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Monografie

Kurt Cobain e i Nirvana: Ten years after

5 aprile 1994: ormai sono passati dieci anni da quel giorno, che per molti ha segnato la fine, la fine della più grande rock band degli anni 90, gli indimenticati ed indimenticabili Nirvana, e del loro leader Kurt Cobain, suicidatosi nella sua casa di Seattle con un colpo di fucile alla bocca.

giulia “black_mothervedder”

5 aprile 1994: ormai sono passati dieci anni da quel giorno, che per molti ha segnato la fine, la fine della più grande rock band degli anni 90, gli indimenticati ed indimenticabili Nirvana, e del loro leader Kurt Cobain, suicidatosi nella sua casa di Seattle con un colpo di fucile alla bocca.

Da sconosciuta band underground di provincia, i Nirvana erano diventati nel giro di qualche mese il nuovo fenomeno rock mondiale, iniziando a vendere milioni di album in tutto il mondo e ritrovandosi costretti a fare i conti con un successo planetario.

Il gruppo si formò ad Aberdeen nell’85, con il nome di Sellouts, messo su da Kurt Cobain e Krist Novoselic per suonare cover dei Creedence Clearwater Revival: la line-up prevedeva Kurt alla batteria, Krist alla chitarra e un ragazzo, Steve Newman, al basso. La formazione si sciolse dopo pochissimo tempo a causa di alcuni litigi tra Kurt e Newman.
Dopo l’inverno del 1987, Krist e Kurt trovarono un nuovo batterista, Aaron Burckhard; cambiarono il loro nome in Skid row.
Tennero il loro primo concerto alla GESCCO Hall di Olympia, a cui erano presenti circa dieci persone; seguirono a questo altri concerti, apparizioni radiofoniche, e una lunga serie di nuovi nomi, tra cui Bliss, Ted Ed Fred, Pen Cap Chew… E alla fino approdarono a Nirvana, che, secondo Kurt, si avvicinava molto alla sensazione che aveva facendosi di eroina.
Il primo album Bleach uscì nel giugno dell’89: il titolo deriva da una campagna contro l’aids, i cui slogan ammonivano i consumatori di droga a disinfettare i loro aghi con la candeggina.

Nel 90 venne a delinearsi quella che diventò la line-up definitiva dei Nirvana, con l’entrata di Dave Grohl alla batteria.
Come Kurt e Krist dissero spesso in seguito, Dave era proprio il batterista che avevano sempre desiderato; autodidatta, aveva imparato a suonare la batteria a dodici anni, rifacendosi allo stile di John Bonham degli Zeppelin, influenzato da dosi massicce di Devo e Bad Brains, che lo avevano reso un’autentico picchiatore.
Completata la formazione, iniziarono dopo qualche mese le prime sessions di Nevermind: il gruppo registrò l’album agli Smart Studios di Los Angeles nell’aprile del 91, dopo aver firmato un contratto con la major Geffen.

Il resto è storia: uscito il 24 settembre 1991, Nevermind è la sintesi perfetta del suono dei Nirvana, e in definitiva di tutta la musica grunge.
Il gruppo riesce a mettere insieme al meglio gli elementi del proprio sound; rabbia, dolcezza, malinconia, punk, metal e parti acustiche si fondono per creare l’album che ha rivoluzionato il rock degli ultimi dieci anni, innescatore di un’esplosione che fece tabula rasa di tutta la vacua musica pop e rock degli anni 80.
Un album che dopo tredici anni dalla release riesce ancora a mettere i brividi a chiunque lo ascolti: riff essenziali ma incendiari, testi apparentemente senza senso, carichi di un’autoironia feroce in cui Kurt si mette a nudo, raccontando i propri tormenti e il suo costante male di vivere, e una voce divenuta il grido di una generazione.
Proprio la voce di Kurt fu, suo malgrado, un veicolo per la frustrazione di milioni di ragazzi, una voce che urlava dolore e sussurrava disperazione, in quelle canzoni sempre sul crinale di un’innocenza violata (rappresentata a partire dalla copertina, con un bambino di pochi mesi che nuota verso un dollaro appeso ad un amo), che assume ora i toni remissivi di Come as you are e Polly, o che diventa il motore di una rabbia incontrollabile, come in Smells like teen spirit o Breed.

