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The Fiery Furnaces – Gallowsbird's Bark

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Risulta oggettivamente difficile l’approccio con la musica dei Fiery Furnaces, ragione sociale essenzialmente legata ai fratelli Matthew ed Eleanor Friedberger (e stavolta di vera parentela si tratta…), provenienti da Chicago ma ormai stabilmente attivi in quel di New York. Difficile, in quanto lo spettro di influenze che dà linfa all’opera prima che abbiamo sottomano risulta pressoché sterminato.
Ma andiamo per ordine: nel 2001 i fratelli Friedberger, come dicevamo, muovono i primi passi in quella Grande Mela che sta vivendo una rinascita musicale all’insegna dello spirito del rock’n’roll primigenio (non solo Strokes, comunque); ebbene, dopo alcuni mutamenti e cambi di formazione (soprattutto l’innesto di Ryan Sawyer alla batteria), ecco materializzarsi un contratto con l’inglese Rough Trade e un singolo, “Crystal Clear”, accolto con interesse dagli addetti ai lavori. Della stessa pasta di quel singolo (un bizzarro pastiche di indie-pop sghembo, fra chitarre elettriche e pianoforte saltellante) vive anche Gallowsbird’s Bark: che presenta un curioso ensemble capace di assumere mille volti e di presentare mille sfaccettature, attraversando trasversalmente rock’n’roll, blues, pop, sentori tropicali e caraibici, persino il vaudeville, inaspettatamente distante tanto dai White Stripes che dagli Strokes così come da buona parte delle bands neo-garage e retrò esplose nell’ultimo anno e mezzo.
Ingenui o sfrontati (o forse entrambe le cose), in una manciata di pezzi accomunati dal solo fatto di mostrare una chiara attitudine scherzosa, se non addirittura infantile, i Fiery Furnaces triturano Chuck Berry e filastrocche nonsense, dissonanze e progressioni elettro-acustiche vagamente reminescenti del Dylan elettrico del primo periodo, lo-fi e country-rock di frontiera. Volendo azzardare paragoni, quasi una scheggia impazzita fuoriuscita dalla Beta Band, una costola dei Coral in preda a gas esilarante o i Moldy Peaches alle prese con i pezzi degli Os Mutantes.
Ma di azzardo comunque si tratta, in quanto il maggior pregio di questo disco parrebbe rintracciabile proprio nell’attitudine multiforme e cubista che conferisce un’innegabile fascino ed originalità alla proposta musicale dei Fiery Furnaces, ben lungi da ogni forma di cut&paste tecnologico: se siete stanchi di facili etichette e di tante piccole bands neo-tradizionaliste, provate a divertirvi un po’ con questo simpatico puzzle, preoccupandovi soprattutto di azzeccare gli incastri giusti.

Tracklist:
1. South Is Only A Home
2. I’m Gonna Run
3. Leaky Tunnel
4. Up In The North
5. Inca Rag Name Game
6. Asthma Attack
7. Don’t Dance Her Down
8. Crystal Clear
9. Two Fat Feet
10. Bow Wow
11. Gale Blow
12. Worry Worry
13. Bright Blue Tie
14. Tropical Iceland / Rub-Alcohol Blues / We Got Back The Plague

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