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The Legends – Up Against The Legends

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Pochissimo si sa dei The Legends: sono svedesi, hanno una formazione piuttosto instabile, con numero di membri variabile da sette a nove (di regola cinque uomini e quattro donne, a suonar cosa al povero recensore non è dato saperlo…) e sono attivi dall’inizio del 2003 su iniziativa di Johan Angegård, già membro di Acid House Kings e Club 8 (più un'altra mezza dozzina di gruppi), il quale ha avviato il tutto come “one-man band” e ha poi rapidamente raccolto un numero sufficiente di membri nella propria cerchia di amici sino a trovare supporto (discografico) presso la Labrador Records (l’etichetta dei ben più noti Radio Dept.).
A pochi mesi di distanza dai primi vagiti del combo nordico (sempre e comunque avvolto da stretto riserbo) ecco comparire ‘Up Against The Legends’, seguito di un fortunato EP (‘There And Back Again’) che, farcito com’era di cori, tamburelli, battimano, melodie in 4/4 e chitarre “grattuggiate” come solo i Television Personalities dei bei tempi sapevano fare, aveva fatto drizzare le antenne agli inguaribili nostalgici dell’indie-pop più sotterraneo.
Forte di un singolo di ottimo impatto come ‘Make It Alright’, ‘Up Against The Legends’ conferma pregi e limiti evidenziati sul piccolo formato: chitarre a costruire puro “wall of sound”, feedback disinnescato di ogni carica sovversiva e posto al servizio di composizioni che uniscono punk, soul Motown e pop underground inglese anni ’80 (le famigerate correnti del twee-pop e del C-86), un’attitudine stilistico-musicale non troppo dissimile da quella dei danesi Raveonettes (con i quali hanno in comune la passione per gli echi e i riverberi che hanno reso celebri i Jesus & Mary Chain) e comunque vicina alle premesse degli stessi Radio Dept., pur con una tavolozza di colori decisamente più limitata e inoffensiva.
Canzoni quasi del tutto prive delle malinconie che di solito attanagliano le produzioni scandinave (fatta eccezione per la sola ‘When The Day Is Done’, delicatamente triste e suadente), in bilico fra rock’n’roll sporco (tracce di Stooges soprattutto in ‘Right On’) e guitar-pop sbarazzino che guarda a Pastels e affini, senza dubbio buone per far muovere le gambe ma che ben presto finiscono per risolversi in un passatempo tanto gradevole quanto insipido: saranno forse anche considerazioni ingenerose specie considerando il fatto che il disco è stato composto e registrato in soli due mesi (e di talento ce n’è comunque in discreta quantità), ma vogliamo scommettere che deciderete di lasciarlo sul lettore solo per un paio di ascolti o poco più? Poco male: non so voi, ma nello scorso 2003 al sottoscritto è accaduto spesso di accatastare dischi di impressionante futilità…che sia forse reato chiedere qualcosina in più per i nostri sonnacchiosi padiglioni auricolari? Al 2004 (cominciato neanche troppo bene) l’ardua sentenza…

Tracklist
01. Call It Ours
02. There And Back Again
03. Your Song
04. Right On
05. Nothing To Be Done
06. Everything You Say
07. Trouble Loves
08. When The Day Is Done
09. Breaking Time, Breaking Lines
10. Make It Alright
11. The Kids Just Wanna Have Fun
12. No Way Out

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