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Interviste

Intervista agli ZU

Intervista con gli Zu, che con il loro jazz-core strumentale ha stupito il mondo intero.
Il trio (la band è composta da basso batteria e sax) registrera’ in Settembre a Chicago con Bob Weston in quartetto con Ken Vandermark.
Intervista di Vu e Zappo

Clicca qui per leggere la recensione di “Igneo”, ultimo lavoro della band

M.I.:Domanda d’obbligo: da dove nasce il nome Zu?
Zu:All inizio di tutto ci siamo chiusi 2 anni nella nostra vecchia sala, a suonare tutti i giorni , e a dimenticare una vita sociale. Zu allora voleva dire chiuso , come scritto nelle toilette dei cessi dei treni, e noi siamo stati 2 anni chiusi in un cesso solo poco piu grande. Il bello e’ che invece quando abbiamo iniziato a girare incontravamo persone che ci dicevano che vuol dire tante altre cose in molte lingue…e’ diventato un nome multiplo, vicino a come sentiamo ora l’identita’ di Zu.

M.I.:Parliamo delle collaborazioni con Nels Cline e con i Dalek: solo le ultime di una lunga serie di collaborazioni; pensiamo a Kev Vandermark, Roy Paci, Amy Denio… Un’ apertura riscontrabile anche e soprattutto in Igneo: post punk, funk, free jazz… un miscuglio stilistico il cui unico punto fermo sembra essere la continua ricerca di nuove forme espressive.
Da cosa deriva quest’ approccio estremamente “free” sia in ambito musicale che in ambito collaborativo?

Zu:Cerchiamo di coltivare la curiosita’ e di non pensarci in “carriera” (che e’ una parola militare oltretutto)… quindi andiamo dove ci pare e collaboriamo con chi vogliamo noi, non abbiamo una casa discografica o un produttore che ci forzano a fare nulla, Zu e’ una repubblica di 3 persone. Per quanto riguarda il miscuglio stilistico, crediamo che rifletta la quantita’ di musica che abbiamo ascoltato ed assorbito, che e’ davvero di tutti i tipi…e poi, cosi’ come provi tanti diversi stati d animo in un giorno- o in un ora- cosi’ la musica puo’ riflettere una quantita’ di cose che non stanno tutte in un solo genere, e anche se inquadrarsi in un genere aiuterebbe a VENDERE , preferiamo fare musica che ci entusiasmi , rifletta la vita, sia omeopatica e ci faccia svegliare felici la mattina.

M.I.:Sempre,a proposito di collaborazioni,come sono nate quelle con Ken Vandermark,Jeb Bishop e Fred Lomberg-Holm al violoncello, ospiti eccezionali degli Zu nell’ultimo album “Igneo”?
Zu:Da incontri fatti in tour , simpatie umane e musicali che sono diventate voglia di fare qualcosa insieme. E’sempre andata cosi’ finora, e per caso , alla fine Chicago e’ diventata la nostra seconda citta’..ora andiamo a registrare di nuovo li’ e a fare un bel po di concerti…e Ken Vandermark fara’ parte di Zu nel nuovo cd.

M.I.:All’epoca di “Bromio” eravate un quartetto, con Roy Paci, come mai poi la collaborazione col trombettista non è continuata?
Zu:Beh, se vedi la differenza fra quello che facciamo noi e lui oggi, e’ abbastanza chiaro il perche’…

M.I.:La registrazione del disco: un produttore di primo piano come Albini, un luogo musicalmente centrale come Chicago; com’ è stata l’ esperienza con Steve?
Zu:Ottima, e’ un gran lavoratore, grande ascoltatore e persona tranquilla e “easy”. Non senti mai di stare con qualcuno di cosi’ conosciuto, e te ne scordi dopo 10 minuti. A volte abbiamo anche fatto di testa nostra invece di sentire i suoi consigli, perche’ si pone come un altro membro della band, e non come produttore

M.I.:La vostra è una musica non di facile ascolto. Avete incontrato difficoltà ad inserirvi nel panorama musicale italiano e mondiale?
Zu:No. All estero il fatto di fare una musica personale ci aiuta, e’ pur sempre un mondo anglofilo, quindi se facessimo una musica di derivazione prenderebbero gli originali e non la copia italiana. Invece se vogliono sentire qualcosa del genere Zu, devono chiamareper forza noi. Questo fatto ci fa fare circa 150 concerti all anno.
E’ come tante cose, anche per la cucina ad esempio, il fatto che una cosa sia facile non vuol dire che sia la piu’ buona no? A volte dietro un po di difficolta’ ci sono grandi ricompense per chi vuole. Siamo tutti abituati ad essere passivi e quello che arriva allora deve essere fast-food, facile e scontato . Invece noi chiediamo all ascoltatore di essere attivo, altrimenti si perderebbe nelle informazioni che gli diamo ad ogni secondo. E poi, a volte ci sono i bambini ai nostri concerti, e ballano sempre tutti. Questo mi fa pensare che la musica e’ diretta, arriva, e’ solo una categorizzazione dire che se non usi il solito quattro quarti allora non e’ facile…

