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Bibliophobia

Il tragediometro ed altri racconti

Tutti i racconti presenti nella raccolta “Il Tragediometro” sono scritti in un modo stupefacente. I personaggi sono in bilico tra la normalità e la rappresentazione dei sentimenti umani. L’equilibrio è così perfetto che la storia non si banalizza né si auto-esalta. Si lascia leggere e capire senza innalzare cartelloni pubblicitari per ogni metafora.

Rocco

Difficile dire se sia più facile scrivere una raccolta di racconti o una storia unica. Probabilmente tenere la tensione narrativa per l’arco di almeno 100 pagine non è molto semplice, ma creare una buona raccolta di racconti è sicuramente molto difficile. Un esempio di raccolta di racconti passata alla storia per la sua bellezza, per la complessità e per il legame simbolico presente tra i vari brani, è sicuramente Gente di Dublino di James Joyce (titolo originare Dubliners). Il tragediometro ed altri racconti di Helene Paraskeva è di più facile lettura rispetto al capolavoro dello scrittore irlandese, ma è nello stesso tempo un opera di grande saggezza, scritta con uno stile fresco, pungente, ironico e mai auto-esaltante. Non ci sono racconti più belli e racconti più brutti, perché l’autrice riesce a scandagliare in profondità l’animo, la psiche e le azioni di tutti i personaggi, da renderli contemporaneamente maschere e gente comune: mai banali, ma nello stesso tempo mai appesantiti da inutili digressioni sulla loro personalità. Tutti i racconti riescono a coinvolgere il lettore, per la fluidità della narrazione.

Non è un’autrice famosa e strapagata, probabilmente pubblicare questa raccolta di racconti non le sarà di nessun aiuto economico nella vita e forse non leggerete recensioni positive nei giornali famosi – non perché non le merita, ma perché esiste da sempre un underground di cui nessuno s’interessa (altrimenti non si chiamerebbe underground) – ma chiunque legga con gli occhi e non per sentito dire o per farsi una fama di intellettuale, dovrebbe avere questo libro nella sua libreria.

Vi inserisco qui di seguito la parte conclusiva del racconto più breve della raccolta:

Questa volta optava per l’approccio illuminato.
– Che tipo di “dolcezze” intendevi?
– Niente, giocare all’oracolo.
– E lo firmi pure, idiota? Non ti ho detto di non firmare mai? Un giorno firmerai anche la tua condanna a morte. Smettila di scrivere! Non hai capito che non devi scrivere? Quelli aspettano solo l’occasione.
“Quelli” è sempre stata un’entità minacciosa.
– Mamma! è tutto inventato, scritto per scherzo!
– Il maestro sai che ha detto, invece?
La faccia ingigantita annunciava il verdetto.
– Che sei “sessualmente matura”! Capito? A dieci anni!
Come Nanà.
Mamma mi rimprovera l’ispirazione. Il maestro la precocità. E ne venivano avvertiti tutti.
Il vaiolo di Nanà, almeno, si vedeva.


(tratto da “Tempi illuminati”)

link utili:

Il Tragediometro ed Helene Paraskeva in Fara Editrice

Rocco

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