Menu

LIARS – Bologna, 25 maggio

“I Liars macinano feedback, ora sono in 6 sul palco, 2 alle percussioni,uno al basso e 3 alle chitarre rigorosamente rivolte verso gli ampli; creano un mostro di sensazioni negative che ha un volto:il nostro.”

Alberto Canarecci


“Ti passo a prendere?” “No, c’è anche Laura. Ci vediamo direttamente lì alle 10:30” “Ok convinco Luca e arrivo”
Quasi perfetto orario come sempre, arriviamo e i blood brothers han finito da un pezzo e hanno appena attaccato i Liars, Giulia e Laura ancora non si vedono però.
Arrivano alle 11,non male rispetto alle solite ore di ritardi accumulati.Facce lunghe,ahi ahi. Entriamo nel locale assaliti dalle chitarre che sono come sfregi in faccia. Francamente non amo molto i dischi dei Liars ma aspetto…
Giulia è cupa, Luca già non si sbatte più, cerca un angolino per far su il thc necessario alla sua vita è già finito da un pezzo.I pezzi del nuovo disco sono molto paranoici,mi pigliano bene. Chiedo a Giulia che cazzo abbia:gli argini della sua compostezza deflagrano spaccandosi e mi rovesciano addosso tutta la sua amarezza e impotenza: il suo tipo ha messo incinta la sua ex prima di mollarla e lei vuole tenere il bambino e lui non sa che fare però vuole andare con lei ad un festival all’estero la settimana prossima. Io sbianco un attimo e la faccia allegra che avevo diventa un ghigno,la musica è sempre più ossessiva e percussiva, i liars sono una macchina per far male e ci riescono maledettamente bene. La guardo e le dico: “Ok! Sbronziamoci” Vodka liscia per lei e Screwdriver per me che ho meno problemi tracannati in due secondi.
Lei però non si ripiglia affatto dal magone, io le sto vicino ma non so che dirle.
E infatti le dico: “Non mi piacciono queste famiglie moderne…”
Lei mi guarda obliqua ma mi perdona subito.Sembra di vivere una di quelle storie del cazzo che capitano solo in Inghilterra tipo Nonna a 28 anni! Luca è inutile, Laura le ha già dato quello che poteva. I Liars macinano feedback, ora sono in 6 sul palco, 2 alle percussioni,uno al basso e 3 alle chitarre rigorosamente rivolte verso gli ampli; creano un mostro di sensazioni negative che ha un volto:il nostro.
Il concerto finisce e mi sembra che abbiano suonato solo pezzi dell’ultimo,poi torno a pensare ai cazzi miei: bad trip. Eravamo nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
Torno a casa e metto nel lettore They Were Wrong So We Drowned. L’incubo non ha fine, penso che da qualche parte c’è una ragazza con un figlio in grembo ed è sola.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Close