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Dream Theater, Roma, 05/02/04

Filaforum e Dream Theater. Il primo, un ottimo impianto contenente più di trentamila persone, luogo di ritrovo di musicisti, luogo dove si sono tenuti e si tengono molti tra i più grandi concerti invernali. I secondi, gruppo musicale che ha creato e tiene alto il genere cosiddetto progressive rock..

di Michele Lazzarini

Filaforum e Dream Theater. Il primo, un ottimo impianto contenente più di trentamila persone, luogo di ritrovo di musicisti, luogo dove si sono tenuti e si tengono molti tra i più grandi concerti invernali. I secondi, gruppo musicale che ha creato e tiene alto il genere cosiddetto progressive rock, un genere molto tecnico, poco orecchiabile (a volte quasi niente), un genere che pretende musicisti veri… insomma: un genere molto difficile da digerire. Il chitarrista ed il batterista, John Petrucci e Mike Portnoy, sono attualmente tra i migliori nei loro strumenti: il primo è famoso soprattutto per le sue scale compiute ad altissima velocità, il secondo per il suo uso della doppia cassa, per la sua tecnica e per il modo spontaneo e naturale di suonare. Ma anche il tastierista ed il bassista non sono da meno, Jordan Rudess (protagonista di uno splendido assolo) e John Myung. Senza però dimenticare il cantante, James LaBrie, con la sua capacità di toccare note elevatissime. Nonostante ciò, i Dream Theater hanno sempre avuto un pubblico molto caldo e fedele, un pubblico che li ha accompagnati per quasi vent’anni. è in questo modo che il concerto ha avuto inizio, il 5 febbraio 2004 al Filaforum di Milano alle ore 8.30. Sui tre megaschermi posti sopra il palco, viene riassunta brevemente la loro storia!
Sugli schermi appare la scritta “1986”, poi alcune immagini del gruppo appena formatosi (allora si chiamavano ancora Majesty). Poi “1989” e la copertina del primo album, When The Dream And Day Unite, accompagnata dal pezzo di maggior successo, Only A Matter Of Time. Si va avanti così, fino a quando non si stampa sui tre schermi la copertina dell’ultimo album pubblicato dalla band, Train Of Thought. Il pubblico esplode in un urlo e si schiaccia sotto il palco, mentre il Forum è avvolto dalla calda atmosfera del pezzo d’apertura dell’album e del concerto, As I Am. il concerto è iniziato!
I componenti del gruppo sono cambiati rispetto all’ultima volta che si sono concessi al pubblico: Petrucci si presenta con i capelli tagliati corti e con il tipico pizzetto, la sua somiglianza con Del Piero è azzeccata. Rudess si presenta con il pizzetto e anche lui con un taglio di capelli, ma ancora più sorprendente del suo collega: il tastierista, infatti, di capello non ne ha più nemmeno uno! Mentre Portnoy lo ritroviamo come lo avevamo incontrato nel lontano 1986: capelli lunghissimi, che gli cadono sulla schiena, barba folta, occhiali da sole rotondi ed una bandana azzurra. La novità sta nella canotta, che è la maglia ufficiale della nazionale italiana di basket! Gli altri due componenti, LaBrie e Myung, non sono mai cambiati dall’anno della nascita della band: entrambi con i capelli lunghissimi, il primo dal colore più chiaro e mossi, il secondo dal colore scuro e lisci. Sono loro!
