Menu

Bibliophobia

DAMMI SPAZIO – Antologia – Edizioni “IL FOGLIO”

Dovevamo pure iniziare in qualche modo questa di sezione letteratura e quindi abbiamo chiesto di ricevere una copia gratuita (perché noi siamo della stampa fino a prova contraria) dell’antologia DAMMI SPAZIO delle edizioni Il Foglio.

La cosa strana è che l’antologia mi arriva con 5 giorni di anticipo sul suo ritardo previsto e questo mi fa ben pensare sulla casa editrice che effettivamente a prima vista (cfr. il sito http://www.ilfoglioletterario.it/new/ ) sembra di buon livello nonostante la poca fama. La qualità della copertina è ottima. Insomma nonostante la casa editrice non sia tra quelle più acclamate e appartenenti alla serie A italiana, si fa comunque notare e vi assicuro che almeno nella forma il libro è un libro, non una delle solite porcate di qualche casa editrice scadente.
In sostanza l’antologia raccoglie 17 testi in prosa di giovani autori e si propone “di investire su nuove forme di scrittura e soprattutto sui giovani” dice Gordiano Lupi.

Dopo la prefazione dell’editore, il libro si apre con un racconto di Fernando Bassoli 30 anni, felicemente disoccupato. Già si presenta con un titolo abbastanza scontato e inefficace (io sono un adoratore dei titoli), poi comincia il racconto con un tuffo nel sesso senza stile, un sesso fine a sé stesso che farebbe inorridire gli amanti della pornografia d’autore (per autore si intende il solo Henry Miller) e prosegue con un insieme di luoghi comuni sulla pigrizia dell’italiano medio che si salva solo nel finale abbastanza decente (intendo le ultime 3 frasi). Così se dovessi dare un voto darei un 4 arrotondato per eccesso di bontà. Il secondo racconto è osteria della mezzaluna di Fabio Beccaccini,un titolo che forse ricorda troppo quell’incompetente del Manzoni ed un inizio davvero mediocre che però si risolleva nel giro di poche righe. Nel complesso si presenta come una storia dalla trama non troppo complessa, non imponente non stupefacente, ma descritta con uno di quegli stili pseudo-ingenui che dimostrano una certo impegno da parte dell’autore e che riescono a coinvolgere il lettore. Nonostante ciò non vi vedo ancora nessuna nuova forma di scrittura, niente di sconvolgente, solo un rimescolare vecchi stili e molte letture. Viaggio in endovena di Giovanna Carboni e una di quelle prose troppo femminili (e di solito sono un femminista) che fa di ogni frase, un emozione, una sensazione, un concetto trascendente, come spinti da una insostenibile leggerezza dell’essere che faccia vedere tutto con un’ottica stupefatta ed eccitata. Soprattutto il finale molto banale “Guardo i miei compagni di viaggio. Negli occhi i riflessi dei fuochi e di un sorriso leggero”. Spero che lo leggiate lo stesso nonostante vi abbia svelato il finale. Finalmente, la pioggia di Andrea Carena ha probabilmente un incipit e un finale poco gradevoli, ma lo stile c’è anche se non è esaltante,c’è qualcosa di Leavitt (forse per il modo di guardare l’omosessualità) e c’è una descrizione dell’appartamento che quasi ricorda Ellis. Nel complesso un buon racconto. Molto buono Simone Ciclitira (specie se letto con sottofondo di Pet Life Saver [Giardini di Mirò]) con il suo work in progress che ricorda molto the road to Los Angeles del grande John Fante..certamente lo stile non è quello spiazzante e pungente del narratore americano, ma devo ammettere che è davvero un buon racconto e probabilmente lo comprerei un libro di Ciclitira nonostante la mia tirchieria.
E l’antologia prosegue così tra i suoi medio alti e i suoi bassi bassi che tocchi il fondo e inizi a scavare. Come Vittorio che si è scavato una nicchia (nel racconto Vittorio si è scavato una nicchia) ed invece è arrivato fino a casa di Susanna Tamaro. Perché se leggete questo racconto in contemporanea con un libro della Tamaro, quest’ultima vi sembrerà il James Joyce al femminile della letteratura italiana.
Inutile parlarvi di ogni racconto, diciamo che in sostanza l’antologia vale la pena comprarla, quanto meno per quei 7-8 scrittori che valgono qualcosa. Tra tutti vi segnalo Stefano Lorefice, che se dovessi presentarlo in qualche modo potrei iniziare con qualcosa tipo “quando io ero più giovane e lui era più giovane conoscevo Stefano Lorefice”, ma non sarebbe del tutto vero. Ho letto qualche sua poesia (che poi , a quanto ne so, è entrata a far parte di Prossima fermata Nostalgiaplatz [Editrice Clinamen]) mentre Lorefice pubblicava su lds. A quei tempi forse lo avevo un po’ sopravvalutato e, rileggendo ora qualche suo vecchio pezzo, devo dire che è abbastanza mediocre. Ma il suo racconto Rip-Off artist presente nell’antologia Dammi spazio è davvero di buon livello. Certamente non da reputarsi un genio o un innovatore, ma sicuramente una degna lettura. L’unico difetto di questo racconto sta nell’essere un racconto. In una struttura molto più amplia sarebbe risultato più efficace, perché, prima di entrare nello schema stilistico e nel linguaggio adoperato, devi leggerti almeno ¾ del racconto e, quando sei dentro, è già finito.
Un’altra segnalazione spetta ad Alberto Ghiraldo che in Federica? Alessia? Roberta! (titolo abbastanza del cazzo,molto abbastanza assai del cazzo) crea un racconto tipo La sentinella, con uno stile, forse non brillante, ma senza dubbio piacevole.

Se siete interessati e non riuscite a trovarlo nella vostra libreria, andate da Feltrinelli e dategli il codice ISBN 88-88515-78-X , (casa editrice il foglio) se non ricordo male si può anche comprarlo on-line sul sito www.ilfoglioletterario.it

P.S. sul retro c’è scritto ATTENZIONE! DAMMI SPAZIO fa bene all’intelligenza. Bere in piccole dosi.

Ahahahahahahahahhah

Ahah

Ah

-_-

Rocco

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Articoli correlati

Close