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SPECIALE TORA! TORA! FESTIVAL – MILANO 20/09/03 – DATA CONCLUSIVA

“Questo festival è qualcosa di più di un semplice susseguirsi di artisti su un palco: è una linea immaginaria che unisce tutto l’underground italiano, è l’urlo più forte del rock della penisola, è il carisma di Soave (capo della Mescal) e di Agnelli (voce e leader degli Afterhours), è, perché no, la suggestione di date svoltesi sulla riva dell’Adriatico e dentro una cava pugliese.”
Reportage by vieni_127

INTERVISTA A MORGAN, by Mao168

INTERVISTA AGLI ESTRA, by vieni_127

INTERVISTA A MARCO PARENTE, by Skalka

INTERVISTA AD AMERIGO VERARDI DEI LOTUS, by Mao168


L’ultima data del Tora! Tora! dev’essere qualcosa di speciale, ho pensato. E così all’indomani della superba rassegna estiva di questo splendido festival itinerante tutto italiano tenutosi a Cursi (LE) ai primi di agosto, io e i miei fidi compagni di viaggio (Mao168 e Skalka) ci siamo ripromessi che la data pre-autunnale del Mazda Palace non ci sarebbe scappata. Perché questo festival è qualcosa di più di un semplice susseguirsi di artisti su un palco: è una linea immaginaria che unisce tutto l’underground italiano, è l’urlo più forte del rock della penisola, è il carisma di Soave (capo della Mescal) e di Agnelli (voce e leader degli Afterhours), è, perché no, la suggestione di date svoltesi sulla riva dell’Adriatico e dentro una cava pugliese. E così il 20 settembre arriva, e noi con esso: è passato da poco mezzogiorno quando mettiamo piede sul suolo lombardo e tra un cincischiare e l’altro arrivano le 17, ora in cui facciamo ingresso nel palazzetto dello sport milanese. Con nostro grande rammarico apprendiamo, usando un misto di intuito e di scalette (forniteci in quanto addetti stampa), che i primi tre artisti si sono già esibiti: la data conclusiva del Tora! Tora! non iniziava alle 17 bensì alle 15 e 30. A salire sul palco erano stati, in ordine cronologico, Cesare Basile che ha cantato canzoni del suo nuovo album Gran Calavera Elettrica, i Mambassa, gruppo torinese che ha eseguito quattro brani tra cui Il Cronista che ha avuto un discreto successo, quindi i Lotus, gruppo di Amerigo Verardi per niente spiacevole, che ci aveva ben impressionati nella data pugliese di un mese prima grazie alla straordinaria capacità delle loro canzoni di penetrarti fin dal primo ascolto: Io Sono il Re ne è un esempio lampante. Quando noi arriviamo sotto il palco a salire su di esso è un trio: quei One Dimensional Man che avevamo avuto l’opportunità di vedere già come gruppo spalla ad un concerto degli Afterhours. A quattro mesi di distanza l’impressione su questi musicisti veneziani non cambia: aria cupa, rock fumoso e buon carisma (Pierpaolo Capovilla, la voce, canta spiritato e Dario Perissutti, batteria, finisce i concerti sempre semi-nudo) ma forse per emergere nel nostro Paese tra le acque del rock occorrerebbero testi in italiano. Onore comunque a questo gruppo che ha suonato, tra gli altri, con i Blonde Redhead e con i dEUS. Ed ecco che alle 17 e 30 si presentano ai nostri occhi i lo-fi Yuppie Flu, band anconetana che nulla fa per non farsi confondere tra i suoni scordati dei Pavement (il gruppo ha aperto, non a caso, un concerto di Malkmus, ex leader dei Pavement, qualche tempo fa), ma che in ogni modo sanno farsi apprezzare per le godibilissime atmosfere che riescono a ricreare.
Il Tora! Tora! volta pagina, tutto d’un tratto. Sale sul palco Giulio Casale (a torso nudo) e i suoi Estra e la scarica di rock che si profonde nell’aria sfiora anche l’ultima poltroncina del palazzetto, tutto impregnato di adesivi della Mazda. Casale sente la serata sua, la prende tra i pugni e inizia a scazzottarla, e i fedelissimi ai suoi piedi cantano, dalla neo-hit L’Angelo non Previsto alla storica L’Uomo coi Tagli. Casale coglie il momento di grande vicinanza spirituale col pubblico durante l’ultimo brano e decide di avvicinarsi, tanto, anche fisicamente: ecco che si lancia sulla folla che lo sorregge e lo abbraccia e canta insieme a lui mentre Abe, Eddy e Nicola non smettono di suonare.
Pausa poetica. Quasi struggente. è il turno del partenopeo (o fiorentino, che dir si voglia) Marco Parente che con la sua chitarra e la sua voce labile, tremolante e tremendamente penetrante cosparge sulle teste del pubblico prima pungenti foglie con Scolpisci Guerra quindi caldi fiori con Adam ha Salvato Molly che il cantante esegue al piano. Poi torna alla chitarra ed entra Manuel Agnelli che si siede al pianoforte e insieme eseguono una stupenda La mia Rivoluzione (anche la Donà è salita anzi tempo sul palco per cantare con Parente Senza Voltarsi).
Neanche il tempo di prendere il fiato ed ecco che arrivano i Linea77, gruppo che non ha bisogno di presentazioni: con loro arriva casino, luci e una scarica di energia pura con i migliaia di presenti che non riescono a trattenersi dal saltare sotto il palco, magari cantando Fantasma, azzeccato brano dell’ultimo cd Numb. Le voci dei due cantanti, Emo e Nitto, si sovrappongono a perfezione e il cocktail è completo (e non lo scopriamo certo noi) quando a suonare sono musicisti bravissimi. Il tempo di cinque canzoni e si può riprendere fiato, grazie ai Perturbazione, che offrono simpatiche melodie sicuramente non cattive arricchite da una curiosa trovata della voce Tommi Cerasuolo che scende tra il pubblico col microfono e inizia a cantare tra i propri fans. La cosa si svolge in modo molto discreto durante Il Senso della Vite e addirittura riesce a far sedere tutti per terra per rialzarsi insieme al pubblico quando la canzone decolla avviandosi alla fine. Hanno eseguito anche Agosto, tratta da In Circolo, loro ultimo lavoro, brano che ha avuto un discreto successo.