Subito dopo il pezzo d’apertura, si prosegue con This Dying Soul, anch’esso tratto dall’ultimo album: non c’è un attimo di pausa tra i due pezzi, che sono collegati: il pubblico sotto il palco poga che è un piacere, quello nei due anelli osserva il concerto, la maggior parte da in piedi. Il pezzo si conclude con uno stacco secco, perfetto nell’esecuzione ritmica. LaBrie si concede. Saluta in italiano come meglio può, chiede se il pubblico è pronto a scatenarsi. Ques’ultimo risponde alzando le mani ed urlando. Petrucci intona con la chitarra un paio di note brevi, Portnoy è in piedi e saluta energicamente. Si va avanti con Beyond This Life, tratta, secondo alcuni, dall’ultimo album “vero” del gruppo, Metropolis Pt.2, del 2000. La canzone è lanciatissima, più progressive metal che progressive rock, ma in alcuni tratti l’atmosfera è lenta e piacevole, sembra un altro pezzo. Sta qui il punto di forza dei Dream Theater: sono unici a riuscire improvvisamente a cambiare atmosfera in un pezzo. Quando il pezzo ha suoni duri e pesanti, un attimo dopo cambia completamente e si trasforma in un pezzo quasi acustico.
Quando Petrucci è intento nel suo assolo, improvvisamente cambia e si trasforma in un assolo suonato da tutti e quattro gli strumenti a turni: anche questa è una caratteristica del gruppo, inserire in mezzo a canzoni assoli o parti inedite. Prima giocano Rudess e Portnoy, successivamente Myung e Petrucci. In queste parti strumentali LaBrie sparisce dal palco e va dietro le quinte, dove fa uso di molte bombolette d’ossigeno, che lo aiutano a respirare: ha dell’incredibile, ma le note che deve raggiungere e soprattutto la sua età glielo impongono.
Dopo qualche minuto, il pezzo riprende da dove era stato bloccato, e finisce dopo un quarto d’ora! I musicisti si possono finalmente riposare ed il pubblico può dimostrare la sua apprezzamento con urla e applausi, ma solo per pochi secondi. Petrucci intona allora con la chitarra acustica l’inizio del nuovo pezzo, accolto con grande approvazione da parte del pubblico: si tratta di Hollow Years, dall’album Falling Into Infinity del 1997. Il Brano è acustico, uno dei classici del gruppo, che per il concerto lo ha ritoccato un po’ qua e là. LaBrie canta seduto su uno sgabello, il pubblico crea l’atmosfera necessaria muovendo con le braccia degli accendini. Al momento dell’assolo, che dovrebbe essere fatto con la chitarra acustica, Petrucci da il meglio di se e con il distensore tira fuori un assolo di cinque minuti da far accapponare la pelle. La conclusione del pezzo è leggermente allungata: è stato uno dei brani migliori della serata!
Il pubblico è letteralmente impazzito!
Si prosegue con due pezzi inaspettati, tratti dal penultimo doppio album, War Inside My Head (durante il quale sugli schermi passano immagini sulla guerra) e The Test That Stumped Them All. E’ incredibile Portnoy: durante tutto il concerto fa girare le bacchette fra le dita come se niente fosse, le lancia per aria per poi riprenderle al volo, le lancia al pubblico mentre suona, per poi prenderne velocemente un’altra da un contenitore apposito posizionato sotto il charleston, sputa da tutte le parti (soprattutto sulle telecamere): un vero animale, ma data la sua abilità nel suonare lo strumento “forse” se lo può permettere!
Si ritorna agli ultimi brani con Endless Sacrifice, pezzo molto applaudito, che inizia acustico e finisce sparato. Poi un tuffo nel passato, nel 1991, con Another Day, uno dei pezzi più famosi ed acclamati dei Dream Theater. Il pezzo è un lento elettrico, con uno splendido assolo di chitarra: LaBrie è costretto a sputare i polmoni come quando aveva quindici anni di meno, dovendo toccare note altissime. Se l’è cavata! Si torna ancora più indietro con il primo successo della band, Only A Matter Of Time, del 1989.
La prima parte del concerto si conclude dopo un’ora e mezza con Finally Free, uno dei migliori pezzi di Metropolis Pt. 2. le luci si spengono e negli schermi compare (accompagnata dall’immagine in bianco e nero di un vecchio treno) la scritta in inglese: “L’ultimo treno lascerà la stazione tra 15 minuti”! I musicisti possono riposarsi per un quarto d’ora.