M.I.:Il passaggio da Bromio a Igneo mostra segni di ulteriore apertura stilistica, con l’ aggiunta di strumenti che nel primo disco non erano presenti, e probabilmente una maggiore complessità negli arrangiamenti. E se nel prossimo disco trovassimo delle contaminazioni elettroniche?
Zu:Nel prossimo no. Forse piu avanti. Ma il fatto di “contaminare” con l elettronica secondo noi va fatto se c’e ‘ un senso forte e non se fai il solito pezzo e gli dai una spruzzata di pseudo-modernita’ con l elettronica. Finora abbiamo preferito collaborare con strumenti acustici, anche per un fatto di anima, e’ difficile trovare qualcuno che lavori con l elettronica in modo analogo a quello che abbiamo coltivato noi con gli strumenti, ma forse …

M.I.:Come mai la continua ostilità a ricercare melodie facilmente accostabili al cantato?
Zu:Dipende da che idea hai di cantato, molti nostri pezzi sono di una melodia e di una “italianita’ ” assoluta.
Non si scappa dalle radici. E la voce umana ci piace molto, per questo motivo non ne usiamo una , cosi’ , solo per farlo. E comunque cerchiamo di tenere sullo stesso piano i 3 componenti della musica, melodia, armonia e ritmo, anche se la ricerca ritmica e’ per noi essenziale. Ascoltiamo molta musica tradizionale, ritmica e tratta da ricerca sul campo , e il quattro quarti in cui si e’ andata ad infilare tutta la musica occidentale (tranne qualche valzer e qualche 5/4 del jazz), e’ davvero preoccupante. Sembra riflettere un idea di tempo tutto uguale, un tempo da fabbrica, e’ musica che sencondo noi riflette l’imperialismo. Captain Beefheart diceva che il boom boom del rock e’ quello del feto che sente il cuore della madre, e lui cercava di svegliare l’ascoltatore cambiando sempre e suonando in dispari. Anche l’idea che abbiamo di trance in occidente e’ viziata, il beat dei tamburi degli sciamani cambiano sempre, sia di beat che di velocita’ devono estraniare l’ ascoltatore dalla normalita’. E anche per l’ armonia, non ne possiamo piu dei 2 accordi del rock e del mono accordo maggiore del post rock, per questo abbiamo fatto care le teorie armolodiche di Ornette Coleman e siamo immersi in un flusso di cambio continuo, in modo che non puoi poggiare la testolina pigra da nessuna parte. In questo modo e’ normale che le melodie ti sembrino stranite, ma se gratti, le troverai li’ dove devono essere, e magari puoi fischiettarle…

M.I.: vostri pezzi rompono gli schemi classici della composizione musicale. Ma come nasce un brano degli Zu?
Zu:Da solo, arriva lui in sala, noi cerchiamo solo di farlo passare il piu possibile liberamente….nessuno compone.

M.I.:Cos’è stata per voi la collaborazione con Eugene Chadbourne? Sappiamo che da quella collaborazione sono nati due dischi, “The Zu Side Of The Chadbourne” e “Motorhellington”..
Zu:Eugene e’ il nostro zio, un mentore, un esempio di longevita’ musicale libero e che osa di tutto, dai pezzi di Satie sul banjo al solo per rastrello elettrico. Ha pubblicato e prodotto lui i primi lavori di John Zorn . Un esempio di musicista totale che dal vivo poteva attaccare pezzi che non conoscevamo sfidandoci a seguirlo, che fa noise puro quando suona al festival country di Nashville e che apre da solo i tour dei violent femmes negli stadi …

M.I.:Siete sicuramente tra le band italiane più attive all’estero, soprattutto per quanto riguarda i concerti? Trovate differenze nel suonare in Italia o fuori dai confini?
Zu:Si , siamo molto molto attivi all estero, europa, usa, anche in russia. E’ diverso ovunque, anche in europa cambia tutto di posto in posto. Una differenza fondamentale e’ che in europa molti posti, teatri, locali, hanno dei finanziamenti dallo stato o dalla citta’, e cosi’ anche per i musicisti, e questo si traduce in una situazione piu’ libera di sperimentare, di portare musica che vale qualcosa o almeno ci prova, e non per forza il gruppo col video in rotazione o la tremillesima band di ska-punk. naturale che il governo che c”e’ ora in italia invece abbia addirittura tagliato il poco che c’era e cosi’ sono scomparsi molti piccoli festival che rappresentavano un punto di riferimento per chi ancora non si e’ abituato all idea dei le vibrazioni…. per quanto riguarda l’ ascoltatore, all est e in russia sono apertissimi ed entusiasti, mentre nei posti dove c’e’ piu ‘ ricchezza, tipo la scandinavia o la svizzera, sembrano tutti usciti da un video, sono tutti perfetti ma molto piu’ freddi e meno aperti…in usa andiamo bene, ci chiedono sempre se e’ vero che siamo italiani e che altri gruppi ci sono qui da noi…

M.I.:Quali sono gli artisti che più vi hanno influenzato nella vostra carriera musicale?
Zu:tantissimi, troppi anche per un elenco sommario, comunque dai crass a ornette coleman passando per il gamelan balinese e gli ac-dc!

Sito Ufficiale Degli Zu

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