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Interviste

Intervista agli HOGWASH

Vengono da Leffe e possiamo considerarli la sorpresa di questo 2003. Non stiamo parlando dell’AlbinoLeffe, ma degli HOGWASH, che con “AtomBombProofHeart” si avvicinano a un’indie pop più melodico e malinconico, abbandonando la psichedelia più pesante degli esordi.

Intervista di Zappo.

Clicca qui per leggere la recensione di “AtomBombProofHeart”

Il vostro nuovo album “atombombproofheart” esce per la Urtovox Rec. Come mai questo cambio di etichetta?
Enrico: Stefano Cerati (Red Sun) ha semplicemente manifestato la sua intenzione di non voler più andare avanti con l’etichetta ed inoltre non credo avrebbe digerito facilmente la nostra svolta intimista, lui è votato per sonorità più heavy rock. Da qui la ricerca di una nuova etichetta che credesse nelle nostre nuove composizioni. L’approdo in Urtovox è stato molto naturale, il nostro promo ha solleticato le orecchie di Paolo che ci ha contattati subito con delle proposte concrete.
Edoardo: Vicino a Good Morning Boy, Elle, Ultraviolet makes me sick ci sentiamo in una bella famiglia.

E come mai questo titolo?
Enrico: Gli anni seguenti all’uscita del nostro secondo disco sono stati costellati da una serie di eventi che hanno cambiato fortemente il nostro umore, fatti personali e che riguardano la band a cui è seguito
anche un cambio di formazione con la sostituzione del bassista e il successivo ingresso di un secondo chitarrista. Ne siamo usciti un po’ ammaccati ma eccoci qui; dunque a mente fredda per superare tutto questo indenni ci sarebbe davvero voluto un cuore a prova di bomba atomica.
Edoardo: Direi che riguarda un po’ anche l’aria che si respira, loschi figuri che decidono per noi sia in Italia, sia nel mondo; serve davvero un cuore ancora in grado di battere e di sentire.

Com’è avvenuto il passaggio dalla psichedelia degli esordi all’indierock più intimista di “atombombproofheart”?
Enrico: Inizialmente è stata un scelta programmatica dettata dalla voglia di sperimentare ancora una volta soluzioni nuove che ci intrigassero portando nuovi stimoli alla nostra musica. Tante cose erano già dentro
di noi e in qualche modo avevano già trovato dei piccoli spazi nei dischi precedenti, stavolta abbiamo dimenticato l’irruenza, il rumore organizzato e la psichedelia per dirigerci verso canzoni essenziali giocate sul tocco e l’emozionalità. Un lavoro che ci ha coinvolto per circa tre anni e che ci ha costretti spesso ad abbandonare canzoni rifinite in ogni dettaglio che non si accomodavano con le
atmosfere che ci eravamo prefissi di ottenere.

Da dove nasce l’idea per la copertina del disco? Mi sembra rappresenti perfettamente le atmosfere che avvolgono la vostra musica…
Enrico: E’ un gruppo di fotografie scattate da mio padre una ventina d’anni fa quando partecipava ai concorsi fotografici. L’immagine di copertina è stata scattata sulle colline di fronte a casa mia, c’è una luce avvolgente e calda che ci è parsa adatta per il nostro suono. Se vuoi la puoi interpretare come un alba o come un tramonto o forse tutt’e due le cose a seconda della canzone che stai ascoltando…

Nel disco non sono usati campionamenti e loop elettronici? Come mai questa scelta?
Enrico: Essenzialità. Questa una delle parole d’ordine che anche in qualità di produttore mi sono bene impresso in mente. Nei precedenti dischi giocavamo spesso a stratificare il suono creando intrecci ai confini del prog-rock, il cambio di umore ha prodotto la voglia di rappresentarci per quello che siamo senza orpelli dimostrando che possiamo funzionare benissimo anche così. Inoltre per la prima volta abbiamo registrato in presa diretta per poter rendere al meglio il feeling di ogni pezzo. Tra l’altro non è difficile notare che
è un disco piuttosto “sporco” e spesso si sentono rumori di fondo che abbiamo lasciato volutamente.

Quali sono le band che vi hanno influenzato maggiormente?
Enrico: Per quanto mi riguarda in questo disco direi: RedHousePainters, Acetone, Joe Pernice, Pavement
Edoardo: L’ultimo disco di Beck, i Black Heart Procession, L’Altra, sempre riferendosi a quest’ultimo periodo.

