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Oriana Fallaci – La Forza Della Ragione

A due anni da “La rabbia e l’orgoglio” la scrittrice-giornalista fiorentina non placa le sue idee


La Forza Della Ragione

In principio doveva essere un’appendice intitolata “Due anni dopo” da aggiungere a “La Rabbia e l’Orgoglio”, giunto alla trentesima edizione, ma, una volta ultimato, Oriana Fallaci si era resa conto di aver scritto un altro libro. E sulla scia della rabbia, la scrittrice usa la ragione per capire come l’Europa sia diventata, a suo dire, Eurabia, colonia dell’Islam, con l’Italia che rappresenta il massimo “splendore” del termine. Identificandosi in Mastra Cecca (ricordando Mastro Cecco che per aver scritto un libro giudicato eretico, venne bruciato vivo nel 1328), la Fallaci analizza la storia dell’Islam durante le conquiste post maomettane fino ad arrivare gli attuali giorni. A rafforzare le sue tesi, la scrittrice, una delle italiane più celebri al Mondo, racconta le proprie esperienze: dalle interviste degli anni 60 fino alle minacce di morte ricevute dopo “La Rabbia e l’Orgoglio”.
La scrittrice critica l’Unione Europea e la politica dell’integrazione usata dai paesi dell’Unione, non risparmia né Prodi, né Fini né Berlusconi sulla questione “voto agli immigrati” (dalla “nota per il Presidente del Consiglio: “l’anno scorso, in tutte le Feste dell’Unità era possibile firmare la petizione che i diessini avevan promosso per chiedere le medesime cose […] “gli immigrati devono poter votare […]. Ma, se ben ricordo, Lei rimase zitto […]. Perché non ha mai sottolineato che, secondo il primo comma dell’articolo 19 della Costituzione Italiana, “allo straniero non sono riconosciuti diritti politici?”) ne il pugile Muhammad Alì (parole dello stesso Alì durante un’intervista con la Fallaci: se anziché in Florida vivessi in Alabama, voterei per chi non mischia i bianchi coi neri […]. I cani devono stare coi cani, le piattole con le piattole, i bianchi devono stare coi bianchi) ne tanto meno chi esorta l’Islam a sfavore della propria patria (si legge nel libro addirittura un revisionismo culturale in cui gli islamici sono i fondatori del Dolce Stil Novo e all’Islam viene assegnata la paternità dell’Illuminismo) o chi non interviene (o non è intervenuto) contro questa “guerra islamica” combattuta con la cultura (l’incontro con Andreotti in cui l’allora Capo del Governo confidava alla giornalista che c’era in progetto la costruzione della Moschea di Roma quando non lo sa che in Arabia Saudita non ci lasciano costruire neanche una cappellina o un tabernacolo?!?). Lo sdegno della Fallaci nasce da episodi quotidiani in cui l’islamico è libero di infrangere le regole di uno Stato perché non può infrangere quelle della sua religione. Per legge (articolo 3 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) la fotografia sui documenti d’identità deve essere a capo scoperto, cioè senza cappello o qualunque cosa nasconda capelli, fronte e orecchi. Oppure la legge che riconosce uguaglianza dei sessi e difende le libertà della donna. Oppure che nelle scuole non è vietato insegnare materie che diffondono altri insegnamenti religiosi ( scrive l’autrice con una certa ironia : dai programmi di Storia dell’Arte dovremmo spazzar via tutti i Cristi e le Madonne di Giotto e di Masaccio, del Beato Angelico e di Filippino Lippi). Eppure, fa notare Oriana Fallaci, il primo punto è stato infranto in Italia con una circolare del 1995, il secondo renderebbe impossibile il riconoscimento giuridico del matrimonio islamico (il Corano insegna che Le mogli virtuose obbediscono incondizionatamente al marito. Quelle disubbidienti devono essere da lui allontanate dal suo letto e bastonate o come ha affermato il consigliere della Federacion Espanola de Entidades Religiosas Islamicas, imam Mohammed Kamal Mustafa, nel suo Vadecorum sul modo di picchiare le mogli Usare un bastone sottile e legger, utile per colpirla anche da lontano. Colpirla soltanto nel corpo, nelle mani, nei piedi. Mai sul volto sennò si vedono le cicatrici e gli ematomi. Ricordarsi che le percosse devono far soffrire psicologicamente, non solo fisicamente) in Italia, il terzo potrebbe esserlo in futuro se la legge italiana si piegherà ancora una volta. Nei capitoli finali la Fallaci attacca la politica italiana, definendo quasi inutile lo schieramento in due parti dato che entrambi sono la stessa cosa, che Mussolini era solo un ex socialista e che Nenni, amico di prigionia del Duce, pianse alla notizia della morte del capo dei fascisti. E non viene neanche risparmiata la Chiesa Cattolica, rea di offrire sempre alloggi ai clandestini che sbarcano sulle coste del meridione e di tacere anche quando il crocifisso viene gettato dalla finestra. E, a proposito della politica italiana, durissimo è l’attacco sferrato dall’autrice a diversi politici della Regione Toscana favorevoli all’infibulazione (mutilazione che i mussulmani, in ventotto paesi dell’Africa islamica, impongono alle bambine per impedire loro, una volta cresciute, di godere l’atto sessuale; questo “rito” consiste nell’asportare il clitoride, recidere le piccole labbra e cucire le grandi labbra lasciando soltanto una fessura per urinare) in quanto rito antichissimo.
Per la scrittrice c’è speranza per il futuro soltanto se non si avrà paura, come non la hanno avuta i newyorkesi che si sono radunati a Times Square per Capodanno. Ma l’Europa deve impegnarsi a tornare Europa e scrollarsi di dosso il termine Eurabia, altrimenti i libri e i Mastri Cecchi bruceranno sempre.
Ennesima prova trionfale della Fallaci, ancora una volta coraggiosa nell’esprimere le proprie idee nonostante le minacce ricevute per il libro precedente. “La Forza della Ragione” è un libro scritto in maniera superba e il Fallaci-pensiero segue sempre la sua tesi, senza mai cadere in contraddizione. La tesi portata avanti dalla scrittrice, per il modo in cui è esposta, sembra inattaccabile, poiché la stessa Fallaci contrappone a idee e azioni reali il proprio pensiero. Interessante è il modo in cui l’autrice contrappone alcuni insegnamenti del Corano alle leggi italiane, come se volesse confrontare una tesi con un’antitesi, la teoria con la pratica. Ironiche sono le “letterine” scritte a vari personaggi reali, superbo il capitolo in cui la Fallaci si identifica in Mastro Cecco e viene bruciata a Firenze davanti a tutte le persone attaccate nei suoi scritti, tra cui la Lioce che reca in mano la fiaccola per accendere il grande fuoco. “La forza della Ragione” è una sorta di saggio molto lungo diviso in dodici capitoli in cui affiora l’idea della scrittrice ma che deve essere interpretato dal lettore per non cadere nella rete dell’influsso cartaceo.

Faciolo

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