Il concerto riprende puntualmente con la grande sorpresa della serata, New Millenium, dall’album Falling Into Infinity. è un pezzo altamente progressive, uno dei migliori dell’album, ma stranamente il gruppo non ne ha mai fatto uso molto spesso nei concerti.
Il protagonista questa volta è Myung, che si esibisce con un basso a dodici corde, piatto e largo, che tiene attaccato alla spalla sinistra, quindi quasi in verticale. Nel pezzo è fondamentale anche la tastiera, la chitarra questa volta è in secondo piano, si può dire che si è invertito il ruolo del bassista e del chitarrista. Poi arriva finalmente il tanto atteso momento dell’album Awake (forse il più pestato dopo l’ultimo) con Caught In A Web: il pezzo raccoglie lo stile metal e lo mischia al progressive. In mezzo al pezzo arriva anche il momento dell’assolo di batteria: gli altri strumenti si fermano dopo uno stacco ed escono di scena, lasciando tutti i riflettori e le telecamere puntate su Portnoy, che va avanti da solo. All’inizio è scatenato, sovrasta i piatti e fa andare la doppia cassa ad un tempo notevolmente veloce.
Poi si ferma e gioca con il rullante e la doppia cassa, prima alternandoli, poi usandoli in sincronia. Successivamente si sposta sulla sua sinistra e gioca con i tom piccoli e con gli splash: a volte pare più un buffone e scappa da ridere a sentire alcuni suoni prodotti dalla sua enorme batteria. Ti viene da chiedere: “Ma in che cosa sta picchiando?”.
Finalmente viene fuori il vero Portnoy! Parte improvvisamente dai tom, con cui stava giocando, una scala che arriva fino all’ultimo timpano, ma non si ferma lì: alternando le braccia alla doppia cassa, ripete da capo la scala un paio di volte, poi picchia sui tamburi non seguendo un ordine preciso, incrociando a tratti le braccia: ha dell’incredibile quello che riesce a fare! Va avanti così per qualche minuto, poi sempre dai tom piccoli parte una scala (stavolta la compie da in piedi, quindi senza l’aiuto della doppia cassa), che termina nell’ultimo timpano addirittura dell’altra batteria (Portnoy ha montate due batterie insieme: una tipica dello stile Dream Theater, con cinque tamburi e due casse, la seconda con una cassa e tre tamburi). Da lì parte un assolo simile al precedente, stavolta però non è aiutato dalla doppia cassa. L’assolo termina una decina di minuti dopo con uno stacco potente.
Portnoy si alza in piedi ed alza le braccia! Il pubblico è entusiasta: urla ed applaude. Il batterista si risiede e da via ad un altro assolo con i tamburi: tutti pensano che vada avanti, solo in pochi si accorgono che così inizia Honor Thy Father, uno degli ultimi brani, e quando tornano gli altri strumenti il pubblico lo riconosce e fa un urlo di approvazione. Il pezzo va avanti per un po’, poi come prima si ferma e questa volta viene il turno di un altro assolo, quello di tastiere.
Rudess è un grande, lo dimostra anche questa volta!
Comincia usando il piano classico, poi cambia effetto con uno che è quasi identico alla chitarra elettrica: con la mano sinistra compie un fantastico assolo quasi identico ad un assolo di chitarra, mentre con la sinistra controllava gli effetti, che per la chitarra sarebbero stati per esempio il pedale e la leva.
Poi inserisce l’effetto della tastiera tradizionale e da via al suo assolo. Viene la pelle d’oca a tutti quando si riconosce il pezzo di tastiera in “Emozioni Di Settembre”, lo storico pezzo della Premiata Forneria Marconi, il gruppo italiano che probabilmente più si è avvicinato ai Dream come genere musicale nella storia!
Poi cambia: nella parte destra della tastiera usa l’effetto flauto, mentre nella parte sinistra usa l’effetto basso. Ora suona due strumenti in uno! Con la mano sinistra fa quello che potrebbe fare un basso vero, mentre con la mano destra fa tutt’altra cosa. Va avanti così per un po’, poi cambia ancora: sulla sinistra della tastiera inserisce l’effetto batteria, dove ogni nota corrisponde un diverso componente della batteria, mentre nella parte sinistra usa il piano.
Potete immaginarvi cosa sia venuto fuori!
Con la mano sinistra teneva il tempo con l’effetto batteria, mentre con la destra suonava un pezzo col piano. Ora si può benissimo dire che uno così potrebbe benissimo suonare anche da solo!
L’assolo si conclude con un breve passaggio con a tastiera. Il pubblico stavolta è sorpreso ed anche in questo caso entusiasta!
Le luci si spensero!
Si riaccesero sempre su Rudess, che con la tastiera intonava l’inizio di A Mind Beside Itself, cioè un brano composto da tre canzoni diverse, Erotomania, Voices e The Silent Man, una triade classica dei Dream!
Fu accolta dal pubblico con un fortissimo urlo!
Dopo i primi due brani, altamente progressive metal, si arriva al terzo, uno dei pezzi migliori del gruppo. Nel cd Awake è molto diverso da come lo fanno di solito nei concerti: infatti, non c’è la batteria e Petrucci usa solo la chitarra acustica. Mentre nei live è resa incredibilmente bene anche con la batteria e con strumenti elettrici. L’assolo, che dovrebbe essere fatto dal chitarrista con la chitarra acustica, diventa invece un duetto Petrucci-Rudess, ed è allungato. Poi l’ultima parte è completamente elettrica: gran pezzo!
Il concerto si avvia verso la fine, ma c’è ancora tempo per il pezzo di chiusura, la canzone migliore dell’ultimo album, In The Name Of God!
Il pubblico acclama forte quando Petrucci inizia il pezzo. Quest’ultimo dura circa un quarto d’ora nel cd ed ha una prima parte aggressiva, poi si calma, creando nell’ultima parte un’atmosfera molto coinvolgente. Infatti LaBrie fa fare il coro al pubblico, sporgendo il microfono verso di esso e gesticolando con le mani, un coro che è più un urlo prolungato di diverse note. Poi, il cantante saluta e sparisce dietro le quinte. Il gruppo va avanti ancora parecchio tempo, sembrano non voler smettere di suonare quel pezzo. In quel momento, almeno in quel momento, il pubblico ha desiderato che il pezzo non finisse mai, che continuasse all’infinito!
Portnoy suonava solo con il braccio destro, il sinistro era rivolto verso l’alto: lo muoveva a destra e a sinistra, seguendo il ritmo, incitando il pubblico ad imitarlo: e così fu!
La gente sotto il palco gli andava dietro, alzando le braccia e muovendole insieme a lui! molto tempo dopo il pezzo finì ed il gruppo salutando sparì dietro le quinte: fu il miglior brano di tutto il concerto!

