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Pernice Brothers – Yours, Mine & Ours

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Joe Pernice è una persona che andrebbe ringraziata sempre e comunque: dopo averci regalato un lustro e un paio di dischi di rilevante alternative country con gli Scud Mountain Boys, nel 1998 il buon Joe e suo fratello Bob (i fratelli Pernice, per l’appunto) hanno dato vita e nome a una nuova creatura, moderatamente lontana dalle atmosfere texane caratteristiche dell’esperienza precedente e viceversa orientata verso una cosciente reinterpretazione della canzone pop nella sua forma più classica.
Quell’anno, Overcome By Happiness (sotto l’ala protettiva della Sub Pop) ridisegnò i tratti del modern pop a stelle e strisce, recuperando le lezione dei classici (Brian Wilson e Todd Rundgren su tutti) e imponendosi per la cura degli arrangiamenti e l’eleganza delle melodie.
A distanza di più di cinque anni, Yours, Mine & Ours (terzo capitolo della saga, il secondo per la Ashmont – etichetta gestita in proprio – dopo l’ottimo The World Won’t End del 2001) conferma ancora una volta di più, casomai ce ne fosse stato bisogno, la classe compositiva ed interpretativa di Joe Pernice: un’altra piccola grande gemma, insomma, di guitar-pop intelligente ed emozionante, ben radicato fra le pieghe della grande tradizione dei ‘60s ma al contempo riveduto e corretto secondo lo spirito figlio della rielaborazione anni ’80 operata dal cosiddetto movimento del Paisley Underground.
Così, non può sorprendere che “The Weakest Shade Of Blue”, in apertura, flirti esplicitamente con Beatles e il Tom Petty degli esordi; che le soavi levità di “Water Ban”, “Blinded By The Stars” e “Judy” (da manuale i suoi intrecci di archi e chitarre acustiche) ricordino certi episodi dei Beach Boys e, soprattutto nella voce carica di intensità ed enfasi, degli Smiths; che gli uptempo “One Foot In The Grave” (niente a che fare con Beck, si badi) e “Sometimes I Remember” rappresentino esempi di power-pop pressoché perfetto, illuminati dal sapiente lavoro chitarristico di Peyton Pinkerton, capace di strutture profondamente melodiche, angolari, talora inaspettatamente minimali quasi al punto da far correre immediatamente il pensiero ai New Order.
Ma di riferimenti, più o meno espliciti, se ne potrebbero citare una manciata: Bacharach, Costello, il soft-rock, la neo-psichedelia, Cure, Psychedelic Furs e chissà quali e quanti altri; tutti convivono nell’elegante impianto sonoro dei dischi dei Pernice Brothers, destinati con tutta probabilità, di qui in avanti, ad assurgere al rango di veri e propri classici del pop più maturo e consapevole. E pazienza se forse non venderanno milioni di dischi: avercene, di gente così…roba da far impallidire tanti giovani carneadi del rock’n’roll.
Vero, Joe?

Tracklist:
1. The Weakest Shade Of Blue
2. Water Ban
3. One Foot In The Grave
4. Baby In Two
5. Blinded By The Stars
6. Waiting For The Universe
7. Judy
8. Sometimes I Remember
9. How To Live Alone
10. Number Two

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