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Monografie

Speciale RADIOHEAD

“Finchè in tv, il massimo del supermarket, ci saranno tipi come Thom Yorke allora vorrà dire che c’è ancora spazio per la Bellezza. E la Bellezza può salvarti.”

Zappo e ^Sandman^


Qualche scienziatello musicale con aria arrogante dice che siano la band più sopravvalutata degli ultimi tempi. Io penso che sognare di assistere a uno dei loro concerti o aspettare frementi l’uscita di uno dei loro dischi, sempre, sia uno dei motivi per cui vivere.
Si, perchè i Radiohead, non hanno mai deluso. E non è facile stare sempre al centro dell’attenzione e non distrarsi mai, mettendo sempre in primo piano la musica. Sarebbe facile perdere di vista la giusta strada, ma loro non sono una band con l’illusoria ambizione ad essere la più grande rock band di sempre, come per esempio vorrebbero essere gli U2, lasciando spesso e volentieri da parte il lato artistico per dare spazio all’immagine.
No..per i Radiohead la cosa che più conta è la musica. E in fin dei conti non sarà certo la pettinatura di Thom Yorke a trasmettere quello che si prova a contatto con la paranoia di “Ok Computer”, con l’elettronica (e non solo) di “Kid A/Amnesiac” o con la semplicità di “The Bends” o con l’ultimo discusso (tanto per cambiare) “Hail To The Thief”.
Proprio per questa loro apertura musicale, il cammino dei Radiohead è sempre diverso, i loro album sono come persone che amiamo e che cambiano continuamente, e per questo fanno discutere.
E tutto è arte: dai dischi ai video, senza parlare dei loro live (indescrivibili), le copertine dei dischi…tutto…. ci sarebbe da parlare per ore, ma penso che questa frase di Giulio Casale degli Estra dica tutto:

“Finchè in tv, il massimo del supermarket, ci saranno tipi come Thom Yorke allora vorrà dire che c’è ancora spazio per la Bellezza. E la Bellezza può salvarti.”

