Due opinioni contrastanti sul nuovo lavoro degli Strokes: una parte della stampa ha elogiato “Room On Fire” dei cinque ragazzi americani ritenendolo degno seguito del fortunatissimo esordio “Is this it?”. L'altra parte ha bocciato in pieno il disco, ritenendolo la copia esatta del primo.
Mah, che dire? Effettivamente l'album non si discosta dal primo, ma forse a volte è meglio mantenere la stessa formula senza stravolgere la musica che tanto piace alla gente.
Ed ecco quindi che la voce di Casablancas si esprime di nuovo al meglio, forse più che in “Is this it”, rauca, aggressiva e stridente al punto giusto, accompagnata da schitarrate grezze e molto seventies, come la batteria pestata ad arte da Moretti.
E come nel primo album, i 5 yankies, ci riportano al classic rock della New York degli anni '60-70 con canzoni come “12:51″ (primo singolo accompagnato da un video “fantascientifico”), “What Ever Happened?” e “You Talk Way Too Much” per citare le migliori.
Un disco meno urlato e più ricercato del primo, nel quale si denota una maggiore maturità raggiunta dagli Strokes, che però non copre la genuinità e la freschezza che portarono “Is This It” al successo che tutti quanti conosciamo.
Quindi, come già detto in precedenza, a volte ripetere la stessa formula musicale non guasta per niente…
a parte la fighetteria e la musica che un bambino scriverebbe meglio e piu articolata, cos’avrebbero di tanto speciale da piacere stà gente? classico gruppo da ragazzine che si atteggia a pseudointellettuale della musica colta…..mah
Due piccole puntualizzazioni:
- il cantante si chiama “Julian Casablancas” non “Casablanca”
- il batterista si chiama “Fabrizio Moretti” non “Moretto”
gli strokes sono i più grandi…quanto alla bravura di questo critico…potrebbe iniziare a imparare a scrivere YANKEES…
@ giulio: infatti se parti con questi presupposti da colto intenditore di musica “vera”, non arriverai mai ad ascoltare bene per niente. la musica và ascoltata con umiltà e senza pregiudizi. provaci ogni tanto
A me è sempre piaciuto più “Room On Fire” che “Is This It?”. Room On Fire è a mio avviso più maturo, ordinato, univoco: una fucilata compatta di un sound che personalmente adoro.
@ giulio: Confondere questa musica con “robetta” secondo me non è corretto. Premetto che per quanto possano piacermi, e mi piacciono davvero tanto, riconosco che non sono un gruppo da fine del mondo e credo che per quanto importanti siano stati a livello musicale per l’inizio del nuovo millennio tuttavia non siano troppo da gonfiare. Ma il tuo discorso potrei farlo con molti gruppi (butto a caso) metal/cross-over o similaria che fanno musica incazzata per adolescenti socialmente repressi che si credono ascoltatori di musica tosta e “vera” quando invece ascoltano un branco di Neanderthal che sbraitano senza senso sul palco e che in realtà (come tutti i sedicenti metallari di oggi) sono sfigati bonaccioni che giocano a D&D.
Sarei un tantinellino superficiale non credi?