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SPECIALE TORA! TORA! FESTIVAL : 05/08/2003 CURSI (LE) By Mao168

Il Tora!Tora! Festival, primo festival itinerante dedicato alla musica italiana sbarca a Cursi (LE). Noi c’eravamo con il nostro inviato Mao168 assistito da Skalka.
Hanno preso parte alla data: AFRICA UNITE, AFTERHOURS, APRES LA CLASSE, CECCO, CRISTINA DONA’, LINEA 77, LOTUS, MARCO PARENTE, MATRIOSKA, MODENA CITY RAMBLERS, extracast ULTRAVIOLET e il gruppo locale PSYCHOSUN

Intervista a MANUEL AGNELLI degli AFTERHOURS
Intervista a CRISTINA DONA’

Intervista agli APRES LA CLASSE

Allunaggio
Partiamo dall’inizio.
Tutto cominciò quando nella metà del mese di luglio inciampai, come spesso mi accadeva nel pomeriggio, nel bel mezzo di un dialogo, sì virtuale, ma molto suggestivo. Si parlava come al solito di concerti, visti e da vedere. C’era Zap, c’ero io. Non ricordo se ero già tornato dal “big trip” vissuto a Firenze ( documentato!) in cui assistetti allo show dei Radiohead… ma dal mio mecenate mi fu proposto un nuovo orizzonte, una nuova meta.
Sentendo le sue parole m’è venuto da pensare alle sensazioni che l’equipaggio dell’Apollo 11 aveva provato sulla Terra sentendo che era stato prescelto per la conquista umana del suolo lunare. In termini di paragoni ci siamo… per me era come appiedare su un nuovo e quasi
sconosciuto pianeta!
Riporto qui di seguito il breve dialogo che tanto cambiò la mia vita e che difficilmente lascerò evaporare dalla pentola neuronale che il mio collo sostiene:

Zapas: Ehi Mao, è vero che devi andare a Lecce per il Tora Tora?
Mao168: Di andare ci voglio andare… e quasi certamente ci andrò!
Zapas: …allora, stavo pensando… non è che ti andrebbe di intervistare quelli che saliranno sul palco quella sera?
Mao168:Cheeeeeeeeèèèèèéééé?????????

Tutto ebbe inizio da qui. Questa è storia amici… una grande pagina di storia. La mia.
Saltiamo una 30ina di giorni inutili e arriviamo al dunque. La data del concerto era il 5 agosto e io la notte del 4 ero quasi del tutto organizzato… ecco la lista degli oggetti che erano presenti nel mio zaino:

1 Registratore prestatomi da Antonio
2 Cassette da 90 minuti
1 Fotocamera digitale di mia madre (seminuova… cade a pezzi, ma lo scotch fa miracoli!)
8 batterie stilo (sarebbe meglio non lasciare niente al caso)
1 bottiglietta di deodorante
1 camicia nera (necessaria per darmi un tono durante le interviste)

Mancavano solo le domande. Siccome sono un tipo tanto previdente da essermi guadagnato la cittadinanza onoraria di Paperopoli, le domande non le avevo ancora trascritte. Erano sul mio computer, sì… ma non avendo una stampante, ho dovuto ricorrere all’antica arte egiziana, tramandata poi nei secoli fino a che quello scansafatiche di Gutenberg non inventò un metodo per mandare in cassintegrazione tutti i monaci amanuensi che si divertivano veramente un sacco a ricopiare a mano centinaia di migliaia di milioni di chissaquante pagine di testi sacri e non,
che ora valgono milioni di euro. Soldi che quei monaci non hanno visto e non vedranno mai… e pensare che vivevano di pane, acqua, castità, ora et labora et inchiostrus. Tantus inchiostrus.
Con la santa pazienza mi son ricopiato tutte le domande su dei fogli bianchi (senza righe né quadretti) il che rendeva tutto più complicato se pensate che ero sul letto, alle 3 di notte, con il solo schermo del computer ad illuminarmi e dopo aver passato una giornata intera a giocare a
“7 si schiaccia” sulla spiaggia. Lo conoscete il “7 si schiaccia”?
Morale della favola: alle 5 ho spento prima il computer e poi il cervello, cercando di sfruttare qualche ora di sonno nel raccogliere le forze che mi avrebbero condotto come uno shuttle on the dark side of the moon. Non è stato difficile prendere sonno… solo che poi la mattina dopo ero in ipereccitazione (e stavolta non c’entrano niente le febbri ormonali!) perché cominciavo a rendermi conto di entrare a far parte di una categoria nuova. Non ero più un semplice spettatore… mi stavo trasformando in un appassionato che entrava in contatto con i personaggi che salivano su di un palco (che per il fan rappresenta il muro che divide l’artista dal pubblico, un limite invalicabile un po’ come i muri delle caserme… solo che lì non c’è alcuna ragione per entrarci… per uscirci ve ne potrei citare qualche dozzina di milioni, ma lasciamo stare!). E con gli artisti io, un cazzone qualunque (e anche un po’ qualunquista) potevo parlarci! Loro stavano a sentire me, le mie questioni… e io registravo le loro risposte, i loro messaggi! Ero il fonico, la sala d’incisione della loro mente, dei loro pensieri. Ora che scriverò cosa mi hanno detto divento anche la loro etichetta di distribuzione!!! Mmmh… ora che ci penso, mica dovrò chiedergli una percentuale?

