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Fabrizio Coppola – La Superficie Delle Cose

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Un'ennesima risposta a chi pensa che il rock non sia un genere italiano o comunque a chi collega le parole rock e Italia a Ligabue, Negrita ecc.
I trentacinque minuti di “La Superficie Delle Cose”, esordio di Fabrizio Coppola sono dedicati a tutte queste persone.
Rock incazzato, graffiante, duro, ma anche dolce e delicato, che fa dimenticare il fatto che, vista la copertina (e non solo), questo giovane cantautore si ispiri a Bruce Springsteen…che personalmente lo digerisco un po' come il caffè col sale. Ma questo probabilmente è un problema mio, ed è un'altra faccenda.
Fabrizio Coppola ci sa fare, eccome.
Nove pezzi che fotografano e immortalano con maestria stati d'animo e situazioni. Si potrebbe star qui a discutere a lungo sugli echi from U.S.A. di questo disco, east cost, west coast, springsteen, boss e tante altre belle cose che piacciono parecchio a chi recensisce i dischi. Tutto inutile. Si perderebbe la vera essenza di questo disco, ossia un rock sudato, divertito, ingenuo, incazzato, semplice e diretto.
Nulla di “alternative” (anche questo piace tanto). Fabrizio Coppola suona quello che si può tranquillamente definire un rock d'autore intelligente, soprattutto diretto e trascinante, grazie alla perfetta sezione ritmica (Alessandro Annibale e Paolo Soffientini, basso e batteria), e alle interpretazioni vocali di Coppola, ruvide e delicate al punto giusto.
Sincerità e semplicità rock, come in Italia da molto tempo non si sentiva.

Tracklist
1. Lungo i viali
2. Liquido
3. Antenne
4. Niente resta su
5. Accendo/spengo
6. Felice
7. Sogna
8. Volonta
9. La superficie delle cose

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