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Seachange – Lay Of The Land

Seachange – Lay Of The Land
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    Primo, ottimo, lavoro per i Seachange, sestetto di Nottingham: Dan Eastop vocalist, Adam Cormack e David Gray alle chitarre, James Vyner al basso, Johanna Woodnutt al violino e Simon Aldcroft alla batteria.
    Intendiamoci non stiamo parlando di un capolavoro, ma di un disco ben fatto e ben prodotto, con una manciata di ottime canzoni e con il resto che tiene alto
    il livello.
    Si parte con “Anglokana”, ballata dall'incedere lento all'inizio, violino che si inserisce, incalza per poi dissolversi e lasciare il posto alla voce di Eastop, accompagnato dal ronzare delle chitarre (vagamente mi vengono alla mente i cursive).
    “News from nowhere” è una pop song asciutta, scarna, che si regge sulla buona voce di Dan Eastop e sul ritmo sincopato della batteria, solito violino che rende la traccia più fresca e godibile (nulla a che fare con certo prog o new prog che dir si voglia).
    “Glitterball” è uno dei singoli estratti dall'album, chitarre rumorose di sottofondo e buon lavoro della sezione ritmica, ottima interpretazione di
    Eastop, voce da annoverare non propriamente tra le migliori nel panorama indie rock, ma che ben si coagula con le trame sonore della ballata.
    Con “AvsCo 10″ tocchiamo la vetta più alta dell'album, le chitarre, all'inizio sferraglianti in sottofondo, prendono vigore, accompagnate dal
    duro lavoro basso e batteria, ottimo sound, una classica indie rock song, mi vengono alla mente gli interpol ed i mai troppo valorizzati Ride paladini
    della scena shoegazers.
    “The Nightwatch”, inizio lento, quasi melenso, con violino in primo piano, poi il violino lascia il posto alle chitarre, il ritmo si alza, si alza, per poi
    rallentare, solo chitarra e batteria, dissolvenza, fine.
    Sf è l'unica traccia rock'n'roll nel senso più stretto del termine, chitarre stridenti di, con, melodia mono corde, in cui ben si integra la voce di Dan Eastop (con un accento British volutamente marcato).
    “Forty nights” invece ha un inizio chitarristico alla sonic youth (theresa's soundworld), ma bastano pochi secondi ed il panorama cambia, partono
    chitarre e basso, la batteria incomincia a macinare, il ritmo si alza vorticosamente, la migliore traccia dell'album, il tutto finisce col rumore, tipico, della chitarre che friggono nel loro feedback.
    “Do it all” è di chiara matrice interpol, suono aperto, voce che fa da accompagnamento al lavoro degli altri membri del gruppo, ritmo monotono ma
    coinvolgente, a metà brano si scatenano le chitarre e la batteria, parte anche il violino ed il tutto si conclude in un caleidoscopio di colori, mi tornano in mente
    ancora i ride di leave them all behind.
    “Carousel” è un brano, rispetto agli altri, minimale, voce in evidenza, chitarre, basso e batteria che producono un suono secco, a metà brano
    irrompe, discretamente, il violino che rende tutto più melodico e godibile.
    “No question” continua sulla falsa riga del brano precedente, con meno freschezza e con minor grinta.
    “Come on sister” parte con un duetto violino – chitarra, ritmo lento, molto melodico, la voce che parte, suadente come la melodia, poi a metà brano
    quello che non t'aspetti, il ritmo si alza il suono delle chitarre si distorce la voce cambia timbro, più cattiva , la conclusione rievoca gli Spiritualized di Jason Pierce, dopo la piccola defaillance del brano precedente si ritrova la strada maestra.
    L'album si conclude con “Fog”, una bella canzone pop, niente impennate chitarristiche, niente urla e niente distorsione, una degna conclusione per un otimo lavoro.
    Ripeto non sarà un capolavoro ma è bene tenerli sott'occhio, manterranno le promesse? Al secondo album la risposta.

    Tracklist
    1.Anglokana
    2.News from nowhere
    3.Glitterball
    4.AvsCo 10
    5.The Nightwatch
    6.Forty Nights
    7.Do It All
    8.Carousel
    9.No Question
    10.Come On Sister
    11.Fog

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