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Interviste

Intervista ai QUINTORIGO

Dopo una fantastica esibizione RRRROCK al B-Side di Siena abbiamo il piacevole onore di incontrare John De Leo voce dei Quintorigo che si sottopone ai nostri quesiti riflessivi…

Intervista di Mao168

D: Cominciamo con quelle facili o con quelle difficili?

R: Boh…Come vuoi tu!

D: Cominciamo dalla prima allora: quale canzone vi diverte di più suonare?

R: Sembrerà retorico ma secondo me, e spero anche secondo loro (e credo di sì), l’importante è divertirsi in tutti i brani.

D: Sì, ma io ti ho visto abbastanza divertito nell’interpretare “Grigio”… ho avuto quest’impressione!

R: Naturalmente dipende da che cosa stiamo raccontando. Se è un pezzo “impegnato” non posso certo divertirmi ma calarmi in qualche modo nella parte.

D: Si tratta comunque di “interpretazione”…

R: Eh sì… “Grigio” parla appunto di ironia!

D: A proposito di ironia, è una cosa che avete un po’ abbandonato nell’ultimo album… (In cattività, NdI)

R: Nell’ultimo album?

D: Sì, secondo me avete messo da parte l’ironia per approdare alla disillusione…

R: Mah, io penso che abbiamo raccontato e quindi interpretato anche con i nostri strumenti semplicemente quello che abbiamo respirato. Non a caso si chiama “In Cattività”. Abbiamo respirato un umore un po’ strano, un po’ malsano e quindi l’abbiamo rivomitato. Comunque un po’ di ironia c’è in “USA e getta”, anche se secondo me è un tema drammatico; quindi è sempre un’ironia amara…

D: Ed ho notato anche che i toni si fanno ancora più cupi e disarmanti… ma è sempre un’interpretazione personale!

R: Forse in qualche modo sì!

D: Ad esempio, prendendo una vostra canzone precedente abbastanza estrinsecabile come può essere “La nonna di Frederick…”, nella figura di Frederick io ci vedo un personaggio positivo e propositivo. Personaggio che forse manca nell’ultimo album!

R: Eh eh… e che devo fare? Ti ripeto: tutto dipende dall’umore che si sta respirando! Forse, convengo con te, c’è bisogno di… uso una parola grande: di SPERANZA. Però è sempre fraintesa con la superficialità ed è una cosa che non ci interessa.

D: Capisco…

R: Comunque “La nonna di Frederick” appartiene al secondo album…

D: Sì, lo so. Ho preso come esempio quella per citarne una dei due album precedenti per poter fare un confronto!

R: Sì, comunque anche quella è una canzone triste, tutto sommato, anche se, come dici tu, potrebbe esserci un messaggio positivo…

D: Io ci vedo un barlume di speranza.

R: Io ce lo vedo quando tutti cantano!

D: Senz’altro. Mentre invece parlando dal punto di vista musicale dell’ultimo album io ho avuto quest’impressione: mi sembra che sia più omogeneo degli altri. Ti spiego: in certi punti sembra quasi che sia una colonna sonora per un film…

R: Di fatto lo è! Anche… Forse questo non lo sapevi, ma alcuni brani sono stati concepiti per un film e hanno commentato delle immagini di un film che si chiama “La forza del passato” di Pier Giorgio Gai. Ma la cosa che ci ha convinto più di ogni altra a partecipare a questa cosa che era per noi nuova, a cui aspiravamo da molti anni, è il fatto che nel cast ci fosse Bruno Ganz, che comunque è un grandissimo attore secondo me, e ricordiamo tra i prediletti di Vim Wenders, che non è poco!

D: Parlando sempre dell’ultimo album, cominciate con una ninna nanna, che si ripete poi alla fine. Da qui si evince anche la circolarità dell’album. Ma volevate addormentare fin da subito o è stato un caso?>

R: In realtà è una ninna nanna, una nenia che in questo caso io mi canto. E’ un modo per fermarsi e riflettere un attimo. Voleva dire questo…

D: Solo un momento di riflessione quindi…

R: Sì. Poi se c’è qualcuno a cui fa venir sonno, non è un problema nostro… Noi facciamo la musica che ci viene e nel modo onesto. Di sicuro non vogliamo ammiccare! Meglio una ninna nanna che un brano da classifica per l’estate…

D: Come decidete l’ordine della scaletta sia per un concerto che per un cd?

R: Per il cd la tracklist deve consentire di poter ascoltare tutto l’album, almeno secondo noi. Così dev’essere anche dal vivo, solo che dal vivo varia da posto a posto. In un contesto come questo, così “RRROCK” abbiamo proposto una scaletta molto “RRROCK”, molto “macello-rock”!

