magliette e mi racconti come sono fatte?” e io “Perchè ci sono stato già prima… guarda te le descrivo…” e lei “NO, TU VAI!!!” e chiude il telefono.
Più di un sospetto si insinua nella mia pelle e la mia mente come una sanguisuga aspira sempre più sangue. Il cuore parte come un convoglio diretto da un macchinista
represso che ha sempre sognato di fare il collaudatore di formula uno. Il fegato e il pancreas si fanno una briscola con i reni… l’intestino si fa i cazzi suoi.
Mi piazzo di fronte allo stand e aspetto. Non riesco a scorgere nessuna massa di capelli rossi all’orizzonte. Poi finalmente la ve… ma non faccio in tempo neanche a dirlo che con fare di medusa, la creatura dai capelli rossi mi cinge per qualche istante e poi mi fa: “Sorpresa!”
Avessi più trigliceridi e qualche migliaio di sigarette in più fumate nei polmoni, sarebbè stato matematico almeno un T.I.A. (che per i profani vuol dire: Attacco Ischemico Temporaneo… un piccolo ictus insomma, un piccolissimo infarto cerebrale capace di mandare all’aria un paio di bei momenti d’infanzia, riducendo dello 0,5% le mie capacità mnemoniche e cerebrali… una bella fregatura visto che uso solo il 3% del mio cervello… ora sarei a 2,5!). E invece, pur sentendo la samba nel mio petto, rimango in piedi, incredulo, esterrefatto, basito… in altre parole: rincoglionito perso!
Preparava questa sopresa da mesi… da quando era in Spagna a fare l’Erasmus, cristo santo… e io che per telefono negli ultimi tre mesi le dicevo: “Ma come puoi non venire ai Radiohead!?!?”
Riesco a spiegarmi poco ancora oggi se ci penso, sta di fatto che tutto il mio piano, i miei conti, le canzoni, testi, live e interviste e minchiate varie saltano! Ho il cervello resettato… anzi FORMATTATO! Vuoto. Non so che fare, nè che dire… non ricordo neanche più cosa dissi tranne queste parole: “Non ti permettere di farmi di nuovo una cosa del genere… anzi fallo più spesso, va’!”
Vedere il concerto in sua compagnia… anzi no! Ho sbagliato: erano i radiohead a suonare mentre lei era accanto a me. Ormai è tutto ribaltato…
La scaletta, miei cari, a memoria non la ricordo… Hanno cominciato con there there, mi pare… Il momento topico l’hanno raggiunto secondo me quando subito dopo paranoid android hanno attaccato idioteque! Ero su un altro pianeta!
Quel folletto era scatenatissimo… si dimenava, andava a scatti, saltellava, urlava ed esultava… ogni tanto faceva facce strane rivolto al pubblico e giù tutti a ridere. Continuava a dire le poche parole che gli andava di dire in italiano (penso e spero che qualcosa in più di italiano la conosca, visto che la sua compagna è un’esperta di dante!) e cioè: “Molte grazie” e “Allora”… anzi ALOOORA… e giù tutti a ridere.
Altro bel momento è stato sentire dal vivo canzoni come exit music e the bends… da segnalare una bellissima versione di kid a, molto di più di quanto già non lo sia sul cd! Ad un certo punto c’era un pallone supertela che rimbalzava sulla folla, finchè qualcuno non lo ha fatto arrivare sul palco, proprio ai piedi del capelloso Jonny. Allora lui prende e tira, così, d’istinto e, immaginando d’aver segnato, solleva le braccia al cielo in segno di vittoria! Voto 7. La tecnica con cui lancia la sfera non è esaltante, ma la potenza c’è. Esilarante.
Il concerto si chiude a sorpresa con street spirit… a sorpresa perchè il popolo aspettava una chiusura con karma police. Altri volevano sentire una just (io), altri avrebbero pogato molto volentieri su my iron lung. A tutta questa gente dico: saranno anche liberi di scegliersela loro la scaletta, o sbaglio?
Il problema di un concerto di un gruppo come i radiohead che ha alle spalle ormai 6 dischi (7 se consideriamo il live che mi son risparmiato di comprare), un paio di ep mi pare, che suona da ormai 10 anni e che ha una quantità quasi inesauribile di belle canzoni è che non potrai mai uscire dal concerto soddisfatto e appagato. Lasceranno per forza qualche “tua” canzone al di fuori dell’esibizione… a meno che non si mettano sul palco e suonino per 5-6 ore consecutive… allora sì, forse potremmo ritenerci soddifatti. Cazzo, sono i Radiohead!
Finito il concerto ho visto scorrere nei suoi occhi i minuti che mancavano al nostro saluto… inutile darsi appuntamenti. Chissà quando ci rivedremo e dove…
Ma la notte, anche se i radiohead hanno suonato per più di 2 ore (forse 2 e mezzo), è appena cominciata! Ci raduniamo nel parcheggio di quel piazzale governato dalla statua in bronzo che riproduce il celeberrimo david e decidiamo come andare dove dobbiamo andare. Optiamo per le scale che ci porteranno fino in centro. La strada pare essere lunga, ma la notte lo è molto di più. E’ appena passata la prima mezz’ora del nuovo giorno e siamo già a metà della strada che ci manca per raggiungere il posto dove passeremo la notte: il duomo. La compagnia è validissima. La squadra rimasta è differente dagli altri concerti… ma il nucleo, la costante siamo io, skalka e vieni.
Passo qualche ora ad importunare l’attenzione di un’amica di skalka… mi confessa alla fine di non essersi sentita affatto importunata (lei dice annoiata, ma non sa che il mio vocabolario è alquanto bislacco!). In quel magico posto collezioniamo diversi incontri che non sto qui a resocontarvi… gente virtuale nel mondo reale. Bella gente in fondo!
Ore 4.00 – Momento topico: KEBAB! Incredibile ma vero… non sapevo ci fosse una kebabberia aperta di notte finchè non ho visto paolo che tornava con un kebab in mano… l’aveva fatto vegetariano perchè non si fidava della carne! Ma si sa che il kebab è un piatto religioso… non nel senso che a che fare con qualche rito particolare (se sì, io lo ignoro) ma nel senso che per mangiarlo devi fare più di qualche atto di fede! Ma alle 4, dopo la giornata che avevo passato, il kebab ci stava come mosè in mezzo al mar rosso!
La gente virtuale ci abbandona.
(Per chi non l’ha capito e se lo sta ancora domandando, la gente virtuale è composta da 2 ragazze che conoscevamo solo via chat e che abbiamo incontrato volutamente a Firenze. Chiuso l’argomento)
I nostri eroi si incamminano verso la stazione (ripiena come il kebab che avevo mangiato un’oretta prima di gioventù spenta nei sacchi a pelo) e, puntuali come non mai, posano le loro stanche membra su di un vagone diretto prima ad empoli e poi a siena… La colazione ad empoli risulta vitale. Il sonno fino a siena è il preludio d’una Mattina che vestirà solo per noi i panni della Notte.

Ore 8 – Entro in mutande nella MIA camera da letto e trovo Livio nel MIO letto. Oops… faccio tre passi indietro e richiudo la porta. A quanto pare mi tocca il divano…


Parte della “squadra concerti”

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