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My Bloody Valentine – Loveless

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Il rumore si trasforma in sogno, in un deliquio onirico fatto di sensi dolcemente frastornati dalle chitarre. Questo è in sintesi “Loveless”, capolavoro dei My Bloody Valentine, un disco capace di catapultare l’ascoltatore in una dimensione parallela, fatta di miraggi cosmici e di distorte allucinazioni. Continuando in maniera originale ed autonoma il discorso iniziato dagli scozzesi “Jesus and Mary Chain” dei fratelli Reid e dai “Cocteau Twins” (ma volendo andare a ritroso possiamo rifarci ai seminali “Velvet Underground”), gli irlandesi “My Bloody Valentine” ereditano dai primi un rumorismo chitarristico carico di feedback e di suoni distorti all’estremo, dai secondi il cantato etereo. Il genio di Shields, leader e chitarrista del gruppo, scorre fluido lungo tutto il disco, tra riff di notevole impatto e presa. Seppure ad un primo ascolto il disco possa apparire ostico, le successive esperienze rivelano un capolavoro rifinito nei minimi dettagli, sino all’ultima cesellatura chitarristica. “Loveless” appare sospeso eternamente, fluttuante sugli oceani della psichedelia e dell’arte di fare rumore con lo strumento a sei corde. Il disco, o questo sogno così piacevolmente rumoroso, si apre con “Only Swallow”, sorretta da un sensuale riff di chitarra, su cui si posa soave un cantato delicato e fragile come un cristallo. “Loomer” è il prosieguo di questo sogno, la voce bisbiglia su una base caratterizzata da una ripetizione ossessiva di accordi, quasi a voler straniare l’ascoltatore. La strumentale “Touched” vola via leggera e sublime nella sua effimera durata e dischiude le porte di “To here knows when”, suadente ballata noise, in cui le chitarre paiono sempre più impazzite ed imbizzarrite, ma in maniera dolce, lieve, commovente. E quel cantato, sì, quel modo di cantare sembra quello di una sirena invisibile adagiata ammiccante su scogli immersi in un mare di nebbia all’aurora. “When you sleep”, “I only said”, “Come in alone” e “Sometimes” sono brani potenti, malinconici, trasognati come un mattino autunnale visto attraverso tendine candide appese ad una finestra. “Blown a wish” poteva stare in “Treasure” dei Cocteau Twins e nessuno se ne sarebbe lamentato: stesse atmosfere rarefatte, un uso del cantato davvero ispirato, mai banale. “What you want” è un brano hard rock, alla maniera di Kevin Shields, che prepara alla catarsi finale rappresentata dal brano “Soon”, summa dell’intera opera: riff potenti, voci impalpabili, un fuoco interno che arde in ogni canzone e che la rende meravigliosamente unica. Finita “Soon”, finisce il sogno in cui ci avevano catapultato i “My Bloody Valentine”, e come dopo un bel sogno ti resta l’amaro in bocca dell’irrealtà della percezione appena svanita, ma anche l’infinita dolcezza di quel momento.

Tracklist

1. Only Shallow
2. Loomer
3. Touched
4. To Here Knows When
5. When You Sleep
6. I Only Said
7. Come In Alone
8. Sometimes
9. Blown A Wish
10. What You Want
11. Soon

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