Dopo un viaggio di un’oretta e qualcosa sulla Yaris guidata dal mio compagnissimo d’avventure Skalka e piena di gente molto poco raccomandabile (io, Capitanfe, Vieni127 e Paolo di cui non ricordo il nick) arriviamo a destinazione e infiltriamo la voiture nel parcheggio ufficiale del festival, proprio dietro al cimitero. Un paio d’ore d’anticipo rispetto all’inizio del concerto, ma decisamente in tempo per l’apertura dei cancelli! Vedo un tipo all’entrata con un foglio bianco in mano con una grossa scritta ACCREDITI, e tanti pass in una busta. è lui il mio uomo!

Scavalco un paio di transenne, foro le ruote al carretto delle bibite, tramortisco a colpi di karate qualche babbeo noglobal che ostacola la mia scalata verso il successo e sono subito da lui. Bè forse ho esagerato un po’… in realtà ho solo abbandonato la fila per la biglietteria e ho chiesto al tipo dei pass: “Ehi scusa, devo chiederli a te i pass?”
Lui aveva tanti pass ma aveva dimenticato il pennarello in macchina. Posso io essere un giornalista musicale senza penna (ecco, nella lista aggiungeteci anche n°2 penne, 1 nera ed 1 blu)? Sotto il sole cocente delle 18 salentine (41° parallelo circa) do le mie generalità e mi accorgo che c’ero sulla lista, ma solo con il mio nome, senza il cognome insomma… cazzo devo essere un tipo importante allora! La conferma della mia importanza mi viene data dalla mancata richiesta da parte del passman di una qualsiasi forma di documento in mio possesso. Evvai… fanculo alla burocrazia!
Ho il pass.
Ma a cosa mi serve in realtà? Cioè, che cosa posso farci?
L’uomo con i pass (ma senza pennarello) mi spiega che posso andare dove voglio nel backstage, tranne che sul palco. Raccolgo la mia mandibola da terra e mi sparo qualche posa da giornalista musicale tra la folla (pagante… poco ma pagante!) che aspetta per entrare nel cuore della terra salentina.

Mao pronto all’assalto

Scatta l’ora X. Entriamo (Io e Skalka, lui è il mio fotografo) dall’entrata riservata agli
accreditati (comincia la figata!) e il tipo dei pass ci ferma ancora dicendoci che il prossimo passo è cercare Sonia, la ragazza dal top a righine orizzontali, responsabile dell’ufficio stampa. Io, che sono un idiota con la I tanto grande da trasformarsi in J, capisco che dobbiamo cercare nello stand della Sony una tipa col top a righine orizzontali e chiedere a lei dov’è l’ufficio stampa. Per fortuna che la parte di cervello che ho lasciato nel freezer perché aveva
caldo, è rimpiazzata degnamente dal mio mitico accompagnatore.
Il mio autista, oltre che fotografoassistente-portaborse-tuttofareelasciapassare, chiede un po’ in giro (alla gente passmunita) e alla fine una tipa (una passgirl) ci spiega che l’ufficio stampa è nel backstage e che ci avrebbe accompagnato. Cavolo!!! Si inizia subitissimo a lavorare!!!

