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Un Borghese Piccolo Piccolo


Scheda


Titolo originale: Id.
Nazione: Italia
Anno: 1977
Regia: Mario Monicelli
Interpreti: Alberto Sordi, Vincenzo Crocitti, Romolo Valli, Shelley Winters
Soggetto: Vincenzo Cerami (Tratto dal suo omonimo romanzo datato 1966)
Sceneggiatura: Mario Monicelli e Sergio Amidei
Genere: Drammatico
Durata: 1h e 58’
Distribuzione: Cineriz

Un Borghese Piccolo Piccolo

Può un uomo comune: un impiegato ministeriale come tanti e padre di famiglia trasformarsi improvvisamente in uno spietato assassino ? Il film di Monicelli sembra ripondere affermativamente a questa domanda. Girato nel 1977 da una coppia: Monicelli – Sordi decisamente non avvezza a calarsi rispettivamente alla direzione di un dramma struggente e nel ruolo di protagonista di questo dramma, al contrario il duo riuscì nella non facile impresa di strappare applausi, qualche lacrima e parecchi dubbi sulle italiche abitudini.

Giovanni Vivaldi, interpretato da Alberto Sordi, è un impiegato ministeriale ormai prossimo alla pensione dopo aver passato tutta la sua carriera nei meandri degli uffici dediti al vaglio delle pratiche di pensionamento di tanti Giovanni Vivaldi come lui. Sposato da una trentina d’anni con Amalia, Interpretata da Shelley Winters, Giovanni e la moglie hanno una sola preoccupazione, riuscire a far si che il loro unico figlio Mario, interpretato da Vincenzo Crocitti, appena diplomato ragioniere, riesca ad entrare nel ministero ove Giovanni sta per concludere la sua carriera. Purtroppo nonostante un padre nel ministero la sorte di Mario non è così scontata come sembra. Il Dottor Spaziani, interpretato da Romolo Valli, superiore di Giovanni, oltre che suo amico nulla può per Mario nonostante le richieste del padre, a meno che……. a meno che quest’ultimo non sia disposto, lui fervido credente a cedere parte della sua fede per affiliarsi alla massoneria cui fa parte lo stesso Spaziani. Dopo aver studiato a lungo ed aver superato una farsesca prova di ammissione alla setta dedicata ad Arturo Toscanini, Giovanni viene a conoscenza delle domande del concorso statale e può così permettere a Mario di prepararsi con la certezza di ottenere il posto tanto agognato. Fin qui il film procede su un binario sarcastico molto idoneo al Sordi dei tempi d’oro e al Monicelli dei suoi film migliori, attraversiamo la vita del servile Giovanni Vivaldi con la leggerezza cui Sordi e Monicelli più di una volta ci hanno abituato. Vediamo Giovanni che tratta come un bambino il suo unico figlio, che come un qualunque padre ne esalta le doti comuni a tanti ragazzi, ……………….mio figlio il Ragioniere, ma che ai suoi occhi sembrano pregi, che vorrebbe per lui il posto sicuro, lo vediamo altresì litigioso nei confronti di chiunque gli si pari di fronte, il posteggio dell’automobile di fronte al ministero, pronto a chiedere un favore per il figlio all’amico Spaziani e altresì pronto a leggere la Gazzetta dello Sport non appena arriva ritardatario al lavoro. Ma qui comincia anche una nuova fase una nuova storia nella storia, la storia del mostro Giovanni Vivaldi. Il giorno dell’esame Giovanni e Mario si avviano innocuamente verso la metropolitana se non che una raffica di mitra sparata da un bandito che fugge dal vicino monte di pietà uccide l’unica ragione di vita di Giovanni e Amalia, Mario ucciso sul colpo si accascia a terra affianco al padre che incredulo ne abbraccia il cadavere non potendo accettare l’orrore che gli si sta parando davanti. Amalia nel frattempo appresa la notizia da un’edizione speciale del telegiornale perde conoscenza e si ritroverà relegata permanentemente su una sedia a rotelle priva definitivamennte della voce a causa della disperazione per la morte dell’unico figlio. Passano i mesi, la pensione di Giovanni arriva, la giustizia ordinaria per l’omicidio di Mario purtroppo no. Gli amici ed ex-colleghi si fanno da parte preoccupati di recuperare le spese per la corona di fiori pagata per il funerale del povero Mario. La gente si dimentica velocemente di Giovanni Vivaldi, compresi i presunti fratelli massoni che nemmeno riescono a trovare per Mario una sistemazione al campo santo, lui Giovanni non si riesce a rassegnare. Convocato per l’ennesimo confronto all’americana presso la Questura di Roma per riconoscere l’assassino del figlio, Giovanni, nonostante effettivamente riconosca l’assassino che quella mattina imbracciava il mitra lo osserva con occhio vitreo e spietato ma ne nega il riconoscimento. Qui comincia la storia del mostro che si cela nell’animo del Borghese piccolo piccolo del titolo, che vuole una punizione dura ed esemplare per l’assassino del figlio e la causa della paralisi della moglie. Giovanni segue l’assassino all’uscita della questura, si apposta sotto il condominio popolare dove questi abita, lo tramortisce con il crick dell’auto poi lo porta in una baracca di sua proprietà vicino Roma, lo sevizia ininterrottamente per parecchi giorni, lo mostra infine alla moglie che piange vendetta davanti a lui ma che ormai non può più parlare. Poi dopo torture inenarrabili lo uccide barbaramente e si libera del cadavere.

Un uomo quindi distrutto nell’animo e nella psiche, abbandonato dai presunti amici di sempre e dalla moglie che vegeta in casa e che di li a poco lo lascerà vedovo, che forse non avendo più nulla da perdere vuole almeno la vendetta giusta nei confronti dell’assassino della sua unica ragione di vita perchè qualche anno di galera è troppo poco e poi in italia si sa come vanno a finire le cose magari per buona condotta nemmeno sarebbe andato in galera: ” ‘sto gran fjo d’una mignotta!!!!! ” Ma non è ancora finita Giovanni una volta portata a termine la sua barbara vendetta e sepolta la moglie si ritrova per strada offeso da un giovane automobilista che gli da del vecchio che meriterebbe l’ospizio, anche stavolta, ma aggiungeremmo per molto meno, Giovanni guarda la sua vittima con occhio vitreo, lo segue sotto casa lo attenderà probabilmente con il crick dell’auto celato dietro il trench e poi …………….

Voto al Film un meritatissimo 10 e altrettanto all’incredibile Sordi che qui dimostra che un vero grande attore sa calarsi alla perfezione in qualsiasi ruolo.

Ciro Andreotti

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