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Interviste

Intervista ad AMERIGO VERARDI

Intervista ad Amerigo Verardi

E chi è?” direte voi… “Uno dei personaggi più importanti dell’underground italiano!” vi rispondo io… Una delle menti più “attive” che abbia mai incontrato. è alla continua ricerca di un progetto da intraprendere e portare avanti, quest’uomo. Esordì con gli Allison Run nel lontanissimo 1989, aggiudicandosi stima, premi e tanti di quei consensi che portarono la sua band ad essere giudicata “la migliore rock band italiana” di quell’anno. Ma non contento decide di intraprendere la carriera da solista, pubblicando “Morgan” nel ’93 giudicato da Amenta (giornalista del Mucchio) “album italiano dell’anno”. Nel ’95 dà vita ad un altro progetto: i Lula esordiscono con l’album “Da dentro” (in cui canta un’altra esordiente: una certa Carmen Consoli). Nel ’97 torna all’attività da solista con “Cremlino e Coca” seguito dalle consuete critiche positive. I Lula però non sono affatto morti: nel ’99 esce il loro album omonimo. Attualmente porta avanti il suo ultimo progetto, i Lotus che, con l’album “Nessuno è innocente”, ha arricchito ulteriormente il già florido panorama musicale italiano.
Ma se pensate che Amerigo Verardi è solo un musicista osannato dalla critica (in special modo e in più occasioni proprio dal “Mucchio”) vi sbagliate. L’artista brindisino infatti può vantarsi anche di una più che discreta fama di produttore e talent-scout. Dalle sue mani son passati e stanno passando gruppi come Sonica, Baustelle, Virginiana Miller, Bludinvidia e tanti altri… Direi che ha avuto l’occhio lungo quest’uomo… anzi, l’orecchio!

Ora vi racconto com’è andata:
Suonavano i Marlene, il penultimo gruppo prima del “dulcis in fundo” riservato ad Agnelli & Co. Verardi era placcato da un’imperterrita Paola Maugeri che non riusciva a stargli ad una distanza inferiore ai 2,3 cm. Io ero con la mia cartellina a qualche metro da lui, davanti all’ingresso posteriore del mazdapalace. Il Verardi, dopo qualche chiacchiera con la Paola e qualche altro amico decide (forse) di andare a vedere come Godano e i suoi spaccavano i timpani alla plebe sottostante. Io lo blocco e gli dico: “Amerigo, quando posso farti qualche domanda?” E lui: “Anche adesso…”
Un uomo, una disponibilità!
Accomodati ad un tavolino, comincio col dirgli…

Mao168: Allora, intanto vorrei farti presente che io sono delle tue parti. Sono della provincia di Brindisi.
Verardi: Eh, infatti l’avevo “sentito”… Mi fa piacere. Di dove?
Mao168: Io sono precisamente di Erchie…
Verardi: Di Erchie? Come Valentina Gravili…
Mao168: Sì, esatto… proprio come Valentina…
Verardi: …come “Cioppino”…
Mao168: Ah ah! Lo conosci???
Verardi: L’ho conosciuto in un posto assurdo in un momento assurdo, in cui io stavo facendo un lavoro come decoratore, un’estate, e lui lavorava come barista in un albergo dove anch’io ero. E l’ho visto lì che serviva superalcolici e io che andavo e prendevo, andavo e prendevo… e alla fine ci siamo conosciuti così, ed è venuto fuori che lui era di Erchie e tutto il resto…
Mao168: E’ una personalità interessante all’interno del panorama ercolano… Comunque, lasciando perdere lui, passiamo alle domande. L’originalità per te è un valore?
Verardi: Non in assoluto, nel senso che penso che sia una cosa che uno non… non vale la pena di essere perseguita l’originalità a tutti i costi o fine a se stessa, secondo me… o comunque io non lo faccio. Probabilmente è che la struttura mentale di ognuno di noi ti porta a fare delle cose simili a quello che hai in testa, quindi probabilmente io sono una persona strutturata così e le mie cose vengono fuori un po’ strampalate… o originali, oppure sicuramente “non mainstream”. Non mi piace fare ovviamente ciò che hanno già fatto gli altri e anche molto bene. Quindi non è quello il mio obiettivo. Il mio obiettivo è quello di ricercare, di girare… di girare e ricercare…
Mao168: Come mai hai messo su il progetto “Lotus”? Concettualmente da dove sei partito? Sei arrivato dove volevi arrivare?
