Menu

Recensioni

The Doors – The Doors

1967 - Elektra
Blues Rock

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Break on Through (To the Other Side)
2. Soul Kitchen
3. The Crystal Ship
4. Twentieth Century Fox
5. Alabama Song
6. Light My Fire
7. Back Door Man
8. I Looked at you
9. End of the Night
10. Take it as it Comes
11. The End

Web

Sito Ufficiale
Facebook

Far varcare le porte della percezione oltre le quali tutto appare infinito…
Questo il senso della musica dei Doors, quartetto di Los Angeles, esploso nella seconda metà degli anni ’60 guidato dalla figura del poeta maudit Jim Morrison, uno tra i più carismatici frontman dell’intera storia del rock. Spalancare le porte della percezione per espandersi e contemplare l’infinito. Jim Morrison apprende la lezione di Blake e Huxley, la fa propria e la trasforma in una formula originale, i Doors. Il cantato allucinato di Morrison viene sorretto dalla tastiera di Ray Maznarek e dalla chitarra di Krieger, ideali partner per le scorribande in quel mondo ipersensibile e psichedelico. Il loro primo disco, uscito nell’anno di grazia 1967, è uno dei debutti più straordinari dell’intera storia del rock e viene annoverato tra i capolavori della musica del secolo ventesimo.
Le linee descritte dalla tastiera sembrano assalire l’ascoltatore e aspirarlo in un vortice impetuoso fatto di suoni acidi, di tastiere urlanti e una voce profonda che viene dalle circonvoluzioni più intime del cervello. Si inizia con la travolgente “Break on through” tra i classici nel repertorio del gruppo e della musica rock in generale. Veloce e velenosa, capace di entrarti dentro sin dal primo ascolto. Poi c’è “Soul Kitchen”, in cui lo slide di chitarra sembra invitarci a scivolare verso quell’infinito predicato dal profeta Jim. Altro capolavoro in un album di capolavori è “The Crystal Ship” che ci traghetta in un mondo dove “the streets are fields that never die”, in una sognante atmosfera musicale dove la voce più profonda di Morrison piega ogni nostra resistenza. “20th century fox” è il portait ironico di una donna scaltra, “got the world locked up, inside a plastic box”. Le atmosfere più cupe rientrano in “Alabama song”, cover di una canzone di Brecht e Weill, dove la tastiera di Maznarek disegna atmosfere ipnotiche e cupe, quasi da luna park in un Paese dei Balocchi dell’Apocalisse. Si giunge poi a quella che è la canzone più nota dei Doors “Light my fire”, un’arroventata opera di blues-rock e psichedelia dove Maznarek e Krieger raggiungono un perfetto punto di unione grazie ai riff di impressionante efficacia. “Light my fire” è un inno alla passione sensuale, ad accendere la notte e a liberarsi senza controllo nel desiderio. Il climax del disco è toccato dalla meravigliosa e angosciante “The end”. Undici minuti in un crescendo di sensazioni che arrivano quasi a soffocare il respiro e a stringere il cuore in una morsa sonora che non ha eguali nella storia del rock. La canzone si apre con la sola chitarra di Krieger, alla quale si aggiunge un sonaglio che scandisce il ritmo sulle apocalittiche liriche di Morrison (“Questa è la fine \ questa è la fine, una bellissima amica \ questa è la fine, la mia amica \ La fine dei nostri piani elaborati \ La fine di tutto \ La fine). Viene tratteggiato un mondo libero e senza confini, ma disperato dove tutti i bambini sono impazziti. In un climax sonoro si arriva ad alcuni tra i versi più famosi della storia del rock, un condensato del complesso di Edipo “Padre? Sì, figlio mio? Voglio ucciderti! Madre, voglio fotterti! Ed è qui che arriva il delirio psichedelico, la chitarra di Krieger sembra impazzita, la tastiera di Maznarek sembra essere fuori controllo. Sembra realmente la fine. Quando il baccanale sembra un vicolo cieco verso la devastazione, rimane solo il malinconico arpeggio di Krieger che si staglia sulla distruzione sonora come l’unico superstite di una catastrofe. La migliore chiusura per un capolavoro.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close