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Interviste

Intervista ai BAUSTELLE

Sono una realtà affermata nel panorama musicale italiano e colpiscono per il loro pop fresco,semplice ma allo stesso tempo elegante e mai banale. Stiamo parlando dei Baustelle che tornano dopo qualche anno con il nuovo disco “La Moda del Lento”. Di questo nuovo album e di altro ancora ci parlano i Baustelle in quest’intervista a cura di Zappo.

Clicca qui per leggere la recensione di “La moda del lento”

M.I.:Sono passati 3 anni dall’uscita del vostro primo album “Sussidiario illustrato della giovinezza”.
Ora è uscito il vostro nuovo lavoro “La Moda Del Lento”. Potete parlarcene
un po’?

Fabrizio:Un disco dalla gestazione quasi infinita, e quindi e’ finalmente una grande soddisfazione vederlo nel suo candido digipack pronto per l’ascolto.
Un disco nel quale sono naturalmente confluite le nostre esperienze di questi ultimi anni, sia dal punto di vista esistenziale che musicale. Non a
caso c’è una grande varietà di toni e colori all’interno dell’album. A differenza del primo album credo si presti maggiormente ad una scoperta progressiva, ascolto dopo ascolto. In fondo anche tutti i miei dischi
preferiti sono così, non si lasciano spogliare subito.

M.I.:Il vostro ultimo album è diverso dal vostro primo lavoro. Soprattutto per
quanto riguarda il maggiore uso dell’elettronica che interagisce comunque
benissimo con il vostro inconfondibile modo di suonare..

Fabrizio:è vero, c’è un maggior uso di elettronica ed in generale l’album è più
“prodotto” rispetto al Sussidiario; questo grazie ai nostri progressi interni, all’uso di computer e aggeggi affini, ed alla possibilità di lavorare in studi ben attrezzati dal punto di vista digitale. Non c’era volontà di stravolgere il suono, ma di provare a dare forme differenti alle canzoni che nascevano via via.

M.I.:So che in quest’ultimo periodo avete avuto un cambio di formazione…cos’è successo e cos’è cambiato?
Fabrizio:Sono stati sostituiti batterista e bassista, amici da anni e per questo
il tutto è stato ancor più difficile e doloroso. Il passo però si è reso necessario per continuare con la stessa intensità e gioia l’avventura che ci aspettava. Dal vivo in questo momento ci sta accompagnando però un altro batterista (Samuele) rispetto a quello che ha suonato nel disco (Roberto), mentre il bassista è sempre Stefano con il suo fido Rickenbacker.

M.I.:In quanto tempo è avvenuta la stesura dei testi e l’arrangiamento dei
pezzi?

Fabrizio:Paradossalmente breve il periodo di scrittura, nel senso che già alcuni mesi dopo il sussidiario diversi pezzi erano già pronti nelle loro linee base; l’arrangiamento ha richiesto invece molto tempo e alcune cose sono state finite proprio nei giorni di registrazione del disco.

M.I.:Da dove prendono spunto i Baustelle per la scrittura dei testi delle loro
canzoni?

Francesco:Dalla vita, sicuramente. Le parole di una canzone sono il mio modo di
riprodurre le reazioni agli stimoli e agli accadimenti del mondo. Questo modo di espressione, che è letterario, deve scendere a patti con il meraviglioso vincolo costituito dalla musica, dalla melodia. Le parole, in una canzone, nascono per mano dell’autore ma anche da ciò che le note
impongono. L’ispirazione viene quindi dalla vita e da ciò che quella determinata sequenza di note su cui devo appiccicare dei versi mi “costringe” a fare. Per questo le canzonette appartengono più al regno della forma, della metrica, della rima, ecc., che a quello dei versi sciolti. Le canzonette sono più Dante che Allen Ginsberg. E la cosa sublime è che si può essere rivoluzionari anche lavorando dentro a dei vincoli formali. L’esempio di Dante, che ha descritto Dio in terzine, è quanto di più calzante.

M.I.:Prosegue il vostro progetto di modernizzazione delle canzoni anni 60-70
italiane. Ma com’è nata l’idea di intraprendere questo tipo di progetto?

Francesco:Non so se si tratta di un vero e proprio progetto. Tutti noi ascoltiamo tanta musica, italiana e non, degli anni sessanta e settanta. Quando scriviamo e arrangiamo ci viene quindi naturale ispirarci a certe strutture e a certi suoni di quell’epoca. Le vette di creatività raggiunte dalla musica pop negli anni sessanta e settanta sono state altissime.

M.I.:Per questo ultimo disco avete avuto la preziosa collaborazione di Amerigo
Verardi. Com’è stato lavorare con lui e com’è nata la collaborazione?

