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XIU XIU, 22 aprile, Napoli

Forse un’occasione sprecata, forse una bellissima festa…l’intensità di Jaime Stewart con la sua voce stravolgente, specialmente perché abbinata a combinazioni strumentali così uniche, è un’ esperienza che vale la pena fare.

PasQuale Napolitano

Xiù Xiù, Giovedì 22 Aprile,
Teatro instabile, Napoli.

Forse un’occasione sprecata, forse una bellissima festa.

Si mostra ambivalente questa nuova data del tour dei Xiù Xiù, legato al loro ultimo album, Faboulouse Muscles, ma che di fatto ripercorre, in ugual misura tutte le fasi della oro carriera, mescolando i pezzi dell’ esordio folgorante di Knife Play a quelli recenti, passando per lo scorso A Promise.
La location è fuori dal comune, il Teatro Instabile, un teatrino barocco per anni in disuso, nascosto tra i cuneaboli dei Quartieri Spagnoli. Davvero affascinante condividere la musica dei Xiù Xiù tra gli angeli di stucco in rovina, unico problemino: un’acustica pessima.
Altra sorpresa è legata al numero di persona presenti; com’è possibile che un gruppo così di nicchia abbia attirato un pubblico tale da rendere il teatro strapieno, con tanto di lunghe code per entrare? Potenza del passaparola.
Il risultato è una specie di party sotterraneo, con centinaia di persone brulicanti e rumorose, curiose di ascoltare.
Ma è pure un’occasione sprecata perché all’ interno della casbah napoletana le vocalità estreme e le finezze strumentali (una vera chicca l’uso delle due armoniche da tavolo), e l’uso così innovativo dell’ elemento elettronico si perdevano quasi completamente, la loro immensa stoffa solo si intuiva ma non veniva espressa per intero. Qualcuno che li abbia ascoltati per la prima volta ne deve aver avuto un’ impressione decisamente confusa.
Ma le cause di una performance in chiaroscuro non sono da attribuire esclusivamente all’ indisciplinatezza del pubblico ed alla pessima acustica.
L’idea di affrontare in formazione di soli due elementi un live set così impervio con brani da salti mortali armonici e melodici è per così dire, ingenua. Un segnale lampante della sufficienza con cui Napoli viene sempre trattata dalle compagini internazionali che vi si esibiscono, ma questa è un’altra storia.
I brani ne risultano spesso troppo scarni, spesso scollati, le loro alchimie paiono meno compiute.
Ma l’intensità di Jaime Stewart con la sua voce stravolgente, specialmente perché abbinata a combinazioni strumentali così uniche, è un’ esperienza che vale la pena fare.

PasQuale Napolitano

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