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Fennesz – Venice

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Forte ormai di anni di esperienza nell'ambito della sperimentazione elettronica, Il nostro caro Fennesz ci regala ancora una volta i suoi paesaggi sonori lievemente distorti. Melodie minimali che sgorgano distorte e miscelate dalla sua chitarra e si intrecciano rapidamente con spirali di rumore cadendo poi in un mare di tranquillità capace di trasportare chiunque davanti a visioni piacevoli e inimmaginabili (fatevi un cannone). Il disco apre con la stupenda Rivers of sand che sintetizza un pò l'andamento del disco intero. Sicuramente di non facile ascolto brani stupendi e che cercano nuove strade come Circassian, che ci porta in un trionfo noise dove resta comunque affacciata una melodia distorta che regala un senso al pezzo. Toccante la traccia #7 Transit dove improvvisamente un David Sylvian spuntato direttamente da Blemish fa capolino e ci regala la sua voce che si amalgamam perfettamente con le textures dell'amico Christian Fennesz e propone un modo originale e allo stesso tempo “bello” di sperimentare la forma canzone. Segue la stupenda The point of it all dove percussioni leggerissime e scoordinate sorreggono pads e suoni mai sentiti prima d'ora intrecciati alla chitarra di Fennesz anche lei filtrata dalle emozioni elettroniche del compositore.
Il compositore viennese ci saluta con il brano The stone of impermanence che pacatamente ci accompagna verso l'uscita da questo viaggio di 51 minuti che sarebbe un peccato non ripetere. Magnifico.

Tracklist
1. Rivers of Sand
2. Château Rouge
3. City of Light
4. Onsra
5. Circassian
6. Onsay
7. The Other Face
8. Transit
9. The Point of It All
10. Laguna
11. Asusu
12. The Stone of Impermanence

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