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THE VINES, 02/05/04, Bologna

Dopo mesi e mesi di attesa per un loro ritorno in Italia, ecco che il 2 Maggio i Vines si apprestano a calcare un palco qui nel nostro Paese, nella città italiana che forse più rappresenta al meglio lo spirito musicale, ovvero Bologna

(di Michele Massa)

Ovviamente come in tutti i concerti cui ci si appresta a vedere, oltre alla frenetica attesa, c’è sempre un minimo di aspettativa sulla qualità dell’esibizione, su quanto puoi rimanere folgorato dalla musica e su quanto a livello emotivo questa ti possa dare. Per quanto uno si sforzi non pensare a tutto ciò, personalmente sotto un aspetto
puramente musicale non mi aspettavo il massimo, dato che, vedendo alcuni video live di concerti del precedente tour del 1° album (circa 2 anni fa) e sapendo la follia di Craig fin dove può arrivare, ero “convinto” di andare a vedere un divertente show più che un concerto…

Ebbene, dopo 50/55 minuti di spettacolo, ho dovuto ricredermi su tutto; ho visto un’esibizione di una grande Band con la B maiuscola e non di un “gruppettino” che fa grandi cose in sala di registrazione e che dal vivo sfigura… ma andiamo x ordine.

L’attesa fuori i cancelli è palpitante, perché, nonostante anche qualche pensiero maligno, attualmente i Vines sono pur sempre il mio gruppo preferito! Entrati all’Estragon (locale tanto piccolo, quanto molto carino) non bisogna aspettare poi tantissimo per vedere l’esibizione del gruppo spalla, le Diva Scarlet, un quartetto bolognese tutto al femminile, che suonano per una mezz’ora circa dimostrano di saperci fare con gli strumenti, anche se, almeno all’inizio, era evidente una leggera emozione, forse proprio perché consce di aprire il concerto ad un gruppo internazionale. In ogni modo hanno proposto con disinvoltura e scioltezza un repertorio rock che prende ispirazione un po’ dai primi Cranberries, un po’ da PJ Harvey, e miscelato tutto sommato in una piacevole musica.

Finita la loro esibizione, e dopo qualche minuto di pausa ecco uscire dal backstage laterale i quattro australiani accompagnati da un fracasso di urla e applausi… e subito intonare le prime note di Outtathaway, facendo letteralmente impazzire i presenti con la loro furia rock. Segue Amnesia, la canzone che nell’ultimo album m’aveva convinto meno, ma che non ha nulla a che fare con quella ascoltata dal vivo… è un brano che si può apprezzare notevolmente cogliendo
il patos dell’esibizione live, con ottime controvoci di Patrick da brivido condite con sonorità psichedeliche… una canzone davvero rivalutata (ma dal cd continua a non convincermi). Viene la volta del minuto e mezzo di Highly Evolved, prima traccia dell’omonimo primo album, dove riappare il “pogo selvaggio” seguita subito da una delle canzoni più “elettrizzanti” di Winning days, ovvero Animal Machine, dove riff grunge si susseguono e l’apprezzamento del pubblico è notevole. Viene ora il turno del prossimo singolo (in uscita il 24 Maggio), ovvero Winning Days, la “perlina” dell’ultimo album che con la sua spensierata quiete crea davvero un’atmosfera suggestiva e si intravede anche qualche accendino… ma il tempo di rilassarsi non c’è, perché segue subito Evil Town, altra canzone che, come Amnesia, dal vivo rende molto meglio dato che i suoi aspetti psichedelici in concerto creano un atmosfera che dal cd è davvero
difficile cogliere. Poi tocca al primo singolo Ride, cantata dalla prima all’ultima parola da tutto il pubblico presente.
Riaffiora di nuovo la componente melodica (è una caratterista dominante dei Vines, in entrambi gli album come nei live,
alternare rock duro con sonorità brit anni 60) con Autumn Shade 2, cantata a metà in acustico da Craig, solo voce e chitarra che ha sorpreso un po’ tutti vista la parte cantata molto personalizzata per l’occasione in modo molto bizzarro quanto affascinante da Craig. Ed ecco tutti ballare rock’n’roll con la scoppiettante e allegra She’s Got Something To Say To Me seguita dal “cavallo di battaglia” Get Free che ha creato il caos tra le prime file.
Ormai il concerto è nel vivo e c’è anche il ritorno di una tra le più belle canzoni di Highly Evolved, ovvero Mary Jane, 6 minuti di pura estasy, con Craig che a livello vocale da il meglio di se (e si permette anche di accedere una sigaretta a metà canzone…). La prima parte si chiude una “rockeggiante” TV Pro tra gli applausi e la soddisfazione dei presenti… ma come tutti si aspettavano, non è certo finita qui… manca all’appello la
canzone di chiusura, quella F.uck The World apprezzata da tutto il pubblico, che infatti i Vines tornati dopo 5 minuti sul palco propongono scatenando ancora una volta un pogo asfissiante, ma preceduta a sorpresa
da Ain’t No Room, traccia del primo album davvero molto coinvolgente che nel nuovo tour non avevano mai proposto.

Sarà durato un po’ poco… forse troppo poco data la performance stupefacente dei Vines, con un Craig stranamente in stato di grazia (non sempre ha questa voce e sta così in forma), ma è stato davvero un grande concerto, molto apprezzato anche da gente presente con cui ho parlato che non conosceva molto bene il gruppo di Sydney.
Questa credo che possa essere la risposta CONCRETA a chi cerca di ridicolizzare una nuova (che fondamentalmente di nuovo non ha molto) forma di rock, che, anche senza innovazioni radicali, in ogni caso da nuova linfa rock attuale con gruppi (come anche Strokes e White Stripes) che, credo, meritano davvero molta attenzione in campo internazionale proponendo un semplice ma piacevole ed esaltante rock.

Michele Massa

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