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Breach – Kollapse

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Tanti anni di lavoro, e tanti album alle spalle. Tanti album, ma nessuno veramente degno di nota, tutti belli, sempre ben riusciti, sempre dignitosi, ma sempre leggermente limitati e un poco monotoni; ai Breach è sempre mancato quel qualcosa che li rendesse un gruppo veramente sopra le righe, quello che distingue i gruppi bravi da quelli ottimi.
Ma alla fine i cinque svedesi sono riusciti nell'impresa, ossia di sfornare un vero capolavoro, un album ottimo, vario, ispirato, dinamico, veramente un bel cd. L'unica pecca è che questo è anche l'ultimo loro lavoro, ma comunque un gran lavoro.
Già a partire dalla prima traccia “Big Strong Boss” si sente il cambiamento, una traccia strumentale che parte da un ritmo tribale e che si sfoga per quasi tutta la canzone. E' molto malinconica come le molte altre tracce strumentali, e probabilmente la migliore di tutta la carriera del gruppo: si articola pian piano, cresce, si evolve, si abbassa, stupenda.
L'album si evolve tutto sulla falsa riga di questa canzone, tra parti lente, quasi semplici intermezzi tra le canzoni (“Sphincter Ani”), pezzi strumentali e classici pezzi alla “Breach” (“Old Ass Player”, “Mr. Marshall”), ossia vere sfuriate come il gruppo ci ha abituato nella carriera.
Degne di nota canzoni come “Lost Crew” che ti entra subito in testa e non ne esce più, o come le varie “Seven” e “Kollapse” ottime canzoni strumentali dalle ottime armonie, delle vere perle.
Ciò che rende questo lavoro eccezionale, è infatti la sua varietà, ma una varietà equilibrata, che non divaga dal filo conduttore dall’album, ma lo segue alla perfezione.
Come detto prima, l’unica nota amara è che questo il cd conclusivo della band.

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