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Bibliophobia

Transatlantici di carta di Daniele Bottura, edito da FaraEditore

Correre o camminare, lasciare che la vita scivoli sulle spalle come gocce d’acqua dopo una doccia o fermarsi a riflettere, smettendola di far finta che quello che succede in realtà non ci riguarda.

Valentina Della Corte

Sarà forse retorico scrivere di una vita che corre troppo e che non ci lascia mai il tempo di assaporarla, di vivere i suoi colori, di penetrare le sue forme, ma Daniele Bottura l’ha fatto, non avendo paura di cadere nella retorica gratuita né nella banalità di cose dette e ridette.
Transatlantici di carta” è un libro che si lascia leggere tutto in una sera, come ho fatto io, seduta in terrazza accompagnata dai grilli e dal chiaro di luna, mi sono fatta trasportare in un mondo che poi è lo stesso che tutti i giorni vivo, ma che mai avevo guardato attraverso questa luce. Daniele Bottura è come se avesse una lampada speciale per illuminare le cose che comunemente vediamo ma non riusciamo a riconoscere, perché ad alta velocità è difficile lasciare lo sguardo su qualcosa che sta fermo. Il suo libro è una denuncia consapevole che stiamo andando alla deriva perdendo di vista tutto ciò che è veramente importante, anche se in certi tratti non condivido il modo in cui affronta argomenti delicati ed importanti, come ad esempio la morte. I suoi racconti sono allo stesso tempo pieni e vuoti di vita, è un concetto un po’ difficile ma è questa la sensazione trasmessa, c’è in essi qualcosa di surreale, un misto perfetto di magia e realtà che lascia inchiodati alle circa settanta pagine di cui è composto il libro.

Valentina Della Corte
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Fara Editore

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