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Afterhours – Quello che non c'è

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Mescal – 2002

rock

Eccolo, il capolavoro che gli Afterhours dovevano realizzare per scrollarsi di dosso il peso del bellissimo “Hai Paura del Buio?” e le critiche di “svolta pop” che erano arrivate dopo l’uscita di “Non E’ per Sempre”. L’uscita dal gruppo di Xabier Iriondo, tra l’altro, era uno dei tanti motivi che potevano far pensare ad un album sottotono e ancora più pop. Ma come al solito, per chiarirsi le idee basta far partire il disco. In un periodo difficile della propria vita, Manuel Agnelli ci regala un album senza ironia, ingrediente fondamentale di tutto il percorso degli After; lo fa perché in “Quello Che Non C’è” si parla di cose sulle quali probabilmente non si può scherzare (per saperne di più leggete l’intervista sul nostro sito), ma che si devono affrontare a muso duro. Le canzoni sono poche, appena nove, fatto strano per un disco rock (in “Hai Paura del Buio?”, poi, gli After avevano inserito ben 19 pezzi), ma la sfida degli Afterhours è indubbiamente vinta, e con grande stile. Alla sua uscita, l’album fu anticipato da un singolo cupo, “Sulle Labbra”, che parla di questo strano momento storico ma in una maniera molto ermetica, quasi come se le parole volessero essere uno scudo alla quotidianeità (“E come può il mio amore essere limpido se è la mia nazione che inquina?”). E cupo è praticamente tutto l’album, che si attacca con prepotenza in fondo al cuore e ci resta come restano solo le più belle cose. A partire dal brano che dà il nome al disco e che lo apre, una ballata calma e introflessa, piegata sul passato, sulla memoria, sulla propria posizione attuale, tutti temi che pervadono i testi del disco. Straordinaria anche “Bye Bye Bombay”, ricordo di un viaggio in India che credo la band abbia fatto quando ancora c’era Xabier. In particolare sono da sottolineare le atmosfere sognanti della seconda parte della canzone, che dura più di sei minuti. Niente da dire sull’agile rock di “Varanasi Baby”, conferma della bravura di Manuel ad “arrangiarsi” come unico chitarrista. Atmosfere un po’ in stile “vecchi After”, per così dire, in “Non Sono Immaginario”, altro brano di puro intimismo. La tranquilla “La Gente Sta Male”, dal testo esplicito a partire fin dal titolo, precede quello che secondo me è il punto massimo di tutto il disco, “Bungee Jumping”, straordinaria specialmente per l’atmosfera creata. Parentesi narrativa per “Ritorno a Casa”, che ancora una volta affronta il tema dell’infanzia già citato nel brano d’apertura, “Quello Che Non C’è”, e finale affidato alla pacata “Il Mio Ruolo”, altro brano che si estende oltre la durata classica delle canzoni rock. Un album coraggioso, intenso, puro, onesto, come dovrebbe essere tutta la musica; un album difficile, certo, ma le cose belle non sono mai state facili o superficiali. Come una poesia enigmatica che contiene un bellissimo segreto, “Quello Che Non C’è” regala emozioni pure, e stupisce per l’onestà che Manuel ha messo nei suoi testi, finalmente sinceri dall’inizio alla fine, senza sferzate ironiche o dichiarazioni d’amore verso la propria generazione.

TRACKLIST

1. Quello che non c’è
2. Bye Bye Bombay
3. Sulle labbra
4. Varanasi Baby
5. Non sono immaginario
6. La gente sta male
7. Bungee Jumping
8. Ritorno a casa
9. Il mio ruolo

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