Le luci erano spente, il pubblico non la smetteva di urlare, perché sapeva benissimo che il concerto non era ancora finito. Infatti, dopo qualche minuto, il gruppo rientrò sommerso dalle urla del pubblico. Ci si chiedeva con che pezzo avrebbero chiuso, ma nessuno poté indovinare, perché l’ultimo pezzo non era loro, ma degli Iron Maiden!! Il brano era Hallowed Be Thy Name tratto dall’album The Number Of The Beast del 1985.
Questa fu l’altra grande sorpresa della serata, ma si sa che il gruppo a volte suona cover dei Metallica o, appunto, degli Iron Maiden: fa parte del loro strano stile! Anche questo pezzo finì con uno stacco preciso, nuovamente il gruppo salutò e sparì dietro le quinte!
Luci spente, il pubblico rumoreggia. La domanda fastidiosa che entra nella testa di tutti non può essere che: “Possibile che facciano un altro bis?”! La risposta è sì!! I Dream Theater tornarono di nuovo sul palco a concedersi al pubblico esausto ed incredulo per questa nuova mossa! Tutti si chiedevano con quale canzone potessero concludere: ce n’erano tante famosissime che non avevano fatto: quale sarebbe stata? La risposta arrivò subito: il pezzo era il vero cavallo di battaglia del gruppo, quello che proprio non poteva mancare, Metropolis Pt. 1 tratto dall’album Images And Words del 1991!!!
Quindi alla fine l’avevano fatto!!
Il pezzo finì, così come finì il concerto!
I Dream Theater, con le luci accese, scesero sul palco e salutarono il pubblico che li aveva sostenuti per più di tre ore. Portnoy, come sempre, si mise a lanciare bacchette e pelli dei tamburi da tutte le parti del pubblico, che si schiacciava per cercare di prendere il ricordo migliore che si potesse avere di una serata fantastica. Infine si riunirono tutti e cinque, si abbracciarono e fecero un inchino!
Salutarono per l’ultima volta e sparirono dal palco, stavolta per non farvi più ritorno!

Filaforum e Dream Theater. In poche parole un evento musicale che chiunque capisca la musica suonata da musicisti veri non può perdere. Per i fan sarà stata sicuramente una serata indimenticabile, con il solo rammarico di non aver potuto assistere a pezzi come A Change Of Seasons oppure Learning To Live!

Marco Lazzarini

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