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Interviste

Intervista a MARCO PARENTE

Mentre sul palco si esibiscono gli storici PGR, tra l’altro invisibili anche nel backstage, mi avvicino a Marco Parente per quella che sarà una chiacchierata più che un’intervista; infatti spesso dimenticavo anche di direzionare il microfono. Si dimostra subito gentilissimo e disponibile, riesce anche a farmi dimenticare la febbre che mi stava distruggendo dalla sera prima. Ho cominciato subito con le domande a quella che ritengo essere la miglior sorpresa che il Tora! Tora! Di Cursi mi abbia regalato.

Skalka: Quando ti ho ascoltato a Cursi la prima cosa che mi ha colpito è stata la grande capacità di improvvisazione tua e della tua band. Quanto è importante l’improvvisazione appunto per te?
Parente: Ma… ho capito… non so bene… probabilmente sono molto più improvvisativo e aperto di quanto non immagino perché io ho sempre la sensazione di eseguire delle canzoni più o meno nella propria struttura originale. è vero che ora in questo caso sono subentrati dei musicisti e una band che rende possibile un inter-play, tu la chiami improvvisazione, improvvisazione è una parola forte…

Skalka: Forse non è nemmeno improvvisazione, magari si sente che c’è grande intesa…
Parente: Si, c’è grande intesa, ci sono momenti che sono estemporanei, che non sono previsti anche se sono racchiusi in una struttura che noi conosciamo però alla fine anche il jazz spesso è così. Spesso ho la voglia o la curiosità invece di stigmatizzare, cioè di fermare in maniera sempre più precisa le canzoni, però capisco che forse la mia è una lotta controcorrente… controcorrente su me stesso perché faccio due volte la stessa cose mi annoio, e questo è ancora peggio.

Skalka: Quale senti che sia il tuo strumento? Ti abbiamo conosciuto come batterista, chitarrista e al piano…
Parente: è la musica lo strumento che è una. Non ci sono strumenti brutti; io ho sempre avuto un approccio istintivo e anche un po’ irriverente all’inizio. In questo momento in particolare mi piace il piano, sto scrivendo tutto al piano e c’è un feeling particolare…

Skalka: Partono da lì le tue cose ora?
Parente: Si si, ma anche il piano in sé, senza cantare: mi piace quello che sto scoprendo su questo strumento.

Skalka: Stai lavorando?
Parente: Si si, in questi ultimi due mesi molto, cose nuove…

Skalka: Cosa ci potremmo aspettare a proposito di cose nuove? Visto che con Trasparente ci sono stati cambiamenti importanti.
Parente: Beh, intanto l’anno di Trasparente si chiude con un disco dal vivo, a gennaio.

Skalka: Ah… questo è importante… (è il mio primo scoop?)
Parente: L’abbiamo già registrato quest’estate perché era la fotografia di un’idea, di un progetto che vedeva i miei brani reinterpretati da una big band. C’era questa band qui… c’era un po’ un ring perché da una parte c’era la mia band e dall’altra una big band in stile anni ’50 delle grandi orchestre.

Skalka: Dove l’avete registrato?
Parente: Tutto in zona in Toscana perché è una produzione che, sebbene fa uscire la Mescal, come live nasce a Firenze dal Music Concentus e Toscana Musiche. Prima nasce come live, c’erano questi tre eventi nel corso dell’estate e io ho proposto di provare a registrare e di farne un live. Ne è venuto fuori del bel materiale. è stata una bella lotta perché la mia idea era di provare a classicizzare il repertorio.

Skalka: Ci sono anche archi?
Parente: No, solo fiati…

Skalka: E come hai fatto visto che nel primo ad esempio album gli arrangiamenti erano tutti per archi?
Parente: Ma non è un problema, sono due voci, io avevo due viole, in casa ho due fiati che sono spaziali e li arrangi tutti. Le note sono quelle, più o meno i registri li arrangi; non avevo voglia di archi, vedevo che tutti usavano gli archi e anche un modo che trovavo inutile e invece mi interessava la parte fiatistica.

Skalka: Una curiosità: hai parlato di Firenze e leggendo un po’ in rete tue recensioni mi sono accorto che giornali ad esempio di Firenze ti coccolano come artista fiorentino, leggendo invece giornali magari di Napoli vieni definito napoletano. Tu di dove ti senti?
Parente: Io abito a Firenze da più di dieci anni e in Toscana da più di venti. Sono nato a Napoli ma sono andato via a sette anni. Ho tanti ricordi però insomma sono i primi sette anni.

Skalka: Hai scritto anche qualcosa in napoletano se non sbaglio..
Parente: Ma poco, infatti alla domanda sulla tradizione… io ho mia madre svedese quindi in realtà la propensione o l’indole che sento di più è più nordica sia nel senso del dramma della cripticità delle cose non è solare o alla giornata. Anche se ho grande fascino per tutta la musica brasiliana e il Sud in generale. Però sono stato molto più a Firenze. A Napoli ci sono comunque tornato dopo tanti anni con quello che faccio ora e ho trovato una città meravigliosa.

Skalka: E lì che pubblico hai?
Parente: Un buon pubblico. Ho sentito anche stasera qualcuno nel pubblico dire “Napoli c’è”.
Skalka: Si era una ragazza proprio vicino a noi… (ridiamo) Parliamo un po’ del progetto “Open Music” che hai lanciato dalle pagine del tuo sito. A proposito il sito l’ho trovato di un po’ difficile consultazione…
Parente: Ah si? Beh il sito informativo non è quello ma è quello non ufficiale (www.marcoparente.cjb.net ndr.) e lì c’è tutto, anche quello che mangio la mattina. Questo qui che ho curato io voleva comunque essere un sito molto più aperto a progetti paralleli, a un’artisticità dell’uso del sito…

Skalka: Ci credi in questo progetto?
Parente: Secondo me è stata una buona cosa, l’ho fatta col massimo della leggerezza…

Skalka: Tra l’altro è una cosa nuova, nessuno penso avesse mai pubblicato le singole tracce.
Parente: Ma… non è vero. C’è chi lo ha fatto e ho sentito il bisogno di farlo anch’io. Anche perché era legato all’estremizzazione del lavoro della parte più elettronica quindi più contemporanea e sperimentale e allora se vuoi entrare in quel concetto lì devi essere disposto davvero a rendere tutto per tutti. Io il disco me lo sono fatto e non vedevo il problema di mettere in circolo dei materiali a questo punto singoli perché è più interessante. Sono arrivati dei remix anche belli però sono cose che fanno fatica ad essere apprezzate. Anche perché poi è nato dal progetto remix, nasce tutto da lì.
Comunque l’idea è bella e sono pronto a difenderla; mi fa molto ridere tutto un certo tipo di ben pensare della musica elettronica che a che fare con il remix commerciale e in Italia poi è diventata aberrante come cosa. Per cui tu, artista underground, fai dei pezzi e in radio te li passano solo se arriva il dj che te li mixa, quindi ti deve rendere semplicemente radiofonica una tua canzone che magari ha un altro tipo di suono e non è adatta alle stesse radio. Questo non va bene ed è una cosa che io combatto. Se la critica è prettamente musicale ne parliamo, però penso che ci siano poche persone che conoscono bene il mondo più estremo della musica elettronica e quindi le critiche sono sempre interessanti però non leggo le critiche che farei io a “Pillole Buone”.

Skalka: C’è molta gente che parla di musica elettronica però effettivamente chi la usa bene è poca…
Parente: Esatto.

Skalka: Come ti sei trovato nel Tora! Tora!, con Manuel alla produzione anche…
Parente: Benissimo…

Skalka: Con Manuel si trovano tutti bene…
Parente: (Ridiamo) In realtà tutti mi dicevano che era una persona piuttosto autoritaria, molto esigente, forse anche perché il progetto si è sviluppato secondo una sua curiosità e voglia di produrre questo disco però trovarsi dall’altra parte comunque delle idee abbastanza chiare e un disco non prodotto ma comunque già con tutto quello che serviva dal punto di vista della produzione del suono. Manuel è stato determinante per questo disco perché ha preso le decisioni lì dove io non ero in grado di prenderle e dove non c’era la lucidità. Erano momenti risolutivi però. E poi ha messo a fuoco cosa doveva venir fuori a questo punto di un terzo disco di Marco Parente. Quindi ha scremato, ha tirato fuori la scrittura un po’ all’essenza, anche perché alla fine è un missaggio abbastanza crudo e non commerciale, non concede tanto. Però a me è piaciuto tanto, lui ha lavorato tanto alla voce, all’interpretazione e una volta che era quello il fulcro della canzone l’arrangiamento diventava un di più, comunque si andava un po’ con parsimonia.

Skalka: Magari ti aiutava a prendere decisioni importanti…
Parente: Ti ripeto, determinanti.

Skalka: Ascoltando il tuo disco l’ho trovato molto maturo, sia come produzione, come suono, come testi. Una domanda che abbiamo fatto anche alla Donà: com’è che non si riesce ad uscire?
Parente: Intanto Cristina sta uscendo… (ride)

Skalka: Si ce lo ha raccontato…
Parente: …per cui probabilmente anche io credo che mi sentirei più naturale e non un marziano all’estero. Cioè sono convinto che la mia musica all’estero, aldilà dello scoglio dell’italiano, considerando il suono e il mondo musicale nel quale ti muovi, non avrebbe problemi. Però lì entrano in gioco le strutture per cui tu diventi una cosa piccola e non hai grande voce in capitolo. Una grossa possibilità, e il Tora! Tora! lo dimostra, è se le iniziative e gli incontri avvengono in prima persona, cioè tra i musicisti, allora nessuno li può fermare capito? Non c’è manager che tenga e non c’è casa discografica. Se io decido di lavorare con Manuel o Manuel decide di lavorare con me, si lavora. Se decidiamo di suonare insieme si suona, lì nascono delle cose vere e abbastanza imprevedibili nei risultati.

Skalka: Ho letto in un’intervista che è stata dura cambiare casa discografica…
Parente: E’ stata dura, è stata dura… infatti Manuel ha avuto anche questa grande capacità manageriale, per cui mi ha tirato fuori e mi ha portato in Mescal.
Ho passato momenti brutti, non ho mai smesso l’attività, non ho mai smesso di fare cose però non avevano visibilità e comunque avevo tanti dubbi

Skalka: Infatti Trasparente è uscito relativamente tardi…
Parente: E’ uscito alla fine dopo tre anni, per me è impensabile, per me un disco all’anno già è poco.

Skalka: Un’ultima curiosità. So che ti piacciono i Radiohead, li hai visti a Firenze?
Parente: Tutte e due le sere… (ridiamo)

Skalka: Dove? Tra il pubblico? Dietro il backstage?
Parente: Tra il pubblico, dietro c’era un servizio di sicurezza incredibile, addirittura gli organizzatori di Firenze avevano difficile accesso all’area artistica.

Skalka: Quindi non hai avuto la possibilità di conoscerli?
Parente: No, sai come si faceva una volta, mi sono armato del mio saccottino ho messo tutti i dischi perché li volevo dare a Greenwood, ma non c’è stato verso. Però ho visto due concerti fantastici.

Skalka: Noi abbiamo visto il primo, li abbiamo visti anche tre anni fa a Santa Croce.
Parente: Anche quello, ma una volta sola.

Skalka: Peccato tu non li abbia potuti conoscere. Mi è piaciuta una tua risposta, riguardo le possibili influenze, dove dicevi appunto che quando tu lavoravi a determinate cose ancora non era uscito nemmeno Kid A.
Parente: Ah no no, questo lo confermo. Confermo la grande passione per i Radiohead per questo. Poi loro sono famosi e io… chi cazzo se ne frega… la musica è nell’aria e si coglie. Però il vedere che ci sono delle affinità, a me in realtà, invece di essere geloso o rosicare, mi esalta. Poi mi esalta che ci sia un gruppo come quello nel mondo.

Skalka: Grazie
Parente: A voi.

Collegamenti:
Sito Ufficiale Di Marco Parente
Sito Non Ufficiale Ma Molto Completo
MESCAL

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