Una gran bella storia…

“Radio Head” è una canzone dei Talking Heads inclusa nell’album “True Stories”.
Siamo nel 1992 ed ecco ufficialmente i Radiohead, band nata nel 1988 sotto il nome di On A Friday per opera di cinque studenti di Oxford: il cantante Thom Yorke, il bassista Colin Greenwood (già nella punk band TNT), il chitarrista Ed O’Brien, il batterista Phil Selway ai quali si unirà in seguito anche Jhonny, fratello di Greenwood, alla chitarra.
Il 22 luglio 1991, con questa formazione gli On A Friday si esibiscono per la prima volta in pubblico all’Hollybush di Oxford. Nel marzo del 1992, come già detto, i cinque studenti oxfoniani decidono di cambiare nome, optando appunto per Radiohead, dal singolo dei Talking Heads.
Con il nuovo nome i cinque incidono un EP, “The Drill”, che ottiene uno scarsissimo successo.
Ma i Radiohead con gli strumenti ci sanno fare…è solo questione di tempo.
Il 21 novembre dello stesso anno esce “Creep”, primo singolo della band, la canzone che a detta di Colin Greenwood “ci avrebbe dato fortuna, ci avrebbe distrutto la vita e ci avrebbe illuminato il cammino”.
Una sorta di inno generazionale per perdenti ed emarginati che diventa subito un hit mondiale che cambia radicalmente la vita ai cinque studenti di Oxford, catapultandoli nel complicato mondo della musica.
Molti classificano i Radiohead come la classica “one-hit-band”, capace di un grandissimo successo per poi eclissarsi nel nulla.
Evidentemente (e fortunatamente) si sbagliavano.
Ed ecco quindi “Pablo Honey”, primo album dei Radiohead, che raggiunge la venticinquesima posizione delle classifiche inglesi. Un disco di pop-rock all’inglese suonato magistralmente e con originalità dai cinque, che ottengono il disco d’oro per le vendite in America, dove tengono anche un tour di supporto a Belly.
L’anno successivo esce l’ep “My Iron Lung”, un piccolo assaggio di ciò che i Radiohead ci faranno scoprire l’anno successivo con “The Bends”, secondo album, che stupisce per l’appeal psichedelico (vedi “Planet Telex”), e per le divagazioni acustiche di “Street Spirit”. I più critici definiscono i Radiohead come una copia degli U2, come una band ancora immatura incapace di trovare una via comune, ancora in bilico tra hard rock, psichedelia e pop alla Smith.
“Ma The Bends è un disco magnifico dall’inizio alla fine: il rock della title-track o di “Bones” spezza le gambe in un attimo a qualsiasi ubriacone mancuniano (ogni riferimento ai Gallagher è puramente casuale) e a qualsiasi brettanderson.
Il capolavoro del disco è sicuramente “Street Spirit” di cui lo stesso Thom Yorke dirà: “”Non l’ho scritta io, si è scritta da sola. E’ un tunnel oscuro senza una luce alla fine. Per cantarla distacco il mio radar emozionale dal pezzo, altrimenti non potrei suonarla, mi accascerei sul palco. Street Spirit parla del guardare il diavolo dritto negli occhi, sapendo che, qualunque cosa tu faccia, sarà lui l’ultimo a ridere”.
“The Bends” porta i Radiohead ad esibirsi come supporters nella tournè degli R.E.M. e di Alanis Morissette. Ed è in questo periodo che la band comincia ad impegnarsi nel sociale a favore di organizzazioni come Amnesty International e War Child. il 19 febbraio 1996 ricevono il “Freddie Mercury Award” per il progetto “Help!”, un album a favore dell’organizzazione War Child che aiuta i bambini bosniaci nel quale è presente l’inedita “Lucky”.
Nel 1997 esce “Ok Computer” destinato a diventare uno degli album capolavoro degli anni ’90. é un album vario, fantasioso in cui svettano pezzi come “Karma Police” (accompagnata da un video a dir poco stupendo), “Lucky”, e un singolo dichiaratamente anti-commerciale, i 7 minuti di “Paranoid Android”, uno di quei pezzi che davvero ci ricordano che la musica è essenzialmente un’arte: ogni nota sembra (anzi è) messa al punto giusto, ogni parola è lì per colpire l’ascoltatore.
Ok Computer resterà una delle più alte cose che potremo far ascoltare ai nostri figli, senza temere il confronto con i vari dischi degli anni 60 e 70, e consegna i Radiohead alla storia della musica al fianco dei grandi nomi.
Rolling Stone scrive a proposito di “Ok Computer”: “Questo album è la prova che i Radiohead è una band che è pronta a guardare il diavolo negli occhi”
C’è chi comunque continua imperterrito ad osteggiare i Radiohead, definendo la loro musica quanto di più artificiale e formale ci possa essere…ed è in questo periodo che certi rinomati “esperti di musica” diranno: “i Radiohead sono la band più sopravvalutata di tutti i tempi”.
A tre anni di distanza, esce “Kid A”, con il quale i Radiohead dimostrano il loro spirito anti-promozionale…non sono loro a cercare il mercato, è il mercato a cercare loro.
“Kid A è stato il nostro primo tentativo di lavorare sui suoni delle canzoni in studio. Volevamo capire maggiormente alcuni dei mezzi moderni per creare musica, come ad esempio i moduli di suono e i sampler, frammenti di musica estratti da canzoni preesistenti per comporre canzoni ex-novo. Eravamo anche interessati a ricreare suoni freschi usando vecchi sintetizzatori analogici e batterie elettroniche. Alla fine suonare dal vivo ci piace ancora molto”.
Le parole della band testimoniano una continua attitudine a sperimentare, creando un disco in cui le canzoni sembrano implodere per poi dissolversi. Canzoni sognatrici, canzoni coraggiose, canzoni “non-canzoni”.
“Kid A” è la Bellezza forse proprio perché la perfezione, pur non venendo ricercata per forza (come è accaduto molto probabilmente per “OK Computer”), emerge in ogni istante che separa l’inizio dell’album dalla sua fine.
“Kid A”, verrà “perfezionato” in seguito dal “gemello” Amnesiac. A differenza del predecessore, “Amnesiac” appare forse più accessibile, con un ritorno alle chitarre. In ogni caso la band prosegue nel suo progetto di “distruzione della forma canzone-pop”, facendo largo uso di elettronica, strumenti a fiati e quant’altro.
Due dischi che faranno largamente discutere…i Radiohead sono cambiati di nuovo, e le cose che cambiano fanno discutere.
“Amnesiac” l’ennesima prova della grande intelligenza e abilità musicale dei Radiohead.”
“Amnesiac” fa valere ai Radiohead, il titolo di migliore band dell’anno (2001).
Nel 2003 esce “Hail To The Thief”, “Saluti al Ladro”, titolo polemico nei confronti del buon George W. Bush e dei suoi brogli elettorali.
“Hail To The Thief” è un album pregustato su internet molti mesi prima su internet e che per questo suscita molte polemiche.
Ma quel che conta anche stavolta è la musica. E anche stavolta la musica c’è e non delude.
“Hail To The Thief” è un disco suonato perfettamente dai Radiohead, che, in 10 anni di carriera sono passati per il pop-rock di “Pablo Honey” con una sosta alla psichedelia di “Ok Computer” approdando infine allo “stile Radiohead” difficilmente imitabile e di presa non sempre immediata. Brani che mutano in corsa senza mai però risultare studiati: la band di Oxford ha trovato un perfetto e sorprendente equilibrio musicale che va compreso e analizzato ascolto dopo ascolto vissuto nelle innumerevoli sfaccettature che questo “Hail to Thief” ci presenta.”

DISCOGRAFIA

Pablo Honey (1993)

The Bends (1995)

Ok Computer (1997)

Kid A (2000)

Amnesiac (2001)

I Might Be Wrong – Live Recording (2001)

Hail To The Thief (2003)

08/07/03 – Firenze – Radiohead Live (by Mao168)

www.radiohead.com

Zappo e ^Sandman^

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