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13/06/03 – Imola – Metallica In Concerto – Reportage By FranCeschiello

“Solo dopo, a fine concerto, quando ti sei allontanato dall’autodromo e la stanchezza di 22 ore in piedi comincia a prendere il sopravvento cominci a renderti conto di dove sei stato.
Allora lì inizi a capire che hai vissuto un evento, è lì che pensi : cazzo! Sono stato ad un concerto dei Metallica!”
by FranCeschiello

PRIMA PARTEDriiiiiiiiin, sveglia alle 5 del 13 Giugno 2003, si parte per l’HEINEKEN JAMMIN’ FESTIVAL.
Ultimo controllo allo zainetto preparato per qualsiasi evenienza e variazione climatica che ti vedi arrivare Franceschielle ( perché FranCeschiell= sono io) ed il Migli con l’alfa di color “metal” con tanto di telecamera per filmare il “making of” del viaggio. Prima fermata casa del Giakko dove previo check up per controllo viveri e dopo cambio di vettura si parte definitivamente.
Il viaggio scorre tranquillo fra chiacchierate a base di cazzate e prese per il culo ai conducenti degli altri mezzi.
Piccola sosta all’autogrill dove si cominciano a vedere i primi segni dell’armata metal in movimento: decine di magliette dei metallica che bevevano cappuccino.
Arrivo ad Imola alle ore 9 circa, cerchiamo parcheggio alternativo a quelli a pagamento e ci mettiamo in cammino verso l’autodromo Dino & Enzo Ferrari ( quale posto migliore).
Stupiti ci guardiamo negli occhi e ci accorgiamo che i cancelli sono già aperti ( l’apertura era prevista per le 11, organizzazione di merda!!!) corriamo a fare la fila, strappo biglietto, controllo dei Carabinieri che vietano l’entrata non delle bottiglie, ma dei tappi. A questo punto del reportage scatta il domandone filosofico: ma organizzazione e Carabinieri pensano che chi ascolti hard rock siano dei cammelli che hanno scorte d’acqua dentro le gobbe??? Ai posteri l’ardua sentenza.
Dopo un pezzo di rettilineo ed una “S” intravediamo il palco, una piramide d’acciaio di proporzioni titaniche, ed accenniamo un piccolo scattino e per un pelo riusciamo ad entrare nel secondo settore ad una quarantina di metri dal palco. Non riuscire ad entrare lì sarebbe equivalso a rimanere in quello che io ho definito l’ “inferno” in cui le persone erano praticamente l’una sopra l’altra.
Prendiamo posto vicino alle transenne posteriori dove, all’interno delle quali, la mia mente di natura superiore ( scusate la modestia) ha dedotto che sarebbero passati i tipi dello staff e con loro anche l’acqua che telefonicamente il giorno prima l’organizzazione (di merda!!!) ci aveva promesso.
Sono solo le nove e trenta. Il caldo comincia ad aumentare, il sole picchia senza tregua (nuvole di merda!!! ,quando le vuoi non ci sono mai). Ci organizziamo con bottiglie di fortuna e cominciamo un lento e cadenzato pellegrinaggio verso i bagni per riempire bottiglie che ci avrebbero dovuto dare un po’ di refrigerio.
Ore 14 comincia suonare il primo gruppo, i Karnea , gruppo italiano sconosciuto ai più ma dalla buona musica e da un cantante del tipo pessimismo e fastidio. Solo 3 pezzi. Giudizio: coito interrotto.
Ore 15 suonano gli Extrema, gruppo metal italiano, forse il più conosciuto, 30 minuti di un bello spettacolo e di buona musica. Giudizio: anche gli italiani sanno suonare.
è la volta poi dei Punkreas, dalla forte vena punk e dall’ importante impegno politico (vero o presunto), che però non vengono un granchè apprezzati dalla gran parte del pubblico che, diciamocela tutta, era venuta lì solo per vedere i Metallica. Giudizio: pensiamo a fare musica non politica.
Dopo un rapido cambio di palco suonano i The Flint, gruppo punk-hard core del cantante dei Prodigy, dotati di bella presenza scenica dovuta anche alla presenza sul palco di due batterie. Giudizio: più fumo che arrosto. Il gruppo non è stato tanto amato dal pubblico, diciamo che ……..è stato preso a bottigliate (bravi italiani, altra bella figura).
