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Marlene Kuntz – Il Vile

Marlene Kuntz – Il Vile
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    “Il Vile”… Uno degli album più significativi degli anni ’90 del panorama rock italiano.
    I Marlene Kuntz, dopo il successo del loro primo album “Catartica” (1994) e con un nuovo bassista (Dan Solo), ripartono alla grande, trascinando con sé il pubblico che tanto li aveva acclamati precedentemente, rifacendosi a gruppi quali Sonic Youth, CSI o CCCP.
    Pubblicato nel 1996, l’album si apre con grande impatto, grazie all’affascinante “3 di 3”, che con intro di chitarra e batteria ci fa entrare in questo mondo fatto soprattutto di parole e musica graffiante.
    “Retrattile” ci trascina in una sorta di vortice attraverso soprattutto un maestoso giro di basso che segue ineluttabilmente tutta la canzone, e “L’agguato” che ricorda un incidente stradale, dove testo e musica si accompagnano in maniera quasi ipnotica (“Una confusione per incubazione!C'è una babilonia di disagio e compassione!Sono coma in ascolto, bagnato sull'asfalto.Grilla come olio un lago imporporato”).
    “Come stavamo Ieri” invece, è una rilassante canzone d’amore che pone un attimo di freno tra due canzoni, quali “Cenere” ed “Overflash”, che vanno ad esprimere acredine e durezza.
    “Ape Regina” è il capolavoro dell’album, 6 minuti e 28 secondi di vera perdizione. Due chitarre che si contrappongono, la voce di Godano (cantante e chitarrista del gruppo) che incalza… Batteria e un potente basso distorto che si accompagnano creando un muro sonoro, per poi sfociare in parti psichedeliche indefinite. Questo è il capolavoro e l’apice di tutto l’album.
    Altre due canzoni d’amore sono “L’esangue Deborah”, guidata da taglienti colpi di chitarra, e “Ti giro intorno”, con un giro di basso iniziale che riesce quasi ad entrarti dentro.
    “E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare” immette tanta carica fino ad esplodere ne “Il Vile”, che direi, chiude in bellezza quest’album, attraverso la voce quasi arrabbiata di Godano che abbassa il tono in momenti di pieno abbandono.

