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Interviste

Intervista a Mirko dei GIARDINI DI MIRO’

Dopo il concerto dei Giardini Di Mirò tenutosi lo scorso 15 Giugno a Marano (di cui trovate il resoconto nella sezione Reportage dai concerti) Mirko Venturelli, bassista della band emiliana, ha rilasciato una lunga intervista a impattosonoro.

Fabio “sunchild” Ferramola

Dopo essersi concluso il bellissimo concerto dei Giardini Di Mirò in quel di Marano (PR) ho avuto la possibilità (ma da loro fan direi piuttosto l’onore!) di scambiare quattro chiacchiere con Mirko Venturelli, bassista della band di Cavriago (RE), che si è dimostrato molto disponibile con il sottoscritto, seppur chiamato da impegno “familiari”, e che ringrazio per questo. Ecco la sua intervista.

Innanzitutto ti faccio i miei complimenti per la splendida serata che ci avete regalato! Per iniziare, parlaci di quanto e come è cambiato il vostro modo di approcciarvi alla musica in questi anni.

Ti ringrazio! Non so come è stato per voi, ma sul palco è andata benissimo! Di solito è Corrado che si occupa dei rapporti con la stampa (Corrado Nuccini, chitarrista del gruppo, ndr), sei il primo a cui concedo un’intervista! (lusingato!, ndr) Per venire alla tua domanda, quando siamo in studio per comporre ci viene tutto molto naturale. Con Punk…Not Diet! abbiamo voluto fare qualcosa di diverso, non volevamo fare un disco uguale al suo predecessore, tuttavia non c’è mai stata pressione da parte di nessuno. Andiamo in sala prove, prendiamo i nostri strumenti e suoniamo con l’anima, e ciò che scaturisce deriva dal nostro lato creativo e non è affatto studiato per soddisfare una logica di mercato. Quindi se c’è stata un’evoluzione dal primo al secondo disco, e io penso che sia effettivamente così, è stata del tutto naturale.

Qualcuno ha detto che avete preferito lasciarvi alle spalle l’appellativo di gruppo
“strumentale”, forse divenuto limitante, e passare così da un disco con soli due pezzi cantati ad un disco che ne contiene molti di più. Quali sono le ragioni di questo cambiamento?

Quando scriviamo i nostri pezzi prima di tutto viene la musica. Andiamo in studio per suonare, lavorando molto sui suoni e sugli arrangiamenti, e solo in un secondo momento può venire eventualmente aggiunto un testo. Magari ci accorgiamo che alcuni pezzi sono adatti a essere accompagnati da un testo e allora ne pensiamo uno, ma è sempre qualcosa di aggiuntivo che viene in un secondo momento. Ho sentito qualcuno affermare che il cantato ci è stato imposto dalla nostra etichetta, ma non è affatto così! Del resto noi non siamo prodotti da una major, e non abbiamo mai avuto pressioni in questo senso.

Siete stati etichettati già dal vostro esordio come gruppo “post-rock”. Che significato ha per voi questo termine, ormai usato per indicare realtà anche molto diverse tra loro?

(ride) Beh, cos’è il post-rock? E’ facile affibbiare un’etichetta in questo modo, è qualcosa di molto generale assolutamente limitante, anche se in parte capisco la necessità di classificazione in ambito musicale. Ma anche alcuni dischi di Ligabue sono post-rock! (risate) Scherzi a parte, non mi sembra che i Giardini Di Mirò abbiano così tanto in comune con il post-rock classico, quello di certe etichette americane, anche perchè nella nostra musica l’elettronica ha sempre giocato un ruolo importante. Basta pensare al disco di remix (The Academic Rise Of Falling Drifters – 2002, ndr), quello non ha proprio niente di post-rock, anzi forse non è nemmeno rock.

Quali sono gli artisti che più apprezzate nella scena italiana attuale? Quanto vi sentite lontani da essa?

In questo periodo noi tutti ascoltiamo spesso gli Altro, un gruppo di Pesaro se non sbaglio. Mi sento di consigliarveli, sono davvero bravi! Per quanto riguarda la canzone italiana, non ci sentiamo molto appartenenti alla tradizione classica del nostro paese, come Battisti tanto per citarne un nome importante. La nostra musica è influenzata soprattutto da realtà estere, infatti non abbiamo neanche mai pensato di cantare in italiano. Non che la nostra lingua non ci piaccia, anzi sono convinto che si possono scrivere bellissime canzoni in italiano, tuttavia l’inglese si presta meglio ai nostri pezzi, lo sentiamo più immediato, più diretto.

Siete un gruppo che di certo non rifiuta le collaborazioni con altri artisti. Quella con Mimì dei Massimo Volume è nata da una sua iniziativa?

Hai ragione, non ci dispiacerebbe fare qualche nuova collaborazione. Per quanto riguarda i Massimo Volume, diciamo che è stata un’idea che abbiamo condiviso. Suonando a Bologna abbiamo avuto il piacere di conoscere Mimì, e così abbiamo deciso di fare un pezzo insieme, che tra l’altro non è venuto neanche tanto male secondo me!

Ora permettimi una domanda forse un po’ tendenziosa. Si parla tanto di libertà di espressione di questi tempi, secondo voi in Italia è più semplice esprimere le proprie idee attraverso la musica piuttosto che la televisione o la carta stampata?

Su questo argomento sarò un po’ cattivo (ride). In Italia esistono un certo numero di gruppi che fanno politica attraverso le loro canzoni in modo plateale, di certo non lo nascondono, ma secondo me lo fanno in una maniera che alla fine li rende troppo ripetitivi e scontati. Questi gruppi da centro sociale (senza nulla togliere ai centri sociali!) nei loro concerti ogni volta ripropongono le solite storie del Chè, del Comandante, Bandiera Rossa, ecc. Noi siamo tutti di sinistra, sia chiaro, ma credo che tali gruppi finiscano con lo scadere nel populismo e nella demagogia in questo modo. Voglio dire, è indubbio che sappiano infervorare il pubblico, ma è roba che ascolti volentieri a quindici anni; io ho trent’anni e sinceramente sono stanco di questo tipo di musica. Secondo me si potrebbe benissimo fare politica anche a livello musicale in modo ben più serio e impegnato, senza dovere ricorrere alle abusate bandiere rosse. In ogni caso i Giardini Di Mirò non hanno mai avuto intenzione di connotare la propria musica con temi politici, non è assolutamente pensata per quello scopo.

Per chiudere, parliamo dei vostri progetti futuri. A quando il prossimo disco dei Giardini Di Mirò?

Non posso proprio dirti niente a riguardo perchè per il momento non abbiamo progetti in cantiere, tanto meno per un disco. Per la verità ci ripetiamo sempre “ok, ora andiamo in studio e proviamo qualcosa”, ma ancora non abbiamo registrato nulla.

Grazie per avermi concesso un po’ del tuo tempo, e di nuovo complimenti per il concerto di stasera!

Grazie a te! Alla prossima!

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