Arrivano poi gli Stone Sour, gruppo del cantante dei Slipknot senza maschera e con meno urlacci, che rappresentano, per me , assieme agli Extrema una bella rivelazione. Giudizio: rookie of the year.
Tocca poi al primo gruppo più importante della giornata che, scusate la mia opinione, penso sia stato quello che meno c’entrava con lo spirito di quest’edizione dell’Heineken, ossia i Placebo(dopo i Metallica OVVIAMENTE!).
Grande rispetto per Mr. Molko ma penso che non sia gruppo da presentare all’armata metal italiana che infatti è sembrata non gradire la presenza della band trattandola come ha trattato i The Flint, a bottigliate!!! ( ari-bravi italiani, ennesima figura). Giudizio: troppo dandy.
Dopo i Placebo non rimane che aspettare l’arrivo dei Four Horseman. Attesa segnata dall’assalto al mio settore dai “dannati” del settore “inferno”, assalto che è stato solo vanamente fronteggiato dai ragazzini dello staff a cui comunque non vanno addossate colpe che sono di diritto delle alte sfere organizzative.
Dopo 11 ore sotto il sole io, Franceschielle, il Migli ed il Giakko rasentavamo la morte per disidratazione. Ma ne è valsa la pena.<
SECONDA PARTE
Sei stanco morto, dopo una giornata fisso sotto il sole di una troppo calda giornata di giugno, quando ad un tratto si abbassano le luci e senti partire il tema “Exctasy of gold”. In un istante tutte le idee sin li confuse si schiariscono e pensi : cazzo! Sto per vedere un concerto dei Metallica.
D’improvviso le luci si accendono e vedi sul palco i quattro cavalieri lì pronti. Il pubblico si accende con un urlo dal sapore quasi catartico. Parte la registrazione dell’intro di Battery e mentre quell’urlo si fà sempre più forte, quasi a coprire la musica, ti vedi Hetfield con una Gibson che sfoggia una stella dorata stile “barone rosso” intonare il main riff.
A ruota vedi partire il ritrovato Lars dietro l’immancabile Tama, il mitico Kirk con la sua Esp nera con tanto di segna tasti a forma di teschio che parte dopo la prima battuta ed un tipo davvero “metal” che imbraccia il basso praticamente verticale, Rob. I quattro cavalieri sembrano proprio aver ritrovato nuova forza e voglia di suonare che col tempo e le varie vicissitudini sembravano aver perso.
Sei lì che quasi non credi ai tuoi occhi mentre quelli che per anni hai solo ascoltato con le cuffie a casa, mentre tua madre ti guardava con aria schifata, saltano su è giù per il palco spostando di peso i cameraman che li intralciano. Volti di poco gli occhi e vedi un mare di persone quasi ipnotizzati dal quel suono e da quelle luci. Fantastico.
Piccolo scambio di saluti fra James ed il pubblico che si sente intonare un motivetto che fa : << Master Master >>. Il pubblico ormai in una sorta di trans non può fare altro che cantare e seguire con gli occhi tutto quel luccichio.
Seguono in successione Ride the lightning, Sanitarium, For whom the bell tool, Frantic del nuovo album e tanti altri pezzi più o meno recenti in un crescendo a cui non puoi sottrarti.
Non possono nemmeno non venirti i brividi quando partendo l’arpeggio di Nothing else matter, uno dei 4 bis “istituzionali”, giri lo sguardo e vedi 100.000 fiammelle muoversi al buio.
Due ore che è valso vivere ed hanno un significato ben maggiore se le canzoni che hai ascoltato sono quelle con cui hai cominciato a suonare la chitarra. Un esperienza che consiglio di fare a chiunque ami i Metallica perché e proprio nel live che se ne può cogliere l’essenza più istintiva e diretta, arrivare a capire che dopo 20 anni i Metallica conservano lo stesso spirito scanzonato e divertito di kill’em all con una punta in più di esperienza che non può non migliorare il sound della band di St. Francisco.
Solo dopo, a fine concerto, quando ti sei allontanato dall’autodromo e la stanchezza di 22 ore in piedi comincia a prendere il sopravvento cominci a renderti conto di dove sei stato.
Allora lì inizi a capire che hai vissuto un evento, è lì che pensi : cazzo! Sono stato ad un concerto dei Metallica
By FranCeschiello

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