Voi venite da Leffe, ultimamente al centro dell’attenzione per la sorpresa dell’AlbinoLeffe in serie B. Vi sentite anche voi gruppo rivelazione del panorama musicale italiano?
Enrico.:Ahahhahahahhahahahauheuhauhehuahuahuahuehuahueuahahuhuhuauh. No.
Edoardo:Paradossalmente questa eventualità è più facile che avvenga nel calcio, piuttosto che nella musica. I gruppi hanno successo e si rivelano solo in base agli investimenti che ci sono dietro, non basta avere un buon allenatore e bravi giocatori.

Domanda che non c’entra molto con la musica, ma che si collega alla domanda precedente: qual’è il vostro rapporto con il calcio? Ultras o spettatori indifferenti?
Enrico:Manca una terza opzione: disinteresse totale.

Cosa ne pensate della scena indie italiana?
Enrico: Non ho una percezione ben precisa di ciò che accade, la sensazione è che ci sia fermento senza grossi riscontri di pubblico. Ci sono ottime bands e credo che l’italia sia cresciuta parecchio dal punto di vista qualitativo medio e finalmente si sentono suoni competitivi con l’estero. Di qui a dire se lo stato di salute sia buono ce ne passa, comunque direi che è una scena che ha le carte in regola per crescere.
Edoardo: Siamo appena stati al M.E.I. e ne siamo usciti rinfrancati perché c’era tantissima gente e tantissimi gruppi che suonavano. Abbiamo visto i Cut ed i Perturbazione suonare dal vivo (bravissimi) abbiamo visto consegnare il premio agli Yuppie Flu. Insomma sembra che l’entusiasmo, l’attenzione e la qualità, seppure in un ristretto ambito di cultori, siano elevati.

Dal punto di vista musicale la vostra città mi sembra ricca di idee, grazie a band come Verdena, Gea e ovviamente gli Hogwash. Voi cosa ne pensate?
Edoardo: Bergamo non ha mai offerto molto, salvo qualche sprazzo di vivacità estivo, e così è facile che la gente si ritrovi in casa o nel nostro caso in cantina. Fra noi Gea e Verdena c’è un ottimo rapporto, io fra l’altro, prima di suonare con gli Hogwash, ho suonato per anni nella prima incarnaziane dei Gea ovvero i Bug. C’è anche una buona scena Ska con gli storici Arpioni, gli Orobians e poi la Famiglia Rossi. Bene o male ci conosciamo un po’ tutti.

Torniamo a voi: cosa avete in serbo per il futuro?
Enrico: Stiamo già lavorando su alcuni pezzi nuovi che ancora una volta prendono direzioni diverse rispetto al passato anche se stavolta pare ci possa essere una sorta di continuità rispetto alle canzoni dell’ultimo disco. Comunque per ora i nostri sforzi sono indirizzati alla preparazione dei live che faremo in primavera ed estate.
Edoardo: Siamo molto soddisfatti del nostro disco, ma non vediamo l’ora di poter fare ancora meglio.

Qualche anticipazione sulle vostre date…?
Enrico:Stiamo fissando ora le date, al più presto le pubblicheremo sul nostro sito e verrà diffuso un comunicato stampa in merito.

3 motivi per venire ad un vostro concerto?
Enrico: Venite per ascoltare qualcosa di insolito, emozionante e un po’ nerd.
Edoardo: Ascoltare, condividere, lasciarsi andare.

Tempo fa si vociferava su una presunta storia d’amore tra Enrico e Catherine Bell…confermate queste voci?
Enrico: E’ tutto finito ormai…I pettegolezzi che girano su di noi ormai sono roba vecchia, lei mi ha lasciato per un produttore cinematografico. Ah l’amour…

ImpattoSonoro.it vi da la possibilità di dire ciò che vi passa per la testa. é il vostro momento!
Edoardo: Una vita senza senso è una tortura.
Enrico: Ok! Vorrei dire che: “Questa affermazione non ammette alcuna dimostrazione”. Se l’affermazione fosse falsa,
allora sarebbe dimostrabile, ma ciò contraddice con l’affermazione stessa. Perciò per evitare la contraddizione l’affermazione deve essere vera. Ma, anche se l’affermazione è vera, essa non può essere dimostrata proprio perchè l’affermazione (che noi sappiamo ora essere vera) afferma la propria indimostrabilità.

Gli HOGWASH sono:
Enrico Ruggeri – Voce/Chitarra
Edoardo Nazzarri – Chitarra
Giuseppe Belotti – Basso
Roberto Remondi – Batteria

COLLEGAMENTI:
Sito Ufficiale degli Hogwash
URTOVOX Rec.
Recensione di “AtomBombProofHeart”

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