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Bibliophobia

La Rosa Rosso Sangue (Ilenia Lucani – Alberti & C. Editori 2003)

La giovane dottoressa Nicole Crawford si trova travolta in una crudele scia di omicidi che scorre dall’Italia agli Stati Uniti. Come uno dei più classici serial killer egli lascerà come traccia un indizio univoco come simbolo della sua personale vendetta. Una rosa insanguinata.
Coinvolta nell’incubo come perno centrale, Nicole si troverà ad essere contemporaneamente vittima e cacciatrice assieme all’immancabile super-agente dell’FBI col quale nascerà (ovviamente) un’epidermica storia d’amore.
Sarà necessario per i due scavare nel passato della donna e rivivere i momenti più duri della sua gioventù studentesca per ricomporre i tasselli delle storie che hanno portato a quella spietata conclusione.
Un finale tanto sorprendente quanto scontato e banalizzato in un racconto mediocre di un genere già trito e ritrito.
Il libro viene presentato come un giallo in pieno stile americanista con evidenti tratti ripresi dai tradizionali Cornwell e Lecter, ma risalta ancor di più all’occhio un’impostazione narrativa sceneggiaturistica da Telefilm. Sembra infatti di assistere alla scontatezza investigativa di un episodio de “La signora in giallo”, affiancata dalla solita maniacalità con cui entrano in gioco gli infallibili agenti FBI e le loro ostentazioni tecniche. Una puntata di C.S.I.
Sappiamo benissimo che in un genere come il thriller giallo vi debbono essere dei caratteri quasi imprescindibili perciò la critica deve partire proprio da questa consapevolezza.
Alcuni ottimi spunti ed un sagace utilizzo del flashback e del feedback fanno sperare in qualcosa di realmente originale, ma le speranze rimangono tali quando si vanno frettolosamente ad annunciare eventi, spesso cardine, che potrebbero benissimo essere lasciati alla sorpresa e all’immaginazione del lettore. Un Climax perdurante quasi tutta la seconda metà del libro che potrebbe tenere alta l’attenzione e la tensione sino al sapientemente costruito finale, se non fosse per alcune falle ed appesantimenti narrativi che rallentano notevolmente il ritmo.
Una brava scrittrice, Ilenia Lucani, ma che troppo spesso si perde nell’enfasi della scrittura emotiva; una riflessione maggiore nella periodistica avrebbe diradato quella sovrabbondanza di esclamazioni e probabilmente avrebbe fatto articolare meglio il tema amoroso tra i due protagonisti, che prende vita e si spegne frettolosamente nel giro di poche righe conclusive banalizzando così, quasi all’estremo, quella bella vicenda che l’autrice era riuscita a costruire grazie a cenni o la descrizione di impressioni personali o di sguardi. Un semplice “Ti amo” avrebbe rafforzato di molto entrambe le storie, ma soprattutto avrebbe dato più credibilità alla situazione (direi incredibile riuscire ad esprimere così tanti concetti, lucidamente, con un coltello conficcato in gola). Tutto ciò prende ancora più consapevolezza data l’ottima decisione di scrivere un Epilogo che lascia uno spiraglio alla riflessione nei riguardi delle persone con problemi psichici o che hanno subito traumi nell’infanzia, ma che avrebbe chiarito ogni eventuale punto buio della vicenda, amorosa o meno.
Ho sempre odiato i linciaggi gratuiti delle critiche, di cui sono stato spesso vittima, quindi vorrei che questo testo passi per una di quelle rinomate “critiche costruttive” e non come saccente cattiveria, con l’augurio per la scrittrice (qualora spero possa leggere queste righe) di continuare sulla buona linea mostrata in alcuni passi e che possa affermarsi tra le preferenze dei lettori, magari con una bella storia Made in Italy a 360 gradi.
L’invito ai lettori invece è il solito : andate a leggerlo e smentite ogni passo di questa mia critica.
“Non c’è critica migliore di quella personale”

“www.albertieditori.it

SKA

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