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Pennelli di Vermeer – Mod. Barocco, Fragile, Maneggiare con cura. Grazie!

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Senz’altro un gruppo dalle grandi capacità, ma forse un po’ troppo anacronistico per trovare l’interesse di una casa discografica e per questo autoprodotto. Ottimi i loro brani, profondi i testi, sorprendente la musica. In qualche modo riprendono il discorso interrottosi con i Banco Del Mutuo Soccorso, un prog fatto di grandi variazioni, che può far pensare a “Darwin” dei BDMS, mentre la voce e i testi a volte ricordano vecchie canzoni dei Pink Floyd. Un gruppo che, se fosse nato 20-30 anni fa, avrebbe riscosso un grandissimo successo, sicuramente più di tutti i vari gruppi prog italiani, ma che al giorno d’oggi potrebbe avere valore solo per quei pochi nostalgici dei bei tempi del progressive. Eppure, come ho detto a I Pennelli di Vermeer, dai primi 30 secondi di questo cd sono diventato loro fan. Perché effettivamente al di là dei “pregiudizi anacronistici”, considerando il lavoro in sé stesso, quello de I pennelli di Vermeer è un ottimo album. Uno di quelli che metti e rimetti nel lettore cd in loop mentre tua madre ti grida “togli ‘sto dischetto”.
Eh si, perchè è difficile staccare tutto dopo aver sentito le critiche al “Mondo Materiale” adagiate su arrangiamenti irresistibilmente esagerati intervallati qua e là da qualche accennato ritmo danzereccio, o dopo la goliardica intelligenza di “Circo Italiano”, o ancora dopo la follia d'autore di “Lì nel centro”, solo per citare alcuni tra gli episodi migliori.
Un bel tuffo indietro nel tempo, parecchio indietro…e forse è proprio questo, oltre ad essere un gran pregio, ad essere l'unico difetto del disco.

Tracklist
01. Mantrarock
02. Pensieri
03. L’Urlo
04. La Notte
05. Lì nel centro
06. Il Vedutista Suicida
07. Onde
08. Mondo Materiale
09. E allora l’uomo cos’è?
10. Il Circo d’Italia
11. Strizzacervelli
12. La sagra del bue squartato

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