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Radiohead – Ok Computer

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Recensire un disco come Ok Computer non è affatto facile. Certo, basterebbe ricordare che qualcuno l'ha definito miglior disco degli anni '90 (e qualcun altro miglior disco e basta), basterebbe ricordare che in qualche università questo album è diventato oggetto di studio, basterebbe ricordare che molto probabilmente Ok Computer è il miglior ritratto della società contemporanea, migliore di qualsiasi altro scritto. Ma Ok Computer è prima di tutto un album di musica, e quindi come tale va trattato, almeno in un primo momento. Dal punto di vista musicale, la cosa che lascia stupefatti è come la diversità stilistica tra i brani non crei confusione; al contrario, l'album ha un'incredibile coesione tanto che resta difficile usare lo skip del lettore CD, forse anche perché c'è un filo conduttore nei testi delle canzoni (io l'avrei sottotitolato “Questo è il mondo in cui viviamo”). Si parte con Airbag: attacco minaccioso di chitarra e violoncello, voce inquietante ti Thom Yorke e batteria campionata e ripetuta: sembra già di essere in un'altra dimensione. Il “sembra” sparisce automaticamente già dalla seconda traccia, l'epocale Paranoid Android, tre canzoni in una (e infatti all'inizio c'erano tre canzoni diverse, poi venne l'idea di riunirle), sei minuti e venti, scelta come primo singolo. Paranoid Android ha una prima parte in cui la melodia “paranoica” (in linea col titolo) si fonde, nel ritornello, a frasi pronunciate dall'androide paranoico, che dice “potrei essere paranoico, ma non sono un androide”; la seconda parte è una specie di pastiche sonoro in cui rumore e rabbia dominano la scena; la terza parte è un commovente mantra con frasi che sembrano davvero frutto di una mente paranoica, tra le quali io ricorderei l'ultima, il monito inquietante di Yorke: “Dio ama le sue creature”. Paranoid Android è uno di quei pezzi che davvero ci ricordano che la musica è essenzialmente un'arte: ogni nota sembra (anzi è) messa al punto giusto, ogni parola è lì per colpire l'ascoltatore. Alla stupefacente Paranoid Android segue un pezzo che mi fa venire in mente una parola ben precisa: claustrofobia. Subterranean Homesick Alien (anche se per due terzi rubato a Bob Dylan, questo titolo è qualcosa di eccezionale) è sognante, con un testo incredibile (l'alieno in questione è l'alter ego di Yorke). Segue uno dei tanti capolavori dei Radiohead: Exit Music (For a Film). La favola di Romeo e Giulietta secondo Yorke, con la classica frase da personalità paranoica: “…ed ora che siamo una cosa sola in una pace eterna, ci auguriamo che voi soffochiate…”. La tensione è smorzata da Let Down, con una specie di carillon all'inizio (bell'effetto sulla chitarra), in cui l'apparente tranquillità della melodia è in contrasto con la spietata fotografia metropolitana scattata da Yorke, che narra l'assurdità e la velocità della società in cui viviamo. Karma Police, traccia numero sei, non ha probabilmente bisogno di presentazioni, perché è una delle canzoni più note dei Radiohead, con una bella parte di piano, una bella melodia, un testo enigmatico e proprio per questo inquietante, un finale commovente. Fitter, Happier è una non-canzone in cui una voce ci insegna i trucchi per essere “più in forma, più felici” (qui c'è della palese ironia, ma l'inquietudine del sottofondo sembra essere una tragica presa di coscienza nei confronti delle regole da seguire per essere un “world child”, come diceva Thom in Street Spirit). Quasi ci fosse un progetto studiato a tavolino, Yorke e soci ci fanno uscire solo per un attimo dal tunnel in cui ci avevano trascinato e ci regalano quello che sarà l'ultimo pezzo “coi testosteroni”, per così dire, della band, l'ultimo rock'n'roll dei Radiohead: Electioneering è uno sberleffo alla politica e alle sue regole. Si torna nell'abisso con la stupenda Climbing Up The Walls, a mio parere una delle “cose nascoste” migliori dei Radiohead, con un ottimo testo che sembra quasi una dichiarazione d'amore/amicizia, ma che in realtà è stata ispirata da un periodo in cui Yorke ha lavorato in un ospedale psichiatrico. Dal punto di vista della musica, la band la definisce “terrorizzante” e credo che non ci sia termine migliore di questo. Chi ha letto altre recensioni di chi vi sta scrivendo, può notare che a volte non me la sento di cercare parole per tentare di descrivere una canzone. Bene, in questo caso la canzone in questione è No Surprises. Questa canzone non va ascoltata. Va sentita dentro. Chiudono l'album Lucky, un buon pezzo che forse non risulta eccezionale per via della traccia che lo precede, e The Tourist, perfetta canzone da chiusura, scritta dal chitarrista Jonny Greenwood, con una grande interpretazione vocale (tanto per cambiare) di Yorke. Alla luce della musica, dunque, Ok Computer lascia stupefatti perché sembra essere stato scritto nel futuro (qualcosa anche nei testi sembra un'analisi di un futuro prossimo), e per questo viene spesso definito come il Dark Side of The Moon dei nostri giorni. Ma proprio per questo, visto che io non considero Dark Side of The Moon come il miglior disco dei Pink Floyd, allo stesso modo devo togliere mezzo punto a Ok Computer perché c'è qualcosa di inspiegabile che mi fa piacere di più The Bends e poi i successivi album del “periodo elettronico”. Comunque ciò non toglie che Ok Computer resterà una delle più alte cose che potremo far ascoltare ai nostri figli, senza temere il confronto con i vari dischi degli anni 60 e 70, e consegna i Radiohead alla storia della musica al fianco dei grandi nomi. Ci siamo capiti..

Tracklist
1. Airbag
2. Paranoid Android
3. Subterranean Homesick Alien
4. Exit Music (For a Film)
5. Let Down
6. Karma Police
7. Fitter, Happier
8. Electioneering
9. Climbing Up The Walls
10. No Surprises
11. Lucky
12. The Tourist

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