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Interviste

Intervista ai KECH

Una perfetta fusione tra rock e indie pop d’ottima fattura, nulla da invidiare ai colleghi indie d’oltre manica. E il loro album di debutto “Are You Safe?” lo conferma.
Stiamo parlando dei KECH intervistati per noi da Zappo

Clicca qui per leggere la recensione di “ARE YOU SAFE?”, album di debutto dei KECH

Leggo che inizialmente i Kech non avevano un batterista, e le parti ritmiche erano “suonate” con il computer? Come mai la scelta in seguito di trovare un batterista in carne ed ossa?
Pol: Per la verità i loop venivano usati quando il gruppo esisteva solo in forma embrionale: cercavano di registrare della canzoni su un 4 piste in camera da letto aiutandoci con dei pattern percussivi che “rubavamo” ai dischi che avevamo in casa. Ma era un ripiego: i Kech esistono da quando c’è Teddy.
Teddy: Nicola, che già mi conosceva di vista, era venuto a sentire una serata in un locale dove stavo suonando delle cover. Io in quel momento non avevo nessuna collaborazione seria che mi impegnasse: dopo il concerto mi
accennò al progetto Kech. Mi disse che rispetto al lavoro fatto prima in “cameretta” iniziavano a sentire la necessità di suonare le canzoni dal vivo e, anche dal punto di vista scenografico, presentarsi con una batteria sul palco sarebbe stato più indicato. Dopo una settimana ci incontrammo con il resto del gruppo e devo ammettere che rimasi letteralmente conquistato dal Cd. All’inizio cercammo di far coesistere basi e batteria, poi abbiamo sentito sempre meno l’esigenza di utilizzare i loop e gradualmente il modo di approcciarsi alla canzone ha privilegiato l’uso solo della batteria.

Vi ho conosciuto per la prima volta ascoltando “Margarine” inclusa in “Blu
Cammello”, compilation che racchiudeva altre band importanti della scena indie italiana, quali Perturbazione, Giardini Di Mirò, Yuppie Flu ecc. Com’è stato per voi essere inclusi in questa compilation?

Teddy: “Margarine” era un di quelle canzoni che univano loop e batteria suonata: è stato veramente bello vedere che una delle prime canzoni fatte insieme fosse stata scelta. Non ti nego che quando, passeggiando per Milano,
abbiamo visto il cd esposto in vetrina a Supporti Fonografici ci siamo emozionati e abbiamo fatto un brindisi a metà pomeriggio.

Dalla vostra musica “fuoriesce” una serenità e una spensieratezza non da
poco…condividete anche voi la filosofia “Suono, mi diverto, senza farmi troppe pippe musicali?” (scusate il termine…)?

Pol: Assolutamente sì, al 100%. Non vediamo altro motivo per suonare se non quello di divertirci. Ma le pippe musicali ce le facciamo anche noi, e non poche: solo che siamo… ehm… discreti, come per quelle altre…

In futuro manterrete la stessa linea sonora, o ci sono cambiamenti di rotta
in vista?

Pol: Il nostro obiettivo è sempre stato quello di scrivere belle canzoni, senza badare troppo all’arrangiamento o alle sonorità: nel complesso, cerchiamo sempre di asservire le atmosfere al brano, mai viceversa. Negli ultimi tempi abbiamo scritto pezzi decisamente più tranquilli, meno rumorosi, ma per divertirci abbiamo registrato anche una cover di “Vegetable man” di Syd Barrett molto elettronica. A parte tutto, la strada che sicuramente perseguiremo sarà quella della semplicità, quindi direi nessuna grande sterzata in vista.


Are you safe?” è stato registrato con Giuseppe Ielasi della Fringes Rec., molto apprezzato anche a livello internazionale soprattutto in ambito sperimentale? Come siete giunti a lui e come vi ci siete trovati?
Pol: Giuseppe frequentava lo stesso liceo che frequentavamo io e Nicola: è di due anni più grande, e noi eravamo in classe con suo fratello. Era un secchione imbarazzante, in matematica aveva sempre 10 mentre noi facevamo fatica ad arrivare al 5. Mai una volta che ci avesse passato un compito in classe, o che abbia messo una buona parola coi professori… Queste registrazioni ce le doveva, cazzo! Scherzi a parte, lavorare con lui è stato
tanto bello quanto divertente: pur provenendo da un ambito molto diverso, ha capito immediatamente cosa volevamo, ed è riuscito ad ottenerlo. Poi registrare in casa è molto più rilassante che non andare in studio: nessun
problema di orario, ambiente familiare e soprattutto cucina sottomano.

Registrerete anche i prossimi lavori con lui?
Teddy: Proprio in questi giorni stiamo ultimando le registrazioni di una decina di nuovi brani, se tutto va come sta andando mixeremo a febbraio.
Spero che Giuseppe – che è sempre molto impegnato – abbia capito che intendiamo febbraio 2004.

Come nasce una canzone dei Kech? Prima i testi o poi la musica (forse
questa dovevo cancellarla…)?