Verardi: Sì, devo dire che in parte sì… perché “Lotus” era un progetto che comunque nasceva dall’idea di fare un disco molto aperto anche a influenze esterne, non necessariamente fare un gruppo a porte chiuse, che prova prova prova e riprova i pezzi fin quando non sono a puntino con tutti gli arrangiamenti va in studio e li registra. Non era quello che volevo. Quello che volevo era una cosa “viva”, “in movimento”, e che prendesse forma nel momento stesso in cui la registri, praticamente. Quindi, al di là di molte canzoni che erano state già scritte prima, alcune sono state finite durante la lavorazione; però gli arrangiamenti sono frutto del “momento” e di quello che hanno portato anche i musicisti esterni al disco.
Mao168: Tutti musicisti molto capaci, devo dire…
Verardi: Esatto… esatto. Direi proprio di talento…
Mao168: Eh bè, tu li hai scelti, selezionati…
Verardi: Bè, ma sono miei amici… quindi… Io non vedevo l’ora! Io non vedevo l’ora perché non mi interessa fare una cosa “bella perché bella”, “originale perché originale”, e poi firmarla “tutto io”. Non è neanche questo un valore per me da perseguire con accanimento. Secondo me devi fare veramente quello che ti senti. Io sono una persona che fondamentalmente ama conoscere persone, stare con gli altri, essere influenzato, discutere, cambiare anche le mie idee perché anche questo per me è importante. Quindi automaticamente, far entrare dei musicisti di quello spessore lì nelle mie cose, e farli anche collaborare a livello di scrittura, anche questo è stato un passo ancora “più su”. Per me è stata una cosa che non molti si possono permettere. E devo dire che se c’è un piccolo vanto che riguarda questo disco, è proprio questo. Sono felice di averlo fatto proprio così.
Mao168: Senti un po’… Hai 37 anni. Sei sulle scene da 15, o forse più, anni e hai usato il tuo nome per rappresentare la tua musica in 2 album, “Morgan” e “Cremlino e Coca”. Questa volta invece ti presenti come “Lotus” e non come Amerigo Verardi…e il perché ce l’hai spiegato. Ma da dove nasce la scelta del cambiamento? Concepisci la tua vita in fasi? (Allison Run, Amerigo Verardi, Lula, Amerigo Verardi, Lotus…)
Verardi: Io apparentemente… cioè magari uno può pensare che io posso calcolare di più queste cose. In realtà io faccio quello che veramente mi “succede” di fare, o quello che ho veramente voglia di fare e cerco di non fare quello che non mi và. è un concetto talmente basilare, che però ti porta a pensare che godo di una certa libertà di movimento. è questa la cosa che mi permette poi di poter attuare questi cambiamenti. Per me avvengono naturalmente. Poi ogni tanto mi giro… raramente, ma lo faccio… e dico: “Cazzo, minchia… 3 gruppi, 2 progetti da solista, di cui uno in inglese, l’altro in italiano, uno in lo-fi”… cioè, è qualcosa…
Mao168: Effettivamente la tua biografia è proprio un casino!
Verardi: E’ un casino! Evidentemente è perché deve essere così per me. Per me deve essere così, e non sarei contento di un’altra cosa. Penso che sia una specie di condanna, però piacevole…
Mao168: Io penso anche che tutti questi cambiamenti che si succedono, che si intersecano, siano il frutto di una mente vulcanica… ma c’è qualcosa che non sei riuscito a fare, qualcosa che volevi fare e non sei riuscito a fare? E che cos’hai in mente per il futuro, vista la tua grande inventiva…?
Verardi: La seconda domanda è quasi più semplice della prima. Diciamo che per il futuro i progetti sono più chiari perché ne ho già cominciato uno e sono quasi in dirittura d’arrivo. è un progetto in Inglese, una cosa, appunto, completamente diversa…
Mao168: Ho ragione io a dire che hai una mente vulcanica!
