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Cuori In Atlantide – Stephen King

Opera superba di Stephen King che, attraverso 5 storie, racconta la guerra in Vietnam e le conseguenze che ha avuto su determinati personaggi nel giro di 39 anni.
“Cuori in Atlantide” si apre con il racconto Uomini bassi in soprabito giallo (racconto, definito dallo stesso King, “da Torre Nera”), ambientato nel 1960 il cui protagonista è Bobby, un ragazzino che vede cambiare la sua vita con l’arrivo di Ted, un anziano dotato di strani poteri e dal passato tormentato. Proprio gli Uomini bassi in soprabito giallo cercano Ted, per sfruttare i suoi poteri: Bobby ha il compito di avvertire l’anziano nel caso questi individui siano in città. Attraverso questa strana amicizia, termina l’infanzia del bambino e Bobby scopre di avere risorse dentro di sé di cui prima era all’oscuro.
Il secondo racconto, che dà il titolo al libro, ci porta al 1966 e al mondo dei ragazzi universitari durante gli anni di guerra. Cuori, il gioco di carte, spopola tra i ragazzi che per questo gioco trascurano gli studi e vengono cacciati dall’università. C’ è chi vive la guerra con distacco (i ragazzi che giocano a carte), chi con preoccupazione (Pete e Nate) e chi con le proteste (Carol, coprotagonista del primo episodio).
Già il terzo episodio ci trasmette i postumi del Vietnam nel 1983 (“Willie il cieco”) ma è nel quarto episodio, Perché siamo finiti in Vietnam, che avvengono le prime testimonianze su chi ha davvero partecipato alla guerra. è il caso di SullyJohn (già apparso nelle vesti di amico di Bobby e Carol nella prima storia), tornato dal Vietnam senza un testicolo e con strane apparizioni di una Mamasan uccisa da un suo compagno di reparto il giorno in cui si è trovato, per la prima volta, in mezzo alla battaglia. Proprio questa Mamasan lo accompagnerà nell’”ultimo viaggio” (gli oggetti, posseduti da SullyJohn durante il corso della vita, e che piovono dal cielo in mezzo ad un casello autostradale, sono una splendida similitudine della fine dell’esistenza).
Il libro termina con Scendono le celesti ombre della notte in cui Bobby e Carol (creduta morta dalla fine del secondo racconto) si ritrovano al termine del funerale di SullyJohn dopo trentanove anni di distacco. Ad avvisare Carol dell’arrivo di Bobby in città un guantone da baseball che quest’ ultimo aveva perso nel lontano 1960…guantone inviato alla donna da parte di Ted.

“Cuori in Atlantide” rappresenta l’ennesima sfida di King nel rinnovarsi, nel prendere e rilasciare il genere horror come era successo già in “Stagioni diverse”. Il rendere protagonista un personaggio come Bobby e dimenticarlo, salvo qualche citazione nei racconti, per poi riproporlo a distanza di trentanove anni fa sembrare King ancora più maturo di quanto non lo sia già: non è il protagonista che si sviluppa ma è il tempo che cambia e prende altri protagonisti nelle storie, seppur legati tra loro. E proprio sul ruolo del protagonista gioca l’autore: mentre Bobby riaffiora negli episodi successivi come flashback, per poi ritornare nell’ultimo racconto, Pete, personaggio principale della seconda storia, narrata in prima persona, non riemerge nel libro. La sua storia termina nel secondo racconto, con un balzo enorme da studente universitario ad avviato lavoratore.
Inoltre il legame tra Uomini bassi in soprabito giallo, Perché siamo finiti in Vietnam e Scendono le celesti ombre della notte, racconti i cui protagonisti sono i tre ex amici Bobby, Carol e SullyJohn, è basato sulla narrazione in terza persona, la tipica forma di racconto. Al contrario Cuori in Atlantide narrato in prima persona mentre Willie il cieco in terza persona con l’utilizzo dei tempi verbali presenti (la storia è suddivisa, invece di paragrafi o capitoli, in ore)

Dal libro è stato riportato sul grande schermo “Uomini bassi in soprabito giallo” con il titolo “Cuori in Atlantide” (Anthony Hopkins nel ruolo di Ted)

VOTO : 8.5

Tiziano Faggioli

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