Fabrizio:si innamorò di una nostra cassetta pre-Sussidiario, e su invito di Bedini decise di collaborare con noi. Il buon rapporto, umano prima ancora che professionale, è proseguito nel tempo ed è stato naturale per noi invitarlo nuovamente in sala comandi del nuovo disco. In questo secondo album c’è stata anzi una maggiore integrazione fra il nostro approccio ed il suo, una sorta di co-produzione; nel primo album invece ci ha presi un po’ di più per mano, correggendo e limando alcune nostre “asprezze” giovanili.

M.I.:Avete avuto altre collaborazioni per questo disco?
Fabrizio:ancora i fiati come nel primo disco, grazie al nostro fido maestro Luciano Brigidi. Poi alcune amiche straniere che hanno collaborato ai coretti, per un tocco “esotico”!

M.I.:“Baustelle si rende disponibile per colonne sonore su commissione”. Questa frase è scritta nel booklet del vostro album.Con quali registi avete già
lavorato o con quali registi vorreste lavorare in futuro?

Fabrizio:purtroppo l’appello è rimasto ancora inascoltato, speriamo qualcuno lo
raccolga presto. Noi abbiamo i nostri sogni proibiti, tipo Dario Argento; a livello personale mi incuriosirebbe molto Atom Egoyan.

M.I.:Ascoltando la vostra musica si notano varie influenze musicale. Che artisti
vi hanno influenzato maggiormente?

Fabrizio:gli ascolti dei baustelle sono davvero vari e ovviamente cambiano nel
corso degli anni, anche se alcuni classici rimangono sempre presenti nelnostro cuore; in realtà non credo che le influenze siano poi cosi evidenti nel nostro sound, e soprattutto non sono cosi unidimensionali come sembra ad alcuni critichetti che giocano al risparmio. C’è un certo cantautorato, c’è il divertimento del rock dai beatles alla new wave, gli sfizi elettronici, la sensualità del brasile, il miele e l’agrodolce di morricone. Poi magari un giorno pubblichiamo la lista completa dei nostri dischi, cosi ogni truccosarà svelato ;-)

M.I.:Il vostro Sound non è certo “ostico”; purtroppo però per radio e tv non vi si vede mai, se non nei circuiti alternativi. Perchè?
Fabrizio:forse non siamo le persone più adatte per rispondere, ma da quello che
ci risulta pare che i baustelle siano troppo “complessi” e dicano “troppe
parole” nelle loro canzoni. Bah.Il successo affascina, ma se l’obiettivo deve essere quello di diventare una
“one hit band” dico: no grazie. Mi piacerebbe che le nostri canzoni e i nostri album attraversassero gli anni e più generazioni. Quello sarebbe davvero un successo, e non esistere per una sola misera stagione per un pubblico di “lobotomizzati” qual è in gran parte quello dei grandi network televisivi e radiofonici.
Per fortuna ci sono delle eccezioni in tutto questo discorso, come nel caso della trasmissione di Radio Due Rai “Dispenser”, un esempio da seguire!

M.I.:Dopo aver pubblicato 2 album, riuscite ancora a gestire tutte le vostre
attività a Montepulciano, oppure sentite la necessità di spostarvi in una città più grande?

Francesco:Io vivo a Milano da due anni, ma mi sposto regolarmente a Montepulciano per suonare coi Baustelle. Mi piace pensare ai Baustelle come un gruppo di ragazzi di provincia che fanno una cosa libera e artistica. New York devi
costruirtela in testa.

M.I.:Cosa pensate della scena musicale italiana?
Francesco:Ci sono cose che mi piacciono molto e altre per niente. Ti dico solo i
nomi della prima categoria, non in ordine di importanza: Lotus, Diaframma, Afterhours, Goodmorningboy, Bugo, Perturbazione, Virginiana Miller, Morgan,
Lova, Volwo, Tiromancino, Breakfast. Non ho ancora ascoltato Yuppie Flu e
Giardini di Mirò, me ne parlano molto bene. I Julie’s Haircut sono un buon gruppo. Gli Uzeda erano un grandissimo gruppo, non so se esistano ancora. Mi
piace chi fa musica con l’anima. Sono un grande fan di Paolo Conte.

M.I.:Qual’è l’ultimo disco che avete comprato?
Francesco:Kings of Leon: Youth and Young Manhood.
Fabrizio:Milton Nascimento/Lo Borges: Clube da esquin

I Baustelle sono:
Francesco Bianconi: voce, chitarra, sintetizzatori
Rachele Bastreghi: voce, chitarra, sintetizzatori
Claudio Brasini:chitarre elettriche, effetti
Fabrizio Massara:sintetizzatori, laptop e programmazioni, plastic orchestra

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