Verardi: Penso che sia anche l’insoddisfazione, poi in generale… cioè, calcola così: io fondamentalmente mi sento un artista underground, credo di essere un “artista underground a pieno diritto” semplicemente perché l’insoddisfazione è la “bandiera” della mia vita. Io non sopporto i gruppi di ragazzini, che a volte mi fanno sentire i demo e sono tremendi, semplicemente perché sono piene di cliché rock, senza mai avere lo spessore di una cosa davvero vissuta… ma VISSUTA! Non solo “presa” e fatta perché facendo musica rock ci si diverte. Io questa cosa qui non riesco più a capirla. Poi in momenti particolarmente tesi, secondo me, a livello politico, nazionale come sono questi, sopporto ancora di meno la superficialità e anche la mediocrità, proprio nell’approccio a una cosa che invece può essere presa in maniera più importante e più incisiva. Cioè che faccia più male, sia a te che la fai, sia quando la fai ascoltare poi all’esterno, e che arrivi in qualche modo… Questo per me è importante. La comunicazione in un momento in cui non c’è tanta comunicazione ed è anche molto confusa. Quindi per me è importante anche essere propositivo, non solo lamentarmi di tutto ciò che non và. Io non posso vivere senza un progetto da fare, senza una musica da scrivere. Quella è la mia vita… forse ho risposto, forse no… eh eh
Mao168: Va benissimo, non ti preoccupare! Allora, tu che sei anche un produttore puoi rispondere a questa domanda. Ho notato, soprattutto negli ultimi due anni che in Puglia di ragazzi in gamba ce ne sono veramente tanti! Spaziando poi su più generi: penso ai Bludinvidia, ai Negramaro, agli Aprés la Classe…
Verardi: …i Lova…
Mao168: Ecco… tutti gruppi che fanno generi diversissimi tra loro e tutti e 3 molto apprezzati dalla critica ma anche e soprattutto dal pubblico. Pensi che noi pugliesi abbiamo una marcia in più? Perché io noto che adesso ne stanno uscendo veramente molti…
Verardi: Se dovessi giudicare da quello che la Puglia ha prodotto, basterebbe pensare che ha dato i natali a Carmelo Bene, quindi mi viene tranquillamente di dire che i pugliesi sono un po’ “outsider”. La sua vita e la sua carriera artistica potrebbero essere la “bandiera” di questo pensiero. Poi chiaramente le epoche storiche ti portano più o meno fortuna da quel punto di vista. Ci possono essere dei “geni puri” come LUI, ci possono essere dei talenti un pochino più contorti, difficili da tirare fuori dalle grinfie del nulla da cui siamo spesso circondati. E non è facile… Però penso che la Puglia sia una terra ricca di magia. E quindi questo automaticamente porta le persone che ci sono nate, che fanno delle cose, anche creative, a riprodurre anche in qualche modo questa magia, sia attraverso la loro vita, sia attraverso l’arte che producono.
Mao168: E dal punto di vista della produzione: pensi che in un certo senso si potrebbe creare una specie di “consorzio regionale” o è più giusto ancora un discorso del tipo “non mettiamo gruppi che fanno generi diversi sotto una stessa etichetta”?
Verardi: Dipende da chi la propone, da chi la promuove questa cosa, da chi la organizza. Io non ho mai avuto grossa fiducia, ma semplicemente perché l’Italia mi rimanda indietro un clima di irrealtà, per quanto riguarda il mio mestiere, la mia professione. Sotto quel punto di vista leggo un’ignoranza… e non solamente da parte di gente che poi non c’entra niente, come potrebbero essere delle giunte varie… a volte mi capita anche di incontrare persone proprio del settore che sono dei “perfetti ignoranti”, degli incompetenti, e anche loro spesso sono molto propositivi. Quindi bisogna vedere persone e persone. Non è facile, secondo me… non è facile. Da questo punto di vista, non mi sembra una terra granché fertile, la nostra. Quindi ho paura che il tutto debba essere dato dalla fortuna di poter avere una quindicina di talenti straordinari, che si muovono contemporaneamente, nello stesso arco di tempo, facendo dei dischi pazzeschi e aprendo completamente le porte per una nuova ondata. Tutto questo, “internet permettendo”… e visto e considerato che non è facile adesso per un musicista riuscire a vendere dei dischi. Questa è una cosa tremenda… Sembra una cazzata, ma levare ad un musicista la possibilità di poter capire QUANTO sei riuscito a farti ascoltare, attraverso i dischi, le copie vendute, e queste cose qui… oltre che ci campi… Questo “scippo” virtuale, ma pratico dal punto di vista dei conti, è stata un’enorme “mazzata”. Quindi se si deve muovere qualcosa a livello “più organizzato”, non è certo comunque teso a promuovere chissà che cosa nelle regioni. Nelle regioni si dovrebbero promuovere delle SALE PROVE, tanto per cominciare… su quello sarei d’accordo. Ma per quanto riguarda poi il resto, l’Italia è in difficoltà, le etichette, le major sono in difficoltà gravissime; stanno facendo dei tagli mostruosi. Quindi, se già loro sono completamente all’asciutto, è difficile pensare che ci sia qualcun altro che possa riacciuffare per le redini questa cosa. Non è facile…
Mao168: …e non c’è una soluzione?