A Nevermind seguì, nel 93, un altro capolavoro, In utero: un album duro e grezzo, meno immediato e accessibile del precendente, ma che ancora una volta proietta i Nirvana in cima alle classifiche di mezzo mondo, e che li consacra definitivamente come rockstar planetarie.

Ma purtroppo la storia di una delle più grandi rock band di tutti i tempi si conclude in una fredda mattinata d’aprile, quando Kurt si spara nella sua casa a Seattle, a soli ventisette anni, scegliendo di immolarsi e bruciare, piuttosto che farsi spegnere a poco a poco dalla noia e dal successo. Quel giorno Kurt divenne per sempre il simbolo della generazione x, icona di un rock maledetto del cui olimpo fanno parte Jim Morrison, Jimi Hendrix, Sid Vicious.

Il grunge: finzione o realtà?

Morto Kurt Cobain, si chiude l’avventura dei Nirvana, e di fatto si chiude un’era, quella del grunge, che aveva visto la rinascita di un rock autentico e viscerale, e la fine di una musica fatta solo per vendere dischi e riempire stadi: i Nirvana sono stati gli apripista di molte altre band di quel tempo, avendo portato in cima alle classifiche il rock alternativo.
Di quel rock hanno fatto parte gruppi altrettanto grandi, come Pearl Jam, Soundgarden, Alice In Chains, Sreaming Trees, e molti altri, fautori di una musica, il grunge, che ha segnato per sempre gli anni 90, e che ha lasciato una pesante eredità a tutta la musica successiva.

Ma cos’ha rappressentato veramente il fenomeno grunge?
I suoi protagonisti hanno sempre rifiutato questa definizione, coniata dalla stampa per definire tutti i gruppi punk-rock underground provenienti da Seattle, cupa metropoli dello Stato di Washington.
Musicalmente, il grunge è una miscela di punk, hard rock e post punk, caratterizzata molto spesso da una costante malinconia di fondo; il grunge ha rappresentato la fusione dei generi, che negli anni 80 erano stati, fino a quel momento, ben distinti l’uno dall’altro: la new wave e il post punk da una parte e il metal dall’altra. I Soundgarden riuscirono ad unire le due culture, mettendo insieme l’estremismo punk di matrice SST con il sound dei Black Sabbath, l’estetica post punk alla Bauhaus e l’immediatezza anni 70 dell’ heavy metal; ma la depressione, il nichilismo, la riservatezza e la droga sono stati parti fondamentali tanto quanto quelle strettamente musicali.

è il 1984 ed iniziano a formarsi a Seattle e dintorni alcune band, come Green River, U Men, Melvins e Soundgarden; la primissima uscita discografica si ha l’anno successivo con Come on down dei Green River, di cui fanno parte Stone Gossard e Jeff Ament dei futuri Pearl Jam, e Mark Arm, Steve Turner e Bruce Fairweather dei Mudhoney. Al tempo Kurt Cobain è un fan sfegatato dei Melvins, e diventa un loro roadie.
In agosto Steve Turner lascia i Green River per divergenze musicali; gli Screaming Trees registrano il loro primo demo, che verrà pubblicato come l’album Other words.

I Melvins esordiscono nel 1986 con 10 Songs per l’etichetta Boner; Bruce Pavitt e Johnathan Poneman danno vita alla label SubPop, che in quell’anno pubblica la raccolta SubPop 100, contenente brani di Sonic Youth e Scratch Acid; a gennaio la C/Z pubbblica Deep Six, compilation con i già citati Green River, Melvins, Soundgarden, Malfunkshun e U Men.
I Green River incidono il loro ep Dry as a bone, che uscirà l’anno successivo.

I Green River si sciolgono nel 1987: a dicembre Jeff Ament, Stone Gossard e Bruce Fairweather iniziano a provare con Andrew Wood e Regan Hagar dei Malfunkshun, con il nome di Lord Of The Wasteland; sostituito Regan Hagar con Greg Gilmore, il gruppo cambia nome in Mother Love Bone. Escono l’ep Screaming life dei Soundgarden, e il secondo album degli Screaming Trees, Even if and eventually when, che inaugura il contratto con la SST.
Si formano gli Alice In Chains.