Il primo incontro non si scorda mai.
Entrato nel fondo profondo della cava ero a qualche metro dal palco e vedo lui. Un tipo vestito di muscoli, e che aveva sopra questi una divisa nera e uno sguardo accigliato, mi scruta già da lontano. La tipa ci fa strada. Il mio muso si scontra contro quello di quel culturista non più disoccupato. Alzo il mio pass e glielo sbatto contro il naso. Mi dice “Puoi andare”. E io vado…
Vabbè, magari ho enfatizzato un po’… ma non mi piacciono i quadri in bianco e nero. Lasciatemi colorare la realtà, vi prego!
Attraverso il corridoio stretto alla sinistra del palco e, dietro colonne di pietra leccese, si apre davanti a me il BACKSTAGE… sembra più una riunione dell’associazione venditori di nestea, a
causa degli ombrelloni sponsorizzanti, ma per il resto direi che era tutto abbastanza normale, tanto normale da sembrare vero. Bè, in effetti lo era… C’era un po’ di gente che si aggirava nel dark side, che poi tanto dark non era perché il sole delle 19 dava ancora mucho calor. Riconosco subito il patron Agnelli in piedi a discorrere con un Non-so-chi, lo stiloso Ciccarelli nel camerino aperto degli Afterhours. Come un razzo, a passi grandi, vedo arrivare quel colosso di Cesko (il cantante degli Aprés la classe) tutto sorridente che va nel suo camerino.
Eccomi, ora qui in mezzo ci sono anch’io. Anche il secondo livello di questo videogioco è stato completato: abbiamo trovato Sonia. Noto subito che la ragazza è sveglia. Ha capacità organizzative che hanno del paranormale. Sapete com’è quando si ha a che fare con gli artisti…
ah, non lo sapete? Bè, neanch’io.
Sotto un gazebo, che dovrebbe essere l’ufficio stampa, a fare ombra ad un portatile Sonia ci spiega, consegnandoci la cartellina ufficiale del festival con tutte le biografie degli artisti ripieni di premi, dischi, tour e collaborazioni, che prima delle 21 sarà difficile poter intervistare qualcuno.
Dà un’occhiata alla lista di personaggi che dovrei intervistare e impronta una breve scaletta:
-Comincio col dirti che Morgan non c’è…
-Come non c’è???
-Eh… non c’è…
-Ma porc… (mi ricompongo) Che peccato, ci tenevo tanto ad intervistarlo… avevo un sacco di domande per lui! (nella mia mente scorro i primi 47 santi del calendario…)
-Allora, gli After li intervisti sicuramente prima della loro esibizione anche perché sono gli ultimi, gli Africa pure (n.d.r. erano i penultimi della serata) anche se non sono ancora arrivati, la Cristina (n.d.r. Donà)… bè anche lei prima che salga sul palco. Gli Aprés la classe e i Lotus magari dopo aver suonato ok?
-Eh no… i Lotus no… Li avevo inseriti nella lista nella speranza che nei giorni che mancavano al festival riuscissi a conoscerli un po’… ma poi nel preparare le domande a quelli che già conoscevo, e per una cosa e un’altra, bla bla bla (balle varie ed eventuali…) alla fine posso dire che dei Lotus non so praticamente niente e non saprei neanche cosa domandargli…
-Ah… capisco… Vabbè tieni, prenditi il loro cd…
-Eh? Ma come faccio a sentirmelo adesso e poi… no, sarebbe meglio non farla l’intervista…
-Sì, tu non ti preoccupare… i Lotus te li cancello, ma prenditi il cd…
Sto lì e non capisco il meccanismo. Ma qui danno cd gratis? Me li tirano addirittura dietro!?! E Skalka mi fa:
-E prenditi ‘sto cazzo di cd…!
Ookey… (mi chiamo Forrest… Forrest GUUUMMP…)


In attesa del concerto

Il dialogo si conclude con un appuntamento: alle 21 cominceranno le mie interviste.
Un paio di orette e mezzo mi separano dalla mia consacrazione e mi chiedo cosa ne sarà di me… intanto però divoro una puccia. Cos’è la puccia??? Ora ve lo spiego… La puccia è una pietanza tipica del salento, ed in particolare del leccese, che consiste in un panino ripieno. E che c’è
di strano, direte voi… Bè la pasta con cui è fatto il panino è l’impasto della pizza! E il
ripieno è obbligatoriamente a tua scelta! Risultato: avevo un altro concerto in bocca!
Rifocillazione necessaria e sufficiente ad affrontare le maree umane e le ondate di emozioni che di lì a poco mi avrebbero sbattuto molto lontano da ogni mio meccanismo di controllo razionale.
A parte il rapporto con il mio stomaco e con la mia mente, l’inizio del concerto era fissato per e 20. Puntualissimi!

Ore 20, entrano in scena un gruppo chiamato Psycho Sun(nella foto qui sotto).

Premetto: non ho ancora capito se si pronunci “psaicosan” o “psicosan”, ma più che il suono del loro nome penso che vi interessi un parere sul suono della loro musica. Bè, vi dirò… i ragazzi sono allegri. E non sono affatto morti… anche perché non sono neanche tre. Aprire il Tora Tora non è uno scherzo. E il loro punk ti fionda nel marasma musicale senza nessuna anestesia. Boom.
Il muro di suono già travolge tutti… Peccato solo per come sono acconciati…c’ha ragione Agnelli:
“Non si esce vivi dagli anni ‘80”. Il look sembra preso in prestito dai Fratelli Righeira… ve li ricordate vero?
Vamos a la playa… oh ooh oh oh
Ma perché criticare gli Psycho Sun per il loro look quando quei geniacci (perché si sentono tali) de “Le vibrazioni” si vestono tenendo conto dell’odore e non del colore dei vestiti? In fondo i ragazzi (mi riferisco agli Psycho Sun, logically), trasmettono buona energia, con punte rare ma apprezzabili di innovazione stilistica… che non è semplice in un genere che è quello iperrivisitato del punk-garage-rock…

Dopo di loro, il mister Agnelli (o chi ha deciso la scaletta) manda in campo un’altra baaaand non proprio conosciutissima. O almeno, io non li avevo mai sentiti. Qui non dovrei avere problemi di pronuncia… sono gli Ultraviolet. Si dovrebbe leggere “Ultravaiolet” o no, professò?
Ma ‘sti “gruppettini” come gli Psycho Sun, gli Ultraviolet, gli Afterhours… non potrebbero scegliersi un nome italiano? O al massimo latino… Tutti a voler tuffarsi nel mercato internazionale… Io non li capisco.
Lasciamo da parte i discorsi troppo scomodi. Parliamo degli Ultraviolet. La sorpresa è che la Donà non è sola! Già, c’è un’altra interprete femminile sul palco del Tora Tora. Leggo dalla biografia che il suo nome è Gianclaudia. Poverina… A parte il nome, la sua voce è convincente… vabbè, magari non per tutti. Qualche critica giunge alle mie orecchie mentre la loro esecuzione
calava nelle tenebre. Per me, non sono affatto da buttare. Sì, forse mancano ancora di personalità… ma si nota che hanno un suono abbastanza elaborato anche per i miei difficili gusti.
La chicca della serata però è offerta proprio dalla Gianclaudia… durante l’ultimo pezzo, giunta alla fine dell’esibizione, quel donnino si china sul suo zaino, raccoglie una mezza dozzina di cd e urla alla folla che ormai era considerevole: “Ragazzi, non per farci pubblicità, ma i nostri cd
si possono prendere dalle bancarelle… e per oggi, ma solo per oggi ANCHE DAL CIEELOOO!!!” e sollevando questo grido, tira sulla folla uno per uno tutti i cd che ha in mano… dividendoli equamente più o meno per zone… li tira come fossero freesbe (come cavolo si scrive?).
Bilancio dell’esibizione: 2 morti e 4 feriti… Sottotitolo: Quando la musica ti uccide…
Ironia. Ovviamente.