Verardi: Apparentemente, così alla distanza, no. Sembra che non sia stata proposta ancora una soluzione seria, se non appunto quella di tagliare drasticamente i prezzi dei cd, ma questa è una cosa che si dice dall’87, cioè da quando sono usciti i CD, e non è mai stato fatto. Quindi penso che ci sia qualcuno che ami prendere per il culo.
Mao168: Parliamo un po’ del disco. Io grazie ai Lotus ho respirato un po’ di anni ’70. I rimandi musicali sono espliciti. Per me i Lotus sono stati una specie di “macchina del tempo” grazie alla quale sono potuto tornare indietro a quelle atmosfere, pur non essendoci mai stato per motivi anagrafici. è stato questo il tuo intento? E che cosa ti rimane di quegli anni?
Verardi: Cioè… ti dico la verità: di quegli anni mi rimane veramente poco. Io ero molto piccolo quando ascoltavo musica negli anni ’70. Ho ancora i vinili, i primi vinili che ho comprato, insomma. I miei anni ’70 sono quelli alla fine. Fino al ’77, fino a quando poi non è esploso il punk, e poi di seguito la new-wave, io lì sono cresciuto e ho cominciato a suonare seriamente. Prima ero un divoratore assurdo di dischi. Io non sono una persona che ruba dalle borse degli altri, ma a mia madre ho rubato qualche volta qualcosa per comprarmi dei dischi… e questa è una cosa che onestamente ammetto… eh eh eh…
Mao168: eh eh…questo non lo facciamo sentire alla mamma…
Verardi: … però non mi sono mai pentito… Quelli sono stati il mio “tesoro”, il mio background, ma fondamentalmente quando faccio delle cose non penso mai seriamente di rifarmi ad una cosa semplicemente per… boh, non lo so… neanche per nostalgia. Non sono una persona, per esempio, nostalgica. Il mio preoccuparmi delle cose che voglio fare domani mi rende praticamente impossibile il girarmi troppo spesso indietro e guardare il passato, compresi gli anni ’70. Le cose mi si rimestano dentro con una velocità assurda. Io ho masticato di tutto negli anni ’70, non solo pop e rock: ho ascoltato jazz, musica etnica, musica classica. Credo che fino a diciotto anni io sia stata una persona voracissima di musica. Ovviamente, queste sono le mie basi. Quello che tiro fuori poi, anche la differenza tra un progetto e l’altro, può essere spiegato anche da questo. Magari un progetto può “profumare” più di anni ’70 perché… boh… forse perché in quel momento passava dalla mia pelle Lou Reed, David Bowie e qualche altra cosa, però è capacissimo che mi passino i Beatles degli anni ’60, i Television degli anni ’70 o i Sex Pistols o i Nirvana, o qualsiasi altra cosa. Sai, poi quando scrivi le cose vengono così, non fai neanche in tempo a renderti conto di quello che stai tirando fuori. A volte è anche imbarazzante e scarti magari i pezzi. è curioso poi sentire dagli altri come si formano le tue cose. In genere ti arrivano delle cose che ti lasciano perplesso e dici “Non è quello che volevo fare! Io volevo fare un disco assolutamente attuale e moderno”, semplicemente perché vuole affermare la fantasia o lo spessore di un prodotto in un periodo in cui c’è la negazione di tutto questo. Quindi io mi sento invece di urlarla fuori a mio modo, per come sono fatto io. Questo è l’intento.
