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Squarepusher – Ultravisitor

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Nuovo lavoro per il signor Tom Jenkinson, sempre alla ricerca di nuovi lidi da esplorare tra il jazz e la d'n'b più sperimentale e più “schizzata” dell'ultimo decennio. Squarepusher stavolta ci mette davanti ad un disco diverso, forse non uno dei migliori ma sicuramente valido. La tipologia dei brani è molto variegata. Il disco apre con la title track, Ultravisitor, pezzo d'n'b inizialmente molto vicino stilisticamente al precedente “do you know squarepusher?”, stravolto però da un'insolita chiusura ambientale e da una componente melodica ancor più presente. Mr. Square ci stupisce poi con pezzi tra jazz, virtuosismo, noise e addirittura brevi tracce acustiche. Spesso ci si trova affacciati su sonorità avanguardistiche o quasi noise come succe in An Arched Pathway o 50 Cycles. Il nostro non ci fa mancare comunque il suo stile più classico rappresentato da pezzi come Menelec o C-Town Smash, d'n'b alla squarepusher ma mai uguale e in continua evoluzione. Tetra-synch è sicuramente il pezzo che incuriosisce e rimane un mistero di oltre nove minuti da ascoltare e riascoltare dove Squarepusher ci rende partecipi di un ambiente vagamente jazz e delle sue prodezze bassistiche sviluppando oltretutto un'armonia non banale, il tutto sempre condito da strumenti elettronici. Il disco si chiude con un pezzo di chitarra acustica che mai avremmo pensato di trovare, Every day i love, che seppur insolito allo stile non stanca affatto e cattura. In conclusione un bel disco che vale assolutamente la pena di comprare, scaricare, masterizzare, autocostruire, o semplicemente ascoltare che forse sopratutto per la grande quantità di nuovi elementi e sperimentazioni introdotte non riesce ad avere una forma unitaria. Ma chi dice che sia un difetto? Come dice il vecchio saggio Zen “Squarepusher è troppo un figo”.

Voto : 7

Squarepusher è sempre stato un'artista dalla doppia anima; di lui se ne è parlato un gran che bene senza forse soffermarsi alla reale valutazione dei suoi prodotti ammaliati come si era dal fenomeno Warp Records (la sua casa di produzione) e da tutto ciò che l'Inghilterra in generale sbandierava come avanguardia e quindi come must per tutto il pubblico (seppur di nicchia) dell'elettro sperimentale. Questo accadeva qualche tempo fa; ora come ora i confini si sono ridimensionati e il centro dell'attenzione si è progressivamente spostato da Londra a Berlino. Gli artisti Warp non sempre all'altezza della loro fama hanno ceduto il passo ai vari Funkstorung, Ellen Allien, Mouse on Mars e compagnia bella. Squarepusher dopo aver sfornato un paio di album non proprio superlativi (“Go Plastic” e “Do You Know Squarepusher”) ci riprova ed esce con un disco dall'aria concettuale, che già dalla copertina intuisci che qualcosa è cambiato. Il cd inizia a girare e tutta l'eccitazione preacquisto accumulate si scioglie in un mare di banalità e delusione come neanche l'italia degli scorsi mondiali è riuscita a regalarci. Niente… Squarepusher è artisticamente deceduto. La verve creativa dei primi lavori è andata man mano scemando lasciando un vuoto che il nostro se non qualche isolata eccezione non è più riuscito a colmare. Parliamoci chiaro, Squarepusher, come del resto Aphex Twin, ha delle grandi capacità di sintesi ed una tecnica paurosa che gli hanno permesso di arrivare fin qua e di crearsi un nome nell'inflazionato mondo dell' IDM e dintorni ma preso dalla fuga di “dimostrare” sempre e comunque si è dimenticato di riflettere e rielaborare in maniera originale le sue sprizzanti intuizioni musicali. Ascoltando quest'album mi vengono in mente artisti come i Metallica ed i Kraftwerk ormai decaduti ma pur sempre sulla cresta dell'onda un po' per la paura di essere dimenticati, un po' perchè hanno capito che arrivati ad un certo punto si può benissimo vivere sugli allori tralasciando completamente il discorso della qualità musicale in secondo piano. Ultravisitor è un campionario autocelebrativo che vuole porsi come manifesto rivoluzionario. Le intuizioni ci sono ed alcuni pezzi vanno alla grande ma siamo sempre lì. Suono tipicamente inglese, synth super digitalizzati e sintetici, batteria in tipico stile drill'n'bass, bassi free jazz ecc ecc. Insomma niente di nuovo. Sicuramente Ultravisitor potrà piacere ai neofiti del genere mentre per tutti gli altri il consiglio che do è di andarsi a riascoltare “Hard Normal Daddy” e pensare con un po' di tristezza nel cuore che se i grandi miti del passato sono in lento declino c'è una nuova generazione di artisti che sta facendo cose veramente interessanti e non meno di valore. La musica ve avanti con o senza Squarepusher.

Voto: 5

Tracklist
01. Ultravisitor
02. I Fulcrum
03. Iambic 9 Poetry
04. Andrei
05. 50 Cycles
06. Menelec
07. C-Town Smash
08. Steinbolt
09. An Arched Pathway
10. Telluric Piece
11. Distinct Line II
12. Circlewave
13. Tetra-Sync
14. Tommib Help Buss
15. Every Day I Love

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