Terzo gruppo: Aprés la classe!(Nella foto qui sotto)

Oh… finalmente un po’ di musica che conosco!
L’intermezzo tra un gruppo e l’altro è brevissimo. I tecnici, quelli con la magliettina STAFF per intenderci, come formiche ripiene di adrenalina corrono da un angolo all’altro del palco a risistemare strumenti, cavi, plettri e quant’altro serve a produrre dei suoni! Ricordano i meccanici della Formula 1… devono fare tutto in pochissimi minuti perché, se la scaletta non viene rispettata, Manuel con chi se la prende se non con loro?
Appena finito il pit-stop, Cesko sale sul palco, con i suoi compagni già sistemati… e le prime parole sono rivolte alla platea, ma soprattutto al luogo: “Finalmente a CAASAAA!”. Dopo quasi un anno di concerti, gli Aprés la classe tornano, non solo nella patria pugliese, ma proprio nel loro paese, nella loro dimora! Il pubblico dà il benvenuto a questa mandria di musicanti salentini come solo lui sa fare: dimenandosi!
L’energia scorre a fiumi a doppio senso di marcia: dal palco scende sul pubblico e dal piano terra risale su quel benedettissimo palco! La festa è cominciata… Cesko si lascia andare già dalle prime note a movenze tarantolate. è la prima volta che li vedo esibirsi dal vivo, ma era proprio come me l’aspettavo: anche l’aria ti trascina nel movimento. La delusione per l’album (15
euro mi è costato!) viene rinfrancata e quasi cancellata da questa mezz’ora di concerto. Questi sono gli Aprés la classe (quelli del bootleg, per intenderci)! Ora vi spiego… Ho conosciuto gli Aprés la classe grazie ad un bootleg che il ragazzo del registratore (Antonio) m’ha regalato… cioè, penso che me l’abbia regalato perché quel disco ce l’ho ancora io e non mi ha mai chiesto di restituirglielo. Bè, quel cazzo di disco è davvero bello, credetemi… c’è tutto in quel disco: uniscono jazz, reggae, pizzica, taranta, ska, tex-mex… eclettici pensai!
Poi circa sei mesi fa uscì il disco. Da prendere, pensai. Niente di più sbagliato! Non c’entra un cavolo con il bootleg! è sparita improvvisamente l’improvvisazione, ed è comparso, come per un sortilegio, un bruttissimo adattamento (forse meglio dire “riempitivo”) elettronico in pezzi in
cui l’elettronica non aveva senso! Dub, per certi versi. L’impronta jazz l’avranno buttata nel cesso… e addirittura una canzone (di cui non ricordo il titolo, ma meglio così!) mi ha dato l’impressione di avere le caratteristiche del pop più scadente!
Un paio di tracce da salvare: Paris, e poi Ricominciamo (sì, è proprio quella di Pappalardone!).
Forse anche una terza… ma il cd non è qui con me, quindi non posso togliere del tutto il cappio
dal grosso collo di Cesko, I’m sorry!
Ore 21 circa… Gli Aprés la classe si son fatti valere, ma ora tocca a me. è l’ora delle
interviste. Vai con la sigla!


Ancora gli Après La Classe in azione

Ritorno nella gabbia (il backstage), tra quelle belve (gli artisti) che noi tutti (poveri idioti) adoriamo ed innalziamo alla gloria celeste delle classifiche. Bè, discorso poco applicabile per quelli che si esibiscono al Tora tora, ma… io non penso che alla fine se la passino tanto male. Chi di voi non ha, fra i vari sogni nel cassetto, accanto a quello di aver bruciato una chitarra elettrica sul palco di Woodstock, proprio sotto quel sogno che vi vedeva alzare la coppa del
mondo in una afosa serata di luglio in uno stadio stracolmo di vite umane mentre le vostre gambe che ormai sono un lontano ricordo vi spingono sempre più in alto a saltare fino a infilare le vostre dita nelle nuvole (ho esagerato un po’!), il sogno di essere un artista, di poter armarsi di una Strato e sparare sulla folla sottostante una raffica di note che ruggiscono rock? Sbaglio
o è anche questa la vita di un musicista, di un rocker, di uno dei tanti personaggi del Tora tora?