Mao168: Come mai la scelta di non inserire i testi nel libretto? La veste grafica è particolare e l’immagine di quella donna è molto anni ’70! Chi ha curato la parte grafica? Rispecchia ciò che avevi in mente?
Verardi: Quella dei testi è stata una decisione che ho preso per la prima volta. Ho voluto che fosse così perché spesso mi capita di ascoltare dei dischi, leggendo i testi e mi rendo conto che nel primo ascolto sono troppo attento a leggere il testo e mi perdo in realtà proprio l’impatto emotivo del “tutto”. Siccome per me invece è molto importante questo, non mi interessa poi alla fine il particolare, separare le cose, far vedere che sono un poeta scrivendo il testo… Mi interessa il disco, la musica, il pezzo, la canzone, l’album nella sua interezza; quindi cerco di dare sempre meno input a livello… a tutti i livelli, anche dal punto di vista della copertina! Sulla copertina non ci sono colori (è bianca e nel mezzo c’è scritto LOTUS in nero… minimalista!), quindi fondamentalmente è uno spazio aperto. La donna è una licenza che i grafici, che tu magari conoscerai anche… Maurizio Pierucci, che suona in un gruppo di brindisi-lecce, e sua moglie…
Mao168: Ehm… no. Sai, io manco dal mio paese da tre anni ormai. Ora vivo a Siena, per cui…
Verardi: Ho capito… stai vivendo un’altra scena…
Mao168: …diciamo di sì…
Verardi: …e quindi loro hanno curato la copertina. Questa presenza femminile comunque mi sembra adeguata al disco, più che per il fatto degli anni ’70, quanto proprio presenza femminile in sé, perché secondo me nell’album c’è molto dell’aspetto femminile anche, non solo dell’universo maschile…
Mao168: Mi pare che l’unica finestra in rete da cui potete sporgervi è dal palazzo della Mescal. L’unico vostro sito disponibile in rete è solo una pagina del sito della Mescal. Come mai la scelta di non avere un sito riguardante i Lotus? Mi pare che neanche tu abbia un sito tuo…
Verardi: Anche questa è una scelta… perché comunque la trovo semplicemente un’operazione…
Mao168: “commerciale”?
Verardi: Sì, direi di sì! Nel mio caso lo sarebbe, perché io non potrei star dietro un sito, rispondendo a tutte le… Io non resto molto tempo al telefono, non resto molto su internet o ci sto pochissimo…
Mao168: Chi ti vuole conoscere deve comprare il cd…?
Verardi: Secondo me, sai… io quello faccio. Aprirmi eccessivamente ad altre cose che ti portano via un casino di tempo… poi la comunicazione via internet non è fra le mie preferite, quindi trovo un po’ di difficoltà.
Mao168: E’ una scelta alternativa… possiamo definirla alternativa!
Verardi: …anche in questo caso, ORIGINALE vero?… Eh eh eh…
Mao168: Sì! Perché conoscendoti anche nelle vesti di produttore, non consigliare ad un gruppo di mettere su un proprio sito, di questi tempi, è una rivoluzione!
Verardi: No, ma infatti non mi permetterei mai di consigliarlo ad altri… anzi! Io generalmente agli altri dico di fare delle cose che io non riesco a mettere in pratica per la mia pigrizia, per il mio essere “testa di cazzo” in certe cose, quindi li sprono in realtà ad essere più propositivi, a muoversi, in generale, di più e non pensare semplicemente alla musica come una catena di eventi del tipo “Il demo – Fare girare il demo – Facciamo il disco – La distribuzione – Le interviste – L’apparizione in tv – Il video – Apriamo il sito internet”. Tutte queste cose, alla fine, se tu le sommi in termini di tempo e a livello di spazio mentale che tu gli dai, occupano una grossissima parte, e non hai idea di quanto, rispetto a quello che in realtà un musicista dovrebbe fondamentalmente interessarsi e piacere fare di più… che è scrivere, ricercare. Fondamentalmente lavoro molto in studio. Mi piace stare in studio. è il mio mondo. Mi piace anche tradurre, eccetera eccetera… Internet non lascia libera la mia fantasia, molto semplicemente. Non è un mezzo che mi da la possibilità di comunicare in maniera fantasiosa. Quel tipo di fantasia la ritengo un po’ troppo “campata sul nulla”. Se non ho appigli con le persone con le quali sto comunicando, per me la comunicazione è STERILE e potrei anche quasi dire INUTILE. è la mia opinione, il mio modo di sentire la cosa. Per ognuno funziona in maniera diversa. Questa è la mia, semplicemente.