D: Più o meno come questa… (gli mostro il loro cd live “Nel vivo”, uscito con il mucchio extra del trimestre scorso, registrato il 17 maggio 2003 al Flog di Firenze, NdI)

R: Più o meno come quella! In un teatro sarebbe stata diversa…

D: Andiamo avanti con la definizione che voi date di voi stessi. Voi vi definite un gruppo “tendenzialmente pop-rock”…

R: Io no!

D: Tu no, ma la definizione era di Andrea (Costa, il violinista, rilasciata ad Onda Rock, NdI) mi pare…

R: Può essere…

D: Più che altro si rientra nel solito discorso delle classificazioni, amate solo dai giornalisti, una cosa triste…

R: Sì, è una cosa triste, è sempre triste ed è bene ricordare quanto sia triste! Comunque noi frequentiamo i generi che proponiamo solo perchè ci appartengono in quanto li abbiamo studiati; non siamo “turisti” dei generi musicali e abbiamo la coscienza della profondità dei vari stili che andiamo a suonare. Però pensiamo che non ci sia niente di male nel considerare la musica una cosa unica, una sola ecco… Anche se è bene ricordare che la musica classica è molto diversa dalla musica pop e suggerisce altre cose.

D: Più che altro io le critiche che ho sentito e che continuo a sentire vengono dai puristi. Puristi del jazz, puristi della musica classica, puristi del rock che in voi non riescono ad indentificarsi musicalmente…

R: A me intristisce molto quando un artista lo riconosci subito perchè ripropone quello che è il suo suono, quello che è il suo unico suono. Perchè magari lo senti e dici: “Cazzo, questa canzone è “quella” perchè somiglia a quella che ha già fatto”. A me non mi interessa solitamente…

D: Mi trovi d’accordo perchè anch’io preferisco una musica meno ripetitiva e più sperimentale, una musica che non si chiuda ma si apra…

R: Mah, a parte le sperimentazioni, la voglia di non riciclarsi penso che sia una cosa buona e giusta…

D: Poi appunto parlando dei Quintorigo, parliamo comunque di un progetto basato sulla commistione di più generi…

R: Assolutamente…

D: Prendiamo ad esempio un Brad Mehldau che si mette a suonare il suo jazz sui brani dei Radiohead raggiungendo risultati incredibili…

R: Infatti Brad Mehldau è una delle sorprese più entusiasmanti degli ultimi anni; anche se “Largo” non mi è piaciuto molto perchè è vagamente ammiccante, però ci sono pareri molto contrastanti a tal proposito. Per molti è il massimo… Io lo preferisco col trio classico, però è un mio gusto personale. E’ straordinaria la versione che dici tu del pezzo dei Radiohead… mi piace molto! (si tratta dell’arcinota Paranoid Android, rifatta da Brad Mehldau in “Largo”, album del 2002, NdI)

D: Parlando invece della situazione sociopolitica che stiamo vivendo, non solo in italia ma anche e soprattutto nel resto del mondo. Sappiamo che voi siete molto uniti con GreenPeace. Ecco, nella parola “greenpeace” c’è la parola pace… pensi che questa parola sia passata di moda?

R: No, la si usa ancora per fortuna… Comunque tutto questo si ricollega secondo me anche ai toni cupi di cui parlavi prima.

D: Si tratta sempre dell’aria che respiriamo… l’aria della guerra!

R: …della guerra e della cattività! Questo “In Cattività” conteneva, e contiene tutt’ora, il discorso della cattività in quanto “reclusione”, quindi questo clima quasi dittatoriale, e la cattività in quanto “cattiveria”. Noi in qualche modo cerchiamo di usare il nostro mezzo per esprimere il nostro disappunto… e il nostro mezzo è la musica!

D: Ti devo confessare però che la cosa che mi fa più paura è che ci si possa fare l’abitudine alla guerra… ed io a questo non mi voglio rassegnare!

R: Neanch’io… Purtroppo ci sono popoli che sono abituati da generazioni e questo è drammatico. Drammatico è soprattutto alimentare la guerra!

D: …è drammatico come anche noi, che non siamo abituati alla guerra, ci troviamo in mezzo…

R: Mah, forse la nostra generazione… perchè comunque i nostri nonni l’hanno vissuta e non è passato neanche tanto tempo!

D: L’hanno vissuta e non l’hanno dimenticata! Per questo credo che siano d’accordo con noi… spero.

R: Ah vabbè, credo proprio di sì!

