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Cuneo e Nuvolari: Croque Mule, novità zigana, e Yuppie Flu,belle emozioni

Seconda settimana al Nuvolari, con nuove chicche, alcune proprio buone. Belli i Croque Mule, divertenti (ma troppo giovani) i Tre Allegri Ragazzi Morti, assolutamente bravi gli Yuppie Flu da Ancona.

Sabato, 19 giugno
è andata male, il computer si è incriccato ed ho perso tutto quello che avevo scritto sul concerto degli Yuppie Flu di ieri sera… sulla poesia del vedere qualcosa per la prima volta, del ritrovarsi a casa, a meno di 12 ore di distanza, ed ascoltarne il CD…
Oramai sto già ascoltando la quarta traccia “I FEEL LUCKY”, quindi quello che è andato perso, oramai è andato. Il concerto di ieri sera, bello! Di quei concerti intensi, decisi, pieni di suoni, pochi strumenti, ma suonati bene, un