Mao168: Inglese/Italiano. Hai cantato in Inglese, ora torni a cantare in Italiano…
Verardi: …e adesso tornerò a cantare anche in Inglese…
Mao168: …la scelta da che dipende? Sempre dal fatto che “Fai ciò che vuoi”?
Verardi: Sì… non lo so. Penso di avere una specie di ISTINTO…
Mao168: …di fiuto!
Verardi: Sì, un qualcosa del genere… L’ho capito negli anni semplicemente perché facendo delle cose poi mi sono accorto che mi sono ritornate indietro come due cose che si incastrano magicamente, diciamo… Questa cosa qui me la riconosco. Quindi sto molto attento e le mie antenne sono generalmente sempre alzate. Sono molto attento a quello che percepisco. Cerco di capire perché sto ascoltando un certo tipo di musica in un periodo, perché sto vedendo certe persone, perché sto facendo certi discorsi… e tutto questo rientra in qualche modo nel cambiamento, poi. Ma… VELOCE! Nel momento in cui ho già intrapreso un progetto, non mi sono accorto di averlo fatto, è già andato ormai. Il dado è tratto. Direi che anche in questo caso l’Inglese è venuto spontaneo perché questo che sto facendo adesso è un progetto che nasce proprio con l’idea di fare una cosa a livello internazionale, e non nazionale.
Mao168: Quindi lo proporrai in Europa?
Verardi: Sì, assolutamente… assolutamente.
Mao168: Fin dove arriverai?
Verardi: Prima di tutto in Europa. Poi vediamo… andiamoci piano, per adesso. Questo è lo slancio, ecco… è lo slancio!
Mao168: Se ti chiedo di parlare di Valentina (Gravili, astro nascente, forse meteora del rock-folk cantautorale italiano)? Che è successo in pratica con Valentina? Io leggevo la tua intervista sul Mucchio (n. 545) e alla domanda “Valentina Gravili” tu hai risposto “Le persone sbagliate al momento giusto”…
Verardi: Sì, perché faceva da contro-altare alla prima domanda sugli “Allison Run” a cui avevo risposto “Le persone giuste al momento giusto”. è vero! Bè, nello stesso tempo ti capita anche di fare delle cose o di incontrare persone con le quali non riesci a stabilire per motivi che posso anche tranquillamente raccontarti, non ho cose da nascondere… per cui nascono delle incomprensioni abbastanza profonde che ti fanno soffrire e stare male; però contemporaneamente stai conoscendo altre persone, grazie a questo lavoro che stai facendo. Per me è andata esattamente così. Io ho lavorato con loro, però in realtà lavorare con loro ha significato conoscere un’altra persona con la quale adesso sto collaborando mooolto attivamente! Quindi, fondamentalmente io non serbo rancore verso nessuno perché sinceramente non è nella mia natura. Non sono fatto così. Però in alcuni casi, alcune persone riescono a toccarmi proprio in punti particolarmente deboli, delle cose che per me sono proprio alla base…
Mao168: …sacre…
Verardi: Sì, assolutamente sacre! Come il rispetto per la persona… ecco, quando io comincio ad intravedere che questa cosa non c’è più, oppure se ne ho la matematica certezza perché chi lo fa non riesce neanche a vergognarsene… in quel momento per me le persone automaticamente perdono la loro essenza! Non ho più niente da dire, non ho più niente da fare. Detto questo, io credo di aver fatto un grande lavoro per il disco di Valentina. Di questo ne sono sicuro… e posso anche dire che Valentina è una ragazza di talento! Dipenderà molto da lei se questo talento fiorirà oppure no…
Mao168: Rimaniamo nell’ambito personale, oltre che professionale…
Verardi: Scusami, volevo aggiungere che ovviamente non è una cosa che riguarda solo Valentina. Qui si parlava di uno staff… di produzione. Valentina, per come la vedo io, è anche lei una vittima di questa cosa, non un’artefice! Però, diciamo che dovrebbe riflettere su certe cose…
Mao168: L’ultima domanda. è una domanda personale! Negli ultimi 15 anni hai vissuto in diverse città italiane. Ora sei tornato a “Casa”, a Brindisi, no?