D: Com’è Fossati di persona? No perchè io lo stimo tantissimo e me lo immagino simpatico… (presenza d’elite in 2 brani dell'”In Cattività”, NdI)

R: Cordiale, molto cordiale; c’era questo clima straordinariamente cordiale appunto. Di stima direi, in qualche modo… Sembrerà paradossale ma era una stima… (non gli veniva il termine adatto e gesticolando cercava di riempire quel momentaneo vuoto verbale, NdI) come si dice?

D: Reciproca! Perchè paradossale?

R: Perchè anche noi, come te, lo abbiamo sempre visto da… giù dal palco…

D: E Rava? (altra gemma incastonata in quest’album, NdI)

R: Eh, Rava… cosa vuoi dire di Rava?

D: Non lo so, dimmelo tu!

R: Rava è un grandissimo. Sembrerà retorico ma avere suonato con lui, come con tanti altri grandi artisti con cui abbiamo avuto la fortuna di collaborare… lavorare con queste persone, io penso che in qualche modo ti permetta di crescere musicalmente. Adesso farò una cosa con Fresu (Paolo, per chi non lo conoscesse, NdI) e il suo quintetto al Filarmonico di Verona e sono “agitatisssssssimo”…

D: Insomma tu canti e loro suonano… (come sono dissacratore e iconoclasta, mio dio, NdI)

R: Praticamente… suoniamo insieme. E quindi sono queste le cose che a me personalmente fanno felice! Purtroppo l’opinione pubblica ci ricorda piuttosto per le nostre apparizioni sanremesi e non per queste cose che sono importanti oltre che gratificanti. Rava ha preso il Nobel per la musica, quindi… (mica fichi secchi, NdI). E’assolutamente una cosa inconsueta! Come Fossati: quando è venuto ci ha fatto l’elenco delle persone con cui NON ha lavorato. Persone molto più in vista di noi… “ARTISTI” molto più in vista!

D: E questo può farvi soltanto onore… Ma volevo sapere di più di questo progetto con Fresu: saranno pezzi vostri o…

R: No, naturalmente no. Si tratta di “standard” (con la parola standard nel jazz si indica un pezzo antologico, che chi suona o ascolta jazz non può non conoscere, NdI) proprio perchè il tema della serata è il “Village Vanguard”, lo storico locale newyorkese in cui c’hanno suonato i più grandi (e ci continuano a suonare ancora oggi, NdI), e ci sarà anche un’attrice che reciterà dei testi legati appunto ai cinquant’anni del Village Vanguard. E quindi in qualche modo reinterpreteremo i brani di molti degli artisti che sono passati da lì…

D: Questa serata andrà su cd o avrà repliche, non so…?

R: Eh no, bisogna venire… Spero non sia un evento unico. Tutto dipende forse da come andrà la serata. Ma quante ce ne hai ancora??? (lo dice buttando un occhio sul foglio intriso d’inchiostro. Gli restituisco l’occhio e andiamo avanti, NdI)

D: Sono finite, quasi. Come saranno i Quintorigo quando non saranno più in cattività?

R: Ah, non lo so. La libertà non esiste… Comunque continueremo a cercarcela e a cercarla…

D: Questa, hai detto sul palco, è stata la vostra prima volta a Siena.

R: Siamo venuti nel ’97 a Sinalunga mi pare…

D: Ma come t’è sembrata la serata?

R: Molto RRROCK. C’era questo clima, ci siamo adeguati e abbiamo fatto i rockettari. Amen. Ci siamo comunque divertiti, dai…

D: Ti son piaciute le mie domande? (ero già in ginocchio, non per quello che pensate voi, ma per impietosirlo almeno un po’, NdI)

R: …ma sì, dai… ti voglio far contento!

D: Grazie…

R: No no, grazie a te.

D: …e se ti faccio qualche altro complimento, mi regali qualcosa?

R: Certo… (poi ci ripensa, NdI) …No no! Che cosa?

D: Un cd…

R: Non li abbiamo.

D: Una maglietta…

R: No, non abbiamo “gaggetz”

D: Regalami almeno qualche chicca per il futuro! Che farete quest’estate? Dove suonerete, con chi? Non so… grandi manifestazioni, festival?

R: Se le cose vanno come devono andare dovremmo innescare una collaborazione con un, diciamo, “musicista”. Cioè un DJ in realtà… molto lontano dalle nostre corde. Un dj che si occupa di house…

D: E chi è?

R: Ancora non te lo posso dire perchè non… però presto si saprà. Ti tengo informato! L’esperimento vuol essere tra l’house e la musica contemporanea. E’ stimolante se non viene fuori una marchetta…

www.quintorigo.it

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