    Voto : 9

    Rosalba Volpe

    I Marlene Kuntz sono un quartetto cuneese, capitanato dal carismatico leader Cristiano Godano, chitarra, voce, anima poetica del gruppo. I Marlene nascono sul finire degli ’80, man mano crescono e passano da un ambito regionale a divenire volti noti della scena alternative italiana. Proponendo un sound noise, fanno uscire nel 1994 l’ottimo “Catartica” disco che li segnala all’attenzione della critica e del pubblico. “Il vile”, l’album seguente, pubblicato nel 1996 è quello che regala loro la definitiva maturazione ed un posto d’onore nel rock italiano.
    “Il vile” è un album rabbioso, raffinatamente rabbioso, grazie alle liriche ispiratissime di Godano, che risente dell’influenza di gruppi come i Sonic Youth, anche se, ad onor del vero, vi è una certa emancipazione dalle influenze “soniche” rispetto al precedente lavoro. Del resto il lavoro di Godano e soci ha da sempre conservato un margine di originalità e autonomia dal quartetto americano: infatti, mentre i Sonic indugiano in sperimentalismi estremi, i Marlene puntano ad un maggiore “divertimento” per l’orecchio dell’ascoltatore, sono più pratici e duri, più crudi e diretti. Le chitarre distorte e metalliche tendono a creare trame sonore arroventate che rivestono i taglienti testi di Godano, supportate dal basso di Dan Solo, entrato in formazione dopo “Catartica”.
    L’inizio è accattivante, “3 di 3”, canzone che parla di un menage a trois (“3 animali così volgari e neppure pari tre di tre: la mischia gaia di vipere”), la voce sensuale di Godano canta di amori volgari “neppure pari”, con la sua tagliente capacità descrittiva accompagnato da chitarre striscianti e incisive. Si passa poi a “Retrattile”, rabbiosa, stridente, sembra trasportare tutta la carica nata da una delusione (“Probabilmente io meritavo di più”), si fa portavoce di una morale distorta (“Parassitare per la nuova dignità è un surrogato delle andate vanità): ironia, sarcasmo, indignazione. Sembra già avvenire quel ribaltamento dei valori che si concretizzerà nell’ultima canzone dell’album, “Il vile”. “L’agguato” parte lenta, per crescere in un climax devastante “E il sole scaglia la sua gloria e se la ghigna”. La canzone descrive un incidente stradale mortale, e c’è dentro tutto il dolore di Godano “in un lasso esiziale un bolide appare e finisce lì”. Inizia poi “Cenere”, basso e batteria martellanti, un testo affascinante, una sorta di pianto infantile di un’esperienza sessuale prematura “Io che son bimbo, io non intendo ma piange forte il mio cuore: sai perché? Non ti so scopare”. Dopo questa tempesta sonora, una sequenza brani da lasciarti K.O., c’è un momento di pausa, di pura introspezione malinconica: “Come stavamo ieri” è una vera e propria oasi sonora in mezzo a tanto rumore “Come stavamo ieri…sarà così domani? Dimmi di sì”, una richiesta di certezze per uscire da quel “gelo dei sorrisi uccisi dalle nostre lacrime”. La canzone si disgrega in una parte puramente noise, preludio di “Overflash” uno dei brani più duri dell’album con chitarre impazzite quasi a raggiungere un rumoroso punto di non ritorno risolvendosi in un ritornello efficace: “Overflash delibera: viaggiare per non tornare mai più. Overflash compita: viaggiare per non tornare mai più. Voglio una figa blu.” Un rumoroso antipasto di quello che può essere considerato il capolavoro dell’album: “Ape regina”. Le chitarre iniziano a sentirsi lontane, indefinite, poi la batteria e il basso si introducono con un incedere marziale, la voce di Godano, sofferta e urlata declama tremante, folli versi per sfociare in un ritornello di lucida fredda cattiveria: “Posso fare fuori parti di voi con facilità, la mostruosità di ciò ravviva la parte cattiva che non ho avuto mai”. Devastante. La tensione è smorzata dalla seguente canzone “L’esangue Deborah” pacata e calma animata da un “fuoco splendido d'amore”. E’ tempo poi della delicata “Ti giro intorno”, sensuale e delizioso episodio all’interno del disco, lontano anni luce dalla violenza di “Cenere”: “Io ti giro intorno e ingoio fremiti, io ti giro intorno senza limiti”, il lato dolce di Godano. Poi c’è l’esplosione punk di “E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare”, confusione e delirio che sembrano far presagire “Il vile” che chiude l’album in grande stile. Una rabbiosa esplosione, un rovesciamento del comune modo di vedere, un mondo dove non si esaltano gli eroi, ma si onorano i vili. Una nuova morale per una generazione confusa, impotente, incapace di agire “Vorrei colpire al cuore e conquistare il tuo stupore, ma e' cosi' dura, credi, e sento che non lo so fare, non lo so fare”. Un’altra gemma incastonata in un disco di moltissimi alti e pochi bassi, fondamentale.

    Voto : 9

    Francesco Paolo Conteduca

    Tracklist:

    1. 3 di 3
    2. Retrattile
    3. L'agguato
    4. Cenere
    5. Come stavamo ieri
    6. Overflash
    7. Ape Regina
    8. L'esangue Deborah
    9. Ti giro intorno
    10. E non cessa di girare la mia testa in mezzo al mare
    11. Il vile

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    Discussione

    1 commento for “Marlene Kuntz – Il Vile”

    1. Assolutamente il loro apice creativo è questo, altro che il pur ottimo ma ancora acerbo Catartica. Questo è forse uno dei dischi più intensi, oscuri e viscerali degli anni ’90. Contiene gemme d’autore dilaniate dal “noise” chitarristico di rara bellezza come “L’Esangue Deborah” o “Come Stavamo Ieri” che si mangiano da sole tutte le borie pseudo cantautoriali del Godano d’ oggi. Questi erano i veri Marlene. Poi il nulla..

      Scritto da Skunk | gennaio 30, 2012, 0:48

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