Verardi: Sì.
Mao168: Le altre città però, che cosa ti hanno dato? Pensi che la tua musica abbia subito qualche influenza di tipo geografico? O per te vivere in un posto o in un altro non fa differenza?
Verardi: Adesso non fa differenza più di tanto… anche se lo dico perché sto a Brindisi. Spesso mi chiedono: “Ma come cazzo è che sei tornato di nuovo a Brindisi?”
Mao168: Però è casa tua!
Verardi: Non solo è casa mia, ma è un posto che, come dicevo oggi anche a qualcun altro, è magico, e l’ho detto anche a te prima… Io ho bisogno di queste cose! Io soffro moltissimo il clima politico, soffro moltissimo le cose che cambiano, le cose che virano verso quello di cui ti parlavo anche prima… cioè proprio la “non-comunicazione”, ad una distanza assoluta… cose che poi portano a situazioni come quella attuale politica perché si basa proprio su questa cosa! Per me, se un Berlusconi qualsiasi arriva dove è arrivato è perché comunque ha camminato anche sulla scarsità, sul poco spessore del linguaggio che si usa via internet e in televisione, sulla banalità e sulla superficialità dei rapporti fra le persone e del loro modo di dialogare fra di loro. Questo è stato il cibo con cui si è nutrito, il terreno su cui è cresciuto lui come uomo politico e il suo partito. E adesso noi ne stiamo pagando, credo drammaticamente, le conseguenze; e ancora non è tutto! Questo mi fa soffrire molto. Quindi per me andarmene a Brindisi non è solamente un “Tornare a casa” ma è comunque un voler dire “Io adesso faccio esattamente quello che mi pare!”. Non devo stare in un posto perché me lo chiede il Presidente della Repubblica, perché me lo chiede il mio discografico, perché me lo chiede la mia fidanzata, perché me lo chiede mia madre. Io sono una persona che deve necessariamente avere un margine di libertà nel fare le cose, quindi soffro particolarmente i periodi in cui sento che questa libertà è più oppressa. Quindi cerco di fare delle cose che mi portano un risultato, per me, VITALE! Io ho bisogno di respirare, quindi in momenti peggiori magari, come questo, politicamente, ma anche discograficamente, guarda caso uno come me riesce a fare un disco come è quello dei Lotus, riesce a fare anche un altro progetto che spero vada a buon fine, anche questo in Inglese, PARADOSSALMENTE proprio… paradossalmente! Penso che Brindisi sia anche una risposta politica al mio modo di vivere le cose. Le altre città, forse in passato mi hanno dato più di quello che mi potrebbero dare adesso. Bologna in particolare è stato il posto in cui io ho cominciato a fare tutto, grazie ad un posto così fertile. A Brindisi credo che non sarei riuscito a rendermi conto di tante cose. E poi ho conosciuto un’infinità di persone che mi hanno insegnato a loro volta che non ci sono “confini” in realtà… ce li hanno costruiti! Ce n’è bisogno perché la burocrazia ha bisogno di stabilire certi parametri per tutti, ma in realtà non ci sono, ecco… Così come non ci sono tra la musica rock e la musica pop, a volte. I Beatles li hanno ascoltati tutti! Non sono d’accordo con chi è eccessivamente chiuso su un genere, su una cosa… non riesco a capire questo. E quindi ho bisogno anche in questo caso di spaziare, così come con i progetti, anche con le città, con i posti in cui vivere. Semplicemente per movermi un po’ l’ambiente intorno, per vedere un clima diverso, una geografia diversa, per vedere persone diverse. Questo per me era il momento giusto anche per imparare a conoscere meglio le persone della mia terra. Perché prima il mio unico sentimento era quello di ribellione, di fuga.
Mao168: Sì… eh, l’ho provato anch’io… eh eh…
Verardi: Eh… Esatto! Non so se poi tu avrai un “ritorno”, un giorno e riuscirai a vedere le cose anche da un altro punto di vista e quindi ad apprezzarle di più… però penso che con l’età sia naturale che questo possa succedere…

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