Nel backstage vedo, come in un dejavu, Cesko aggirarsi, come aveva fatto nel meriggio… solo che adesso era sudato da fare schifo… meno male che era diretto in camerino!
Sonia è sempre lì, sempre più indaffarata che mai, ma di una disponibilità che ha del
paranormale. Le facciamo presente che ormai siamo pronti a qualsiasi incontro del I° tipo. Lei si guarda intorno, scruta il Manuel e, dopo essersi avvicinata, scambia due chiacchiere col boss.
Torna da noi e ci dice:
-La Cristina (Donà, ovviamente) ha già fatto le interviste, ed ora è disponibile anche per voi… per Manuel bisogna aspettare. Anche perché, a quanto pare, ha intenzione di fare tutte le interviste insieme, ma ancora non sappiamo di preciso quando. Lui ha parlato di una mezz’oretta, ma coi tempi suoi… Gli Africa non sono ancora arrivati e non sappiamo veramente che dirvi… ci dispiace!
-Va bene! Vada per la Donà allora…
-Sì, un attimo che la cerchiamo!
Ci guardiamo intorno e… toh! Alta e femminea si eleva la sua figura da terra come una torre saracena. Un casco di capelli rossicci e un eleganza innata sono di fronte a me e mi stringono la mano. Sguardo semplice e voce cristallina lei… io, mentre assorbo tutti gli uppercut che l’emozione mi assesta, le dico chi sono e che cosa ci faccio in quell’arena. Lei però non ha affatto l’aria del leone, neppure della leonessa. Sembra mia alleata. All’inizio mi propone, visto che il suo camerino è occupato dai suoi accompagnatori musicali, di fare l’intervista in piedi. Poi ci ripensa molto repentinamente e, scorgendo uno spazio anfrattuoso tra le rocce della cava, una specie di separé naturale, mi invita a condurre la mia intervista seduto su quelle
rocce, poco lontano dalle belve, ma da loro separato e nascosto.
è la Donà, mica posso dirle di no! Anzi, è il posto ideale anche per me… non mostrando il minimo segno di riluttanza, faccio accomodare prima lei e poi mi piazzo io. Accanto. Skalka, che giustamente non vuole perdersi la scena, è di fronte a noi, accovacciato.
Si dia inizio alle danze!

!!! INTERVISTA A CRISTINA DONA’!!!

Finito il mio faccia a faccia con la “Cristina”, non mi muovo dal backstage finché non ottengo almeno un’altra intervista. Adocchio Cesko. Ma per il momento decido di riposarmi un minuto, giusto il tempo di sentire se il registratore ha fatto il suo dovere. Cavolo se l’ha fatto!
Sono pronto a ripartire! Per l’ennesima volta mi rivolgo a Sonia, e lei, sempre più gentile (mi vien voglia di sposarla!) mi presenta a Cesko ed è l’incontro… Che bestione! Già dalle prime battute capisco che sarà un’intervista anomala. Fatta lì, in mezzo a tutti… è più un saluto fra vecchi amici, vista la confidenza concessami dal cantante degli Aprés. Così evito (poco
professionalmente) di piazzargli il registratorino sotto il mento e mi limito a tenerlo in mano, gesticolando ampollosamente. Ecco tutto ciò che ho tirato fuori dal mio nastro…

!!!INTERVISTA A CESKO DEGLI APRES LA CLASSE

E così questa massa di capelli che sovrasta un uomo poco sovrastabile a dire il vero, salutando un suo amico (penso) ci congeda cordialmente e sinceramente possiamo ritenerci soddisfatti. Un po’ meno sentendo la qualità della registrazione. Ma lasciamo stare. Colpa mia. Lo ammetto, vostro onore: mi dichiaro colpevole!
Visto che gli Africa ancora non arrivano, il prossimo ad essere interrogato sarà Agnelli Manuel.

Se la sente Agnelli di venire oggi all’interrogazione? O anche oggi mi deve dire che ha assistito la sua quinta nonna che stanotte ha avuto i crampi ai polpacci perché ieri sera giocava da centromediano metodista nella sua squadra di calcetto per sostituire il suo compagno di squadra Peppino che, cadendo dalla moto, s’è fratturato una mandibola? Guardi che lo sappiamo tutti che per giocare a calcio, la mandibola non serve, sa? è una scusa che non serve questa volta. O viene oppure le metto 2! Ha capito?

Dopo questa sfuriata, la Sonya mi fa sapere che l’intervista al grande capo sarà fatta mentre suonano i Linea 77 perché il Manuel non può perdersi l’esibizione del Parente. No, nessun caso di nepotismo… neanche di nonnismo; si tratta semplicemente di Marco Parente. E chi è? Lo scopriremo…Esco dal backstage con 2 interviste su nastro… mica male! Già, intanto però mi son perso il concerto di 2 gruppi: Matrioska e Lotus(Nella foto qui sotto).