1988: escono Rehab Doll dei Green River, il singolo d’esordio dei Mudhoney Touch me I’m sick, e l’ep Fopp dei Soundgarden. Sorprendono i Nirvana con il singolo Love buzz, cover degli Shocking Blue, e ancora i Mudhoney con il mini album Superfuzz Bigmuff; esce Ultraomega Ok dei Soundgarden.
La SubPop pubblica la sua seconda compilation, SubPop 200, con Green River, Mudhoney, TAD e Nirvana; escono due perle della SST, Invisible Lantern degli Screaming Trees e Bug dei Dinousaur Jr.

Nel giugno dell’89 esce il primo album dei Nirvana Bleach; ha inizio la grungemania nel Regno Unito.
Nello stesso mese si tiene a Seattle il Lame Fest Moore Theatre, primo festival SubPop, con Nirvana, TAD e Mudhoney. A settembre esce Louder Than Love dei Soundgarden, sotto etichetta A&M. Intanto i Mother Love Bone pubblicano l’ep Shine, aggiudicandosi un lunghissimo contratto con la Polygram, che crea l’etichetta Stardog apposto per loro; a novembre vengono completate le registrazioni per l’album d’esordio Apple.
Escono l’Omonino dei Mudhoney ed il terzo album SST degli Screaming Trees, Buzz Factory.

L’anno successivo esce il primo ep degli Alice In Chains, We Die Young, seguito dopo pochi mesi dall’album Facelift. Il 16 marzo Andrew Wood viene ritrovato in overdose; morirà tre giorni dopo. Apple viene pubblicato postumo alcuni mesi dopo.
Ad ottobre si tiene il primo concerto all’Off Ramp di Seattle dei neonati Mookie Blaylock, combo formato da Stone Gossard, Jeff Ament, Mike McCready ed Eddie Vedder; circa tre mesi dopo Chris Cornell e Matt Cameron dei Soundgarden si uniscono con Stone Gossard, Jeff Ament e Mike McCready per tributare un omaggio al defunto Andrew Wood. Ne uscirà fuori il supergruppo Temple Of The Dog, che pubblicherà l’album Omonimo l’anno successivo, con il contributo vocale di Eddie Vedder su tre brani.

Il 1991 è l’anno della consacrazione definitiva del grunge: escono Badmotorfinger dei Soundgarden e Nevermind dei Nirvana. Mentre l’opera dei primi riscontra inizialmente un buon successo a livello underground, Nevermind esplode immediatamente, suscitando subito la curiosità dei media.
Un mese prima di Nevermind vede la luce un po’ in sordina un altro capolavoro, il magnifico Ten dei Pearl Jam, che comincerà la sua scalata alle classifiche solo all’inizio dell’anno successivo.
La controparte femminile rilancia la sfida: escono Pretty On Inside delle Hole, e Smell The Magic delle L7.

è il 1992: gli Alice In Chains pubblicano Dirt; Nevermind è in cima alla classifica di Billboard.
A luglio Pearl Jam e Soundgarden si uniscono a Ministry, Jesus And Mary Chain e Red Hot Chili Peppers nel tour del Lollapalooza, il festival itinerante americano più importante del circuito alternativo.
Esce per gli Screaming Trees l’album Sweet Oblivion, trainato dal singolo Nearly lost you; vengono ripubblicati come Omonimo l’ep Shine e l’album Apple dei Mother Love Bone.

L’anno successivo vede gli Alice In Chains alle prese con il Lollapalooza, a cui partecipano Fishbone, Tool, Rage Against The Machine, Primus e Dinosaur Jr; il 21 settembre esce In Utero dei Nirvana, che a novembre registrano il celeberrimo Unplugged In New York.
L’8 ottobre viene pubblicato il secondo lavoro dei Pearl Jam, Vs, che raggiunge immediatamente la posizione n. 1 nelle classifiche durante la prima settimana d’uscita.

1994: gli Alice In Chains pubblicano l’ep acustico Jar Of Flies, che è il primo del suo formato a raggiungere nella storia la n.1 su Billboard. Si tiene a Monaco, a marzo, l’ultimo concerto dei Nirvana; tre giorni dopo Kurt Cobain cade in coma per alcune ore a causa di un intossicazione da farmaci, durante un breve soggiorno a Roma.
Esce Superunknown dei Soundgarden, che debutta al n.1 e vende 300.000 copie nella prima settimana.
Il 4 aprile viene aperto un fascicolo su Kurt Cobain, scomparso da due giorni: verrà ritrovato l’8, morto, sparatosi con un colpo di fucile alla faccia.


giulia “black_mothervedder”

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