Menu

Warp vs. London Sinfonietta – Roma, 10 giugno

“La serata rientra nella stagione dell’Accademia di Santa Cecilia e vedeva protagonisti la London Sinfonietta, orchestra di riferimento per la musica contemporanea, e gli artisti dell’etichetta inglese Warp Records, che riunisce i maestri della scena elettronica mondiale.”

LorenzoA

A propositop di John Cage e dell’avanguardia del ‘900 si è parlato di una subordinazione del compositore alle leggi intrinseche del materiale sonoro. Da qui le esperienze di musica concreta, di pianoforti preparati e maltrattati e di rumori domestici nelle partiture.
Sotto quest’ottica è quindi solo segno d’inguaribile ottusità l’indifferenza di certa musicologia verso la più raffinata scena elettronica attuale. L’arte di avanzi di rave come Aphex Twin esprime la stessa urgenza materica di aderenza della propria musica al ritmo della contemporaneità.
Tutte queste chaiacchiere per calarvi nel dibattito che ha circondato il concerto del 10 giugno al Parco della Musica di Roma.
La serata rientra nella stagione dell’Accademia di Santa Cecilia e vedeva protagonisti la London Sinfonietta, orchestra di riferimento per la musica contemporanea, e gli artisti dell’etichetta inglese Warp Records, che riunisce i maestri della scena elettronica mondiale.
Ad impreziosire la serata, i video, realizzati ad hoc per la musica della serta, di visual artists Warp come Flat-E o Bluetooth.

Primo brano un arrangiamento (quasi ironico) per ensemble dello Studio N.7 di Conlonn Nanacarrow, compositore americano dei più importanti. L’inizio catalizza subito la curiosità ed il silenzio del pubblico.
Entra poi una pianista vestita di rosso ad interpretare dei pezzi per piano preparato di John Cage, che vengono serviti praticamente come interludi fra le opere in programma.
Chi l’avrebbe mai detto.
La pianista è una buona interprete di queste partiture così liberamente-restrittive e gli applausi che al suo ingresso si era attirata per la poca stoffa del suo vestito si trasformano in ovazioni per la musica suonata.
Pezzi per pianoforte preparato come se fossero stati stacchetti pubblicitari: John Cage ne sarebbe stato felice.
Il concerto prosegue con la prima “disintegrazione” di brani di artisti Warp, stavolta del duo Boards of Canada. Spogliato dell’elettronica e arrangiato per l’ensemble, il brano è il più convenzionalmente melodico ascoltato e questa sarà un caratteristica anche delle altre disintegrazioni Warp.
è la volta poi dell’attrazione principale della serata. Mira Calix, scuderia Warp, è l’ospite speciale con la sua performance Nunu Insect Piece. C’è sul palco una teca di vetro piena d’insetti, i cui movimenti sono ripresi e proiettati sullo schermo. L’orchestra e il computer di Mira Calix improvvisano su di un canovaccio seguendo i movimenti degli insetti. L’effetto della performance è avvolgente; la bellissima sala viene inondata di suoni che e immagini che producono un’atmosfera quasi irreale ed il pubblico ne è rapito.
Inizia un brano di Aphex Twin e il pubblico si scalda (se così si può dire, visto l’arrangiamento). Aphex è l’artista più conosciuto fra i Warp, la sua collaborazione con video artisti quali Lynn Fox o Chris Cunningham (già con Bjork) ha dato vita a degli episodi di clip notevoli e di ampia diffusione. Il brano, così suonato dall’orchestra, risulta il più assimilabile fra quelli Warp alle opere dei grandi compositori in programma.
La prima parte si conclude con Spiral, una delle prime composizioni con le quali Karl-Heinz Stockausen sperimenta nel dopoguerra l’applicazione dell’elettronoca alle partiture di musica colta, aggettivo tutto da rivedere.
L’esecusione è affidata ad un solo sassofonista con radio ad onde brevi ed effettistica.
Rimane forte il fruscio della radio, sulle cui frequenze si sintonizzano le frammentarie sequenze di note del sassofono. Le note vengono elaborate con del delay e con degli interventi vocali quasi onomatopeici dell’esecutore. La resa è efficace, il sassofonista ci sa fare, anche se le soluzioni adottate sono di facile presa e oggi non troppo originali. Oggi.
Durante la pausa di mezz’ora le luci vengono mantenute tenui per la proiezione di Warp videos che riportano ai lavori originali degli artisti affiliati e dei relativi visual artists.
Chi era all’Auditorium perché conosceva la Warp durante la pausa si sente più a casa, chi per la London Sinfonietta ne è incuriosito, mentre gli accademici più accademici di Santa Cecilia o se ne vanno o sono alle prese con del disgusto o con una crisi di nervi.
Si ricomincia con Charles Ives, autore di Unanswered Questions. Sullo schermo continuano a scorrere i video manipolati dal vivo da Bluetooth e Flat-E, con effetto di reciproca sottolineatura fra musica e video.
Tocca poi al Concerto da Camera di Gyorgy Ligeti. La sua suite in tre movimenti per ensemble è forse la più ostica all’ascolto, ma le reazioni del pubblico sono d’entusiasmo, grazie anche alla funzione diversiva dei video proiettati.
La serata si conclude con due Disintegrazioni di materiale di Squarepusher, i cui brani The Tide e Port Rhombous vengono proposti con adattamento saggio, in cui si mantiene l’andamento armonico originario dei brani.
Lunghi e convinti applausi finali, con gli attori della serata tutti sul palco a ricevere il meritato consenso. Purtroppo niente bis, ma così vanno le cose.

Durante il concerto si sgretolava poco a poco il muro fra musica colta ed extracolta, così amato dalla musicologia più conservatrice.
Certo, le proposte del concerto non sono da accettarsi in blocco e indistintamente, ma quel resta è che non si può far finta di nulla di fronte a questa brusca trasversalizzazione della fruizione della musica cosiddetta colta.
Sia nella contemporanea che nell’elettronica c’è spesso in certi rispettivi cultori il godimento della constatazione che solo pochi se ne avvicinano, solo pochi “la possono capire”. Si teme che un allargamento del consenso possa portare ad una diminuzione della qualità, ma si è dimostrato che a perderci può essere solo l’esclusività della fruizione e questo è solo un bene, se non si è malati di elitarismo.
C’è da dare atto anche alla lungimiranza (e all’astuzia) della direzione artistica della stagione di Santa Cecilia. Questo successo avrà senza dubbio delle conseguenze sulle stagioni concertistiche future e su tutto ciò che ne consegue (critica, stampa, ecc.).
Esperimento riuscito. E da ripetere e diffondere.


LorenzoA

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!