I Perturbazione all’opera

Ed ecco che alle otto arriva il momento di Cristina Donà, un po’ la “first lady” del Tora! Tora!, presente già a molte altre date della rassegna. Come al solito propone le canzoni dell’ultimo cd Dove Sei Tu, tra cui le dolcissime Nel Mio Giardino e Invisibile, la sperimentale Triathlon e la rockeggiante Truman Show. C’è anche il tempo per riassaporare le atmosfere di Tregua con la canzone scritta a quattro mani con Manuel Agnelli, Ho Sempre Me. Il modo in cui riesce a sussurrare ogni singola parola e allo stesso tempo a farla volteggiare veloce nell’aria fa della Donà una delle voci più originali e morbide della nostra musica. Quando poi anche la musica riesce ad emozionare con una semplice chitarra acustica, allora a fine esibizione non si capisce se è più il rammarico perché la magia si è rotta o l’euforia perché sta per entrare Morgan.
L’Appartamento è sul palco, tutta la voglia di divertire e far divertire sta nelle sue mani, che suonano dal piano al basso alle tastiere, nella sua voce, che si contorce e si allunga con teatrale facilità, nella sua voglia di stupire: quando entra Agnelli per salutarlo non riesce a trattenersi dal baciarlo sulle labbra. The Baby, Heaven In My Cocktail, Crash e Altrove sono pezzi eccezionali, forbiti, con un arrangiamento squisito e anche dal vivo riescono a coinvolgere perfino il più profano degli ascoltatori. Davvero molto, molto bravo, anche quando chiude con Il Nostro Concerto, cover di Bindi.


Morgan con Manuel Agnelli sul palco

A questo punto ci prendiamo una pausa. Non il festival che continua con i Modena City Ramblers che riescono con il loro ritmo a far saltare mezzo palazzetto. Un po’ nauseanti quando inneggiano contro Berlusconi o quando si intestardiscono con Bella Ciao, sicuramente più godibili quando si concentrano su fiati e giri di basso. Finiscono, dopo sei canzoni, a dieci minuti alle dieci. Ed ecco salire sul palco i PGR (Per Grazia Ricevuta), vera sorpresa in quanto a presenza di questa ultima data. Giovanni Lindo Ferretti e Ginevra di Marco hanno cantato brani dei CSI e canzoni nuove: Cupe Vampe, Unità di Produzione, Lieve, Come Bambino e Linea Gotica i pezzi proposti.
Ci avviamo al gran finale, ci siamo quasi. Mancano i Marlene Kuntz e la voce scura e sottile di Cristiano Godano nonché gli Afterhours con tanto di ospiti. Sale, come ovvio, sul palco per prima la band di Cuneo che stranamente propone solo quattro brani, ma tutti pregni di emozione e concentrati su scie musicali che li hanno fatti perdurare a lungo. Sonica, A Fior di Pelle, L’Abbraccio e Ape Regina hanno riempito di poesia il Mazda Palace che ha assistito alla solita performance enigmatica e misteriosa di questa band ormai di culto del panorama musicale italiano. Finisce tutto troppo presto ma neanche il tempo di starci a pensare su che sul palco si presentano gli Afterhours. E il pubblico è in delirio, boccheggiante ai piedi di Manuel Agnelli che sa, eccome se lo sa, che tutta quella gente è lì perché lui lo ha voluto e, credeteci, la gente a mezzanotte era davvero tanta. Si inizia con la ovvia Milano Circonvallazione Esterna (trovandoci a Milano) quindi con la Canzone di Marinella, cover di De André che ormai è entrata a far parte del repertorio degli Afterhours. E poi una girandola di emozioni con canzoni vecchie e più nuove, con Manuel che inizia a intonare Per Me E’ Importante e (come per magia?!?) appare (l’atteso) Federico Zampaglione. Ormai si duetta sul palco e passa poco tempo prima di passare ad una formazione trina: Quello Che Non C’è è cantata da Zampaglione, Agnelli e Elisa, esibizione da brividi. Quindi Elisa rimane sola sul palco, al pianoforte, esibendosi con due canzoni dal carattere, a mio modesto avviso, soporifero. Poi ritornano i cinque After e ritorna il rock con 1996, Non E’ Per Sempre, Pelle Splendida, Mio Fratello E’ Figlio Unico (cover di Gaetano) quindi Dentro Marylin cantata con la splendida Cristina Donà. Gli ultimi metri di una corsa pazzesca. E poi tutto finisce.


Gli Afterhours con Elisa e Federico Zampaglione

L’appendice dei Magazzini Generali con dj Boosta è una sfacchinata per chi ha vissuto in toto l’evento. Il viaggio di ritorno è ancora più stancante ma ne è valsa la pena. Il Tora! Tora! è una kermesse interessantissima, ogni data nasconde piacevoli sorprese… scommettiamo che diventerà un must nei prossimi anni?

vieni_127

COLLEGAMENTI

Intervista a MORGAN, by Mao168

Intervista agli ESTRA, by vieni_127
Intervista a MARCO PARENTE, bySkalka

Intervist a AMERIGO VERARDI (LOTUS), by Mao168

Foto di Pasquale Modica

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