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U2 – Achtung baby

1991 - Island
rock

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Tracklist

1. Zoo station
2. Even better than the real thing
3. One
4. Until the end of the world
5. Who’s gonna ride your wild horses
6. So cruel
7. The fly
8. Mysterious ways
9. Tryin’ to throw your arms around the world
10. Ultra violet (light my way)
11. Acrobat
12. Love is blindness

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“Achtung baby” rappresenta per gli U2 il disco della svolta. Dopo l’innamoramento per il sound americano messo in musica nei precedenti “The unforgettable fire”, “The Joshua Tree” e nello sfortunato “Rattle and hum”, gli U2 ritornano a sonorità prettamente mitteleuropee. “Rattle and hum” aveva segnato la chiusura di un ciclo che aveva portato la band irlandese ad essere tra le più amate ed idolatrate tra i fan di mezzo mondo. Si chiudeva un ciclo con un disco sicuramente non all’altezza dei precedenti. Gli U2 furono sul punto di rottura. Fortunatamente così non fu e partorirono un gioiello degli anni ’90. Indubbiamente l’aria della Berlino post-muro, dove è stato registrato il disco, ha inciso beneficamente sulla lavorazione dello stesso. La produzione di Brian Eno, Steve Lillywhite e Daniel Lanois ci ha offerto un lavoro di gran classe, moderno, attuale e profondamente europeo. Sì perché “Achtung baby” è il disco della “nuova” Europa, che ne cattura le pulsioni vitali e culturali. Gli U2 abbandonano la strada precedente e ne intraprendono una più sperimentale, come a suo tempo avvenne per David Bowie, che, non a caso, nella sua trilogia berlinese fu traghettato da Brian Eno. L’album si apre con la chitarra in distorsione di “Zoo station”, la voce di Bono è “sporcata” dagli effetti, tutto appare così diverso, quasi non fossero gli U2. Poi è la volta di “Even better than the real thing” che mostra un The Edge in notevole forma. Arriva il momento di quella che è considerata tra le canzoni più belle degli U2, One. La semplicità disarmante della canzone lascia di sasso, immobilizzati; la voce di Bono, calda e graffiante, scandisce uno dei migliori inni di amore universale “Siamo uno, ma non lo stesso”: chiaro il messaggio, accettiamoci senza negare le diversità, ma in virtù del fatto che siamo esseri umani. Bono elevato all’ennesima potenza espressiva. Lo straordinario timbro di voce di Bono domina il disco, in compartecipazione con la chitarra di The Edge. “Acrobat” è un piccolo capolavoro, accordi sospesi come su di un sottilissimo filo che sta per cedere. Bono rispolvera il falsetto in “The fly”, una sorta di alter ego dello stesso cantante. La chiusa del disco è “Love is blindness” che si apre con un organo quasi spettrale accompagnato da un canto che tocca tonalità così basse da far salire un brivido di intensa commozione.
Un disco dalle atmosfere molto compatte da ascoltare preferibilmente la notte.

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