Teddy: No, perchè? In realtà è una domanda che mi fa sorridere ma non perchè sia banale. Fare una canzone nuova per i Kech è un momento molto imprevedibile e spesso anche esilarante. L’ossatura parte sempre dalla voce
di Giovanna che disegna un melodia su una serie di accordi di chitarra, poi il modo di arricchirla e completarla è sempre diverso. Pensa che certe volte il fatto di farne anche due contemporaneamente crea delle amnesie e della confusione, ma si riesce sempre a trovare l’idea giusta sul pezzo, raddrizzandolo se troppo intricato, sdrammatizzandolo se troppo “epico” etc etc… Diciamo che la base è, e credo resterà, quella di realizzare la
canzone nel senso più vero e semplice della parola: non perdiamo mai più di 2 o 3 minuti per studiare intro, bridge, o altre finezze del genere…

Sentite mai il bisogno di cantare in italiano?
Teddy: La musicalità dell’inglese è un po’ come pane e Nutella, che a Giovanna piace un sacco: non è da escludere che magari in qualche brano prima o poi ci sia un frammento di testo in Italiano, per ora in un brano nuovo
c’è una piccola parte in francese…
Pol: Siamo tutti cresciuti ascoltando musica inglese e americana, e in più abbiamo la fortuna di avere una cantante praticamente madrelingua, che domina l’inglese alla perfezione. Mi dispiace solamente che i testi non siano di immediata comprensione per tutti, perché Giovanna ne scrive di bellissimi: pensa che tra le prime canzoni che abbiamo fatto uno diceva “Non voltare mai la faccia al sole, perché correresti il rischio di vedere
l’ombra della tua testa”. In inglese però suona meglio, molto meglio…

Domanda classica: che opinione avete della scena indie italiana?Credete che possa competere con quella americana o inglese?
Pol: La tradizione è indubbiamente dalla loro parte, perché una “scena” (se così la possiamo chiamare) non è fatta solo di gruppi, ma anche – e soprattutto – di pubblico. In Italia sono convinto che esistano parecchie
realtà valide ed interessanti, che spesso, purtroppo, tendono a “cannibalizzarsi” vicendevolmente per mancanza di audience.
Qualitativamente, direi che noi italiani abbiamo buone possibilità di metterci in luce anche all’estero: considerata anche la giovane età del nostro “indie”, non vedo perché dovremmo sfigurare fuori dai patrii confini.
Quantitativamente, credo che una situazione simile a quella degli USA o della Gran Bretagna sia al momento irrealizzabile, essendo in quei paesi fondamentale l’apporto del pubblico per fare crescere le realtà
indipendenti. Senza attraversare l’Oceano o la Manica, poi, penso che anche in Europa se la passino molto meglio che qui: l’esperienza coi Caesar, in Olanda, ci ha fatto conoscere una realtà che – sebbene demograficamente
inferiore a quella italiana – culturalmente è molto più attiva.

Tanto per sapere cosa ascoltate: i vostri 5 dischi preferiti di sempre?
Pol: Ne mettiamo 5 a testa: “The Velvet Underground & Nico”, Velvet Underground, “Rain dogs”, Tom Waits, “Surfer rosa”, Pixies, “The Freewheelin’ Bob Dylan”, Bob Dylan; “Slanted & enchanted”, Pavement.

Teddy: Pink Floyd “Animals”, The Beatles “Revolver”, Paul Weller “Stanley Road”, Sparklehorse “It’s a wonderful life”, Radiohead “The bends”.

Giovanna: Alcuni li condivido con pol e teddy (the Bends, Surfer rosa e Slanted and Enchanted) Aggiungo: The Beatles, Stg Peppers Lonely Heart’s club band, Stone Roses, Stone Roses, e…Beastie Boys “Ill communication”

Nicola: è entrato in crisi mistica

Cosa salvereste di questo 2003 appena passato in campo musicale e non?
Teddy: Essendo milanista i derby, in campo non musicale.

Classica domanda conclusiva: progetti per il futuro?
Teddy: Le cose che qualsiasi gruppo si aspetta: tanti bei concerti, nuovi amici che ci vengano a sentire, tante idee nuove, girls, biscotti, un po’ meno caldo in estate, riuscire ad andare a suonare da qualche parte all’estero, lavorare meno lavorare tutti, magari un furgoncino sempre pronto per portarci dovunque, uno sconto sul prezzo dei cd, vedere gli scatoloni di “Are you safe?” diminuire sensibilmente senza che necessariamente finiscano nel Lambro in pasto ai pescegatto, ma soprattutto convincere Giuseppe a mixare entro la fine del 2004!

Impattosonoro.it vi da la possibilità di dire quello che vi passa per la testa. é il vostro momento!
Teddy: Se vostro figlio ad otto anni giocando con dei fiammiferi dovesse dare fuoco senza volerlo al tappeto del salotto…siate buoni con lui!

I KECH sono:
GIOVANNA (voci, melodica)
DAVIDE (chitarre)
TEDDY (batteria)
NICOLA (chitarre)

COLLEGAMENTI
Sito Ufficiale dei KECH
Recensione di “Are you safe?”>

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