Chiedo in giro qualche commento a caldo (27°C circa):
I Matrioska? Bè, son stati bravi! Molto coinvolgenti e convincenti!
E i Lotus?
Pareri discordanti… Verardi ha una grande esperienza (non per altro data dall’età, maligno io…).
A chi piace la scena brit, son piaciuti. Agli altri, un po’ meno. Volete il mio parere? Ho
ascoltato il cd… e ha qualcosa di già sentito. Trovo l’uso degli strumenti abbastanza accademico, senza forzature, tutto molto sotto controllo. A quanto pare, niente di nuovo sotto il sole.
Volete una cattiveria? Prendete i Velvet, aggiungetegli 20 anni…e otterrete i Lotus.
Ecco lo sapevo… son caduto nel classico errore dei critici musicali. La cosa che più odio: il confronto! Non è giusto mettere a confronto gli artisti perché in fondo sono diversissimi tra loro, e i paragoni sono solo dei tappi che riempiono i buchi del nostro lessico. Dove non arriviamo con la parola (ma neanche col pensiero!) lì piazziamo un paragone. Il salvaarticolo beghelli, dovrebbero chiamarlo. Mi toccherà brevettarlo.
Ironia. Simpatia. Chissà se non riceverò la mia prima denuncia per calunnia aggravata… Mi appello al “De gustibus”, vostro onore!

Altro giro, altra corsa… a chi tocca adesso? Ah, tocca al Parente? E godiamoci ‘sto parente…
Sale sul palco un tizio che già dalle prime battute non tardo a riconoscere: è quello della sigla della gialappa’s! Avete presente quello del provino del grande fratello? Il tizio che cantava la sigla di chiusura di “Mai dire Grande Fratello” di quest’anno… è lui! Solo con i capelli più corti… ma la voce è quella! Lo stesso gorgheggio strozzato… impossibile da confondere! Lo riconoscerei anche bendato e con i tappi al naso!
Va bè, ho scherzato… mi son concesso questo lusso perché Marco Parente è un amico, gli voglio molto bene e lo stimo tantissimo. Peccato che ancora non sa tutto ciò.
Il “Marco” è bravo, e mi ha stupito. Non sapevo ci fossero i Radiohead al Tora Tora. Sì, magari loro sul palco non son saliti, ma Marco Parente li rappresenta italianamente in maniera egregia. E non è facile… non lo è affatto! A me, ricorda tanto la band di Oxford. Se dovessi domandargli a chi si ispira, non penso che mi risponderebbe “Ai Sex Pistols”. Il rimando agli ultimi Radiohead (da Ok Computer in poi…) è lampante, chiaro come una spiegazione di Piero Angela. Anche il figlio non è male, a dire il vero… Poi a chi si rifacciano i Radiohead, son fatti vostri. Io ero lì per
giudicare M.P.
Buon per lui. Per Marco Parente intendo. Si è fatto un nuovo fan. Thanks to: Thom Yorke.
…E tra i pareri discordanti della folla, sale sul palco anche l’Agnelli e si mette al piano
elettrico per fare l’ultimo pezzo dell’esibizione di Parente.(Nella foto qui sotto)

La moltitudine di orecchie già critica meno e esulta di più, solo per aver visto in lontananza uno dei suoi idoli. Suonano “Karma police”… no, un attimo… non è karmapolice! Eh, ma ci somiglia
un sacco!
Intorno alle battute finali di ‘sta canzone che sembra durare anche troppo, mi ricordo che tra poco ho l’intervista con Manuel “The real King” Agnelli. Faccio cenno al mio compagno di seguirmi. Dopo qualche insulto, riusciamo a muoverci e ci dirigiamo verso quella che ormai chiamo
“la gabbia”. The Cage.
Vedo Sonia e lei vede me. Prima che tocchi al sottoscritto l’onore di parlare con sua altezza, tocca al tizio di TeleRama, televisione salentina che cerca di seguire ogni tipo di iniziativa culturale-musicale ed eno-gastronomica (e forse anche onomatopeica), intervistare “l’uomo che non c’è”. Non faccio caso a ciò che si dicono, anche perché è appena cominciato il concerto dei Linea 77… immaginate che bordello acustico. Quando dici che le orecchie ti vanno a puttane…
Mi colpisce però la frase finale, a telecamera spenta, di quel grandioso giornalista, ahimè, mio conterraneo:

“Ehi Manuel, sei e sarai sempre il migliore… tutti gli altri che stanno qua, non è che contino poi molto… ma tu per me sei il migliore!”

Avete appena visto come l’animale umano, rivolgendosi ad un suo simile, ma di carisma e potere mediatico (e non solo) più alto, dà una chiara dimostrazione di come, in certi casi, trovi spontaneo e cortese leccargli il culo.
Sorriso di circostanza del sig. Manuel Agnelli.
Appena l’idiota se ne va, mi guardo intorno e mi rendo conto che siamo in tre a dover
intervistare. Una coppia formata da un ragazzo (ipotizzo quasi trentenne) che è accompagnato da una più che avvenente signorina… i miei omaggi! Non capisco per chi lavorino, ma mi pare di capire che rappresentino un sito. Poi c’è un’altra ragazza, poco rispettosa dei miei occhi. Per chi non ha capito, era inguardabile. E aggiungerei anche inascoltabile! Tanti auguri, miss. Era lì per conto di una testata giornalistica locale… penso molto locale, moltissimo. Poverina: quella testata deve averle fatto molto male da piccola per essere ridotta in quello stato.
E poi c’eravamo io e Skalka. Più io che Skalka, a dire la verità… è rimasto in disparte lui, un po’ defilato sulla mia sinistra. Non so bene perché. Forse per la piega troppo professionale che stava prendendo l’intervista, o forse perché il confronto con un proprio idolo è sempre
problematico.
Ci accomodiamo su poco accomodanti seggiolini, tutti attorno al nostro guru, e le domande hanno inizio.

Intervista a MANUEL AGNELLI degli AFTERHOURS

Decido che il mio lavoro può concludersi qui. Torno da Sonia, e la ringrazio di tutto. Skalka invece decide di chiedere se c’era qualche altro cd… perché in fondo siamo ignoranti e gente, come Marco Parente, l’abbiamo sentita per la prima volta stasera! Se la cortesia di Sonia fosse donabile in beneficenza, Pavarotti sarebbe disoccupato! La ragazza ci mostra cosa le è rimasto nello zaino e noi, per non fare la figura dei pezzenti, le chiediamo quello degli Africa (visto che l’intervista non gliela faccio, almeno mi faccio il cd!), quelli di Marco Parente (singolo e cd) e quello dei Linea 77. Un bel bottino, non vi pare?
Gli Africa non sono ancora arrivati… Sonia, ci rinuncio! L’intervista dopo la loro esibizione non gliela faccio perché ci sono gli Afterhours e non me li posso perdere!

è ora di tornare tra i comuni mortali: dopo il Linea 77 tocca alla nostra “Cristina”!
Certo che suonare dopo i Linea non dev’essere facile… Sei pronta?
S’è cambiata d’abito per l’esibizione, mantenendo tutta la sua femminilità inalterata… io mi spingo fin dove posso, il più possibile sotto il palco. è strano ma fa un altro effetto! Un paio d’ore prima l’ho intervistata, ho parlato con lei, ho scherzato… ed ora lei è su quel palco e
sembra un’altra. Complicato da spiegare, ma assisto ad uno sdoppiamento della personalità: chi è “Cristina Donà”?(Nella foto qui sotto)

La ragazza che sulle rocce mi diceva come tenere il registratore in mano oppure quella rockstar che si esibisce di fronte ad almeno 10mila persone in questa serata d’inizio agosto? Non capisco…ma intanto canto le sue canzoni, mentre le canta anche lei!
Apre l’esibizione “aprendo il suo giardino”… il solo di tromba è sostituito da un assolo di chitarra e dalla voce della Cristina… bella variazione sul tema, ma preferisco l’originale. E ringraziando la platea, prosegue con “The Truman Show”, la mia meno preferita di tutto l’album…ma devo ammettere: la ragazza ci mette l’anima in quello che fa! Meno male che dopo esegue una delle mie preferite: il giorno perfetto! Commozione cerebrale…
La Donà sa come scaldare la folla: piazza subito dopo una grande performance esibendosi nel suo “Triathlon”. Movenze olimpioniche, per me merita la medaglia d’oro! è l’unica artista che si dedica ai ringraziamenti: dal pubblico ad Agnelli, i suoi ringraziamenti vanno proprio a tutti!
Gesto più che apprezzabile.
Ultima canzone: “Invisibile”. A quanto pare la rossa non rispetta la scaletta… c’era un’altra canzone, se non erro. Di chi sarà la colpa, questa volta? Ma per il rispetto dei tempi, occorre stringere per cui… la Donà si ritroverà con una canzone in meno!


Cristina ancora in azione

Scusate ma ora vado a riposarmi un po’… musica-inteviste-musica-interviste-musica… sono un po’ stonato! Sarà meglio andarsi a rifocillare con della birra… Il mio corpo asseconda la voce della mia mente e mi dirigo, accompagnato sempre dal mio accompagnatore, verso gli stand. Risalgo le scale della cava e chi mi ritrovo lassù in cima, proprio a qualche metro dalle transenne che segnano il confine tra territorio libero e backstage? Manuel… si stava godendo il concerto della Donà, insieme a noi, e noi non ne eravamo a conoscenza…
In realtà, se non ci avesse fermato lui, noi avremmo proseguito dritto perché il sig. Agnelli s’era protetto con un cappellino alla pescatora che lo rendeva poco riconoscibile fra la moltitudine scura che riempiva la serata. Non datemi del “poco professionale”, ma per quella chiacchierata non mi andava di mettergli sotto la lingua il mio registratore. Stavolta non ero poi io l’interlocutore principale. Ha parlato più Skalka, devo ammetterlo. Di cosa? Bè, degli Afterhours… delle date a cui potevamo dire “c’ero anch’io” e di altre di cui rimpiangevamo la nostra mancata partecipazione. Abbiamo parlato del piacere di vedere un concerto (il motivo per
cui era in mezzo al pubblico) mentre lui ci confessava che è altrettanto piacevole organizzare concerti del genere.
Che dire… cosa pretendere di più?
Ebbe un bel sapore quella birra… spero tanto di non abituarmi ad emozioni del genere.

Era ormai tempo per fare conti alla rovescia. Erano rimaste le esibizioni (lunghe ma inevitabili) dei Modena City Ramblers e degli Africa Unite. Opto per un ascolto in lontananza. Reputo opportuno spendere ogni goccia di sudore rimastami in corpo per l’esibizione degli Afterhours, visto che la passione per i Modena mi è passata da ormai 3 anni e quella per gli Africa non è mai cominciata.
I primi cinque/sei pezzi dei Modena non li riconosco… faranno parte dell’ultimo album, penso. Sento che la gente si diverte… buon per loro!


I Modena City Ramblers da una prospettiva insolita

Salto volontariamente l’esibizione degli Africa, come si faceva al liceo per le ore “a rischio” di interrogazione. Sono stato al bagno tutto il tempo! Esagero, sì… ma al bagno ci sono andato sul serio! Quello nel backstage… al posto degli Africa mi son concesso una passeggiatina senza impegno, bevendo qualcosina gratis, facendomi una foto con la Donà e facendole anche i miei complimenti. Ma lo spettacolo era un altro: Agnelli! Sì, sempre lui, ancora lui… entrava ed usciva dal camerino come in preda ad una mania ossessiva. S’era cambiato, ma sembrava scoppiare in quegli abiti attillatissimi: pantaloni di pelle nera, strappati sul ginocchio destro e camicina rosa carne. Aderentissima! Sentivo da lontano il rantolo soffocato di quei bottoni che imploravano pietà… Quanta palestra farà quell’uomo? Ho deciso: la prossima volta mi presenterò come giornalista di Men’s Healt!
Quante denunce ho accumulato, marescià?

Bunna & Co. hanno finito, a quanto pare… mio dio, com’è basso! Lo vedo ora aggirarsi nel backstage, in cannottierina non tanto rasta, ma tanto ha i capelli che lo salvano… Non sembra affatto di buon umore, ma potrebbe essere anche solo una mia impressione. Non ho nessuna intenzione di importunarlo, anche perché è giunta l’ora che sua maestà salga sul palco e diriga la sua orchestra. Vanno in scena gli Afterhours! Devo uscire da lì, immediatamente… mi guardo intorno e cerco di immagazzinare quanti più fotogrammi di quel posto che ha segnato l’inizio di qualcosa che ancora non so definire.

Tornato tra la massa giovanile, la prima cosa che faccio è cercare l’accompagnatore che avevo lasciato al di fuori del backstage, solo per questa volta. Aveva in custodia il mio zaino e io dovevo riprendermelo. Tento una prima volta, ma la massa umana mi respinge. Cerco un aggiramento avvolgente da sinistra, ma il target non è nel mio campo visivo. Provo allora ad allontanarmi e posizionarmi in posizione sopraposta, in modo che possa visualizzare il soggetto dall’alto. Ma più mi allontano, più la moltitudine diventa una massa nera, a tratti illuminata dalle luci accompagnatrici della musica. Sconfitto, rinuncio nella mia impresa.
Gli Afterhours sono sul palco e un inconfondibile intro di un basso cupo annuncia la “Canzone di Marinella”.
La voce di Agnelli diventa una fra le tante che si alzano da terra… solo che lui, avendo il microfono, può dirigere tutti. Emozionante.
Questa è l’unica novità della loro esibizione…Va avanti così presentando i suoi brani più famosi alla platea che mostrava un incontenibile entusiasmo in quella cava.
Brani che emozionano me, che li ho già gustati live, e altri che assistono al loro show per la prima volta. “Quello che non c’è”… “Non sono immaginario”… “Pinza nel cervello” (ottima esecuzione, ma era questo il titolo?)… “Male di miele” (e qui ho sputato un paio di corde vocali!)… “Germi”
(potentissima!)… poi una canzone di cui non ricordo il titolo… “Bye bye Bombay” (io non tremo, è solo un po’ di me che se ne va!)… e dopo averci ringraziato per essere così tanti intona “Porco Criiiiiistoffenditi (“1.9.9.6”)… “Mio fratello è figlio unico” (il loro primo pezzo in italiano in assoluto)… e dulcis in fundo “Voglio una pelle splendida”.


Gli Afterhours all’opera

Il maestro chiude la serata intorno alle tre meno qualcosa chiamando tutti i gruppi rimasti sul palco: Modena, Donà, Parente, Africa… un saluto generale e tutte le luci si accendono a segnalare, per chi non l’avesse capito, che lo spettacolo è finito! Tutti a casa, su… si ritorna all’ovile, gallinelle!

Raccatto mio fratello, Paolone, Vieni e Skalka (che ragionevolmente ha delle rimostranze da farmi in merito allo zaino che gli avevo affidato in custodia… ma vaglielo a spiegare che non è facile arrivare sotto il palco mentre suonano gli Afterhours!) e cerco di indirizzarli verso il mezzo di locomozione in nostro possesso. Dopo qualche minuto siamo in cammino verso il parcheggio, costeggiando il cimitero. Giunti alla meta dei nostri stanchi passi, mi fiondo sull’ultimo stock di pucce rimaste e distribuisco la pietanza ai miei amici. Oltre alla macchina, anche noi abbiamo bisogno di fare benzina!
Un altro morso e un altro sorso. Saliamo in macchina e, in compagnia degli Strokes, prendiamo la poco nota strada di casa. Ci
godremo l’alba dal finestrino…


La cava di Cursi (LE)

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