Interviste

Intervista agli ESTRA

Non è passato molto tempo da quando Giulio Casale e i suoi Estra (Abe Salvadori, Eddy Bassan e Nicola Ghedin) sono scesi dal palco, sudati, provati, sicuramente soddisfatti. Saranno passate un paio d’ore e ora Estremo si gode il fresco del dietro le quinte, biondissimo, elegante. Sembra il cugino ricco inglese di quel Giulio Casale che poco prima a torso nudo aveva dato tutto se stesso in un poetico latrare versi del Nordest. O forse addirittura un lontano parente di quel vichingo prestante che durante “L’uomo coi tagli” si è gettato nel pubblico, lasciandosi cadere dalle transenne della prima fila in un volo beato.
“E sempre, e ogni volta, e ancora, prima di tuffarmi ho dovuto attraversare quell’attimo vuoto che precede il contatto, quell’attimo intriso di incertezza e timore, che anche gli amanti conoscono prima di fare l’amore” scrive Giulio poeta nel suo poemetto in versi Sullo Zero: chissà se un centinaio di minuti fa ha provato le stesse sensazioni. A vederlo ora, in realtà, sembra che ha appena concluso la sua partita a golf…

vieni_127: Iniziamo col parlare della Mescal, dunque del Tora Tora: questa è l’ultima data, a Milano. Le sensazioni.
Estremo: Beh, le sensazioni sono buone, sento di essere abbastanza a casa, finalmente, dopo tanti anni di poca messa a fuoco su quello che eravamo perché con il fatto che ci davamo per una multi-nazionale sembrava che appartenessimo ad un altro ambito. Per qualcuno, non certo per noi, voglio dire… magari qualcuno poteva fraintendere. Noi oggi ci sentiamo a casa, fiduciosi, e la risposta che abbiamo avuto oggi ci conferma quanto di buono abbiamo seminato e comunque quanto forte è il rapporto che abbiamo col pubblico. Da questo punto di vista la Mescal ci può solo aiutare, spero.

vieni_127: “Nato in mezzo al niente” tu canti. Quanto e in che modo hanno influito “i bar, i campi e le nebbie” del Nordest nella musica degli Estra?
Estremo: Beh, hanno influito molto e inevitabilmente come chiunque cresce e ha intorno un certo contesto geografico ma anche ovviamente sociale, politico, economico. Noi siamo cresciuti a Treviso, uno dei posti in cui il passaggio da una civiltà arcaica e contadina alla società post-industriale super arricchita del benessere totale apparentemente è stato evidentissimo. Quindi tutti questi scompensi che si sono creati con questa accelerazione fortissima li abbiamo vissuti proprio sulla nostra pelle, perché noi eravamo proprio quella generazione lì che è nata quando ancora si era poveri ed è cresciuta mentre questa cosa cambiava giorno dopo giorno. Per cui il nostro rock evidentemente si è cibato di questi scompensi e contraddizioni perché poi c’è la gente che sta male, i ragazzi che non sanno più che cazzo credere, cosa ascoltare, non fanno più fatica, non c’è nessuna cosa da conquistare: hanno già tutto. Ecco, la nostra musica si è cibata di questo però non è solo al Nordest che ci riferiamo. Nordest Cowboys voleva essere un disco che partendo dal Nordest Italia arrivava forse a criticare o a indicare che c’era un pericolo in tutta la direzione del mondo occidentale.

vieni_127: A proposito della canzone Nordest Cowboys, com’è nata la collaborazione con Vinicio Capossela?
Estremo: Io e Vinicio abbiamo molti interessi comuni: dalla letteratura, al buon vino, alle belle donne. Per cui siamo amici e anche se facciamo musica apparentemente molto lontana come genere, a livello di sensibilità ci sentiamo molto vicini. Quella volta abbiamo deciso addirittura di fare una canzone e poi lui ci ha raggiunto sul palco al Rolling Stone quando uscì Signor Jones EP. Quindi insomma è un’amicizia che continua e penso che quando c’è una sensibilità vicina possano nascere cose belle.

vieni_127: Voi siete Veneti, avete molti fans del Nord. Essendo io stesso meridionale mi piacerebbe sapere com’è il vostro rapporto col pubblico del Sud.
Estremo: In realtà le prime tre tournee abbiamo suonato molto sia in Sicilia, che in Puglia che a Napoli. Il problema è adesso: gli ultimi due o tre anni non siamo riusciti più a portare il nostro tour lì per ragioni tecniche, economiche, per un sacco di menate. Noi ormai abbiamo una produzione abbastanza grossa, siamo dodici persone che girano, c’è una difficoltà anche tecnica. Il rapporto comunque è sempre stato molto bello e caldo, ricordo di concerti sia a Napoli che in Sicilia, anche in Puglia, in cui ci è stata una risposta fortissima. Spero che questo contatto si possa riattivare al più presto, a me manca molto, perché io non sono affatto legato esclusivamente al Nord Italia, tutt’altro. Non ho radici vere, non mi sento di appartenere a qualcosa, per cui non chiedo altro di portare la musica degli Estra dappertutto, il più lontano possibile, se è possibile.

vieni_127: Giulio Casale scrittore. Da dove nasce questa esigenza di fare concerti – reading, di scrivere Sullo Zero?
Estremo: è nata proprio così, come un’urgenza vera. Cioè ho sentito che avevo questa storia da raccontare e l’ho fatto. Poi da cosa nasce cosa, è diventato addirittura uno spettacolo, poi è nato addirittura un disco dallo spettacolo e adesso ad ottobre farò una decine di repliche, purtroppo tutte al Nord, ma comunque da Torino a Trieste per cui ci sarà molta occasione per chi ha voglia di venire a vedere questo piccolo spettacolo intimista, di emozionarsi con me. Io mi emoziono moltissimo, lo scrivere è sempre stata una mia urgenza, una mia malattia, altrimenti non scriverei nemmeno i testi per gli Estra e magari fra un po’ avrò un’altra storia da raccontare…

vieni_127: è vero che giocavi con la Benetton Treviso? Perché hai abbandonato per la musica?
Estremo: Perché la musica mi dava un infinito, la pallacanestro per quanto bene e ad alto livello l’abbia giocata dopo quindici anni era un po’ ripetitiva e nonostante la prospettiva certa di vivere di quello per almeno dieci anni mi è sembrato doveroso seguire gli ideali e non il denaro facile. L’ideale era la musica che è arrivata e mi ha portato via.

vieni_127: L’ultima domanda è una mia curiosità. Spesso i tuoi testi sono criptici ma uno in particolare, Giulia, faccio fatica a capire. Non voglio che tu ora me lo spieghi, ma a grandi linee, chi è Giulia?
Estremo: è il ritratto di una ragazza inquieta che prova ad andarsene da una realtà che la soffoca. Non si capisce se muore, si suicida oppure ce la fa: questo non lo so neanche io. So però che ci prova con tutte le sue forze ad uscire da una situazione brutta, lei faceva la donna delle pulizie per questo signor Loschi. è una storia dolorosa, sicuramente, però con la voglia di superare questi muri che ci hanno costruito intorno. è una canzone in cui mi riconosco molto ancora oggi.

Gli ESTRA sono:
Giulio “Estremo” Casale: Voce,chitarra
Abe Salvatore:Chitarra
Eddy Bassan:Basso
Nicola Ghedin:Batteria

COLLEGAMENTI:
Sito Ufficiale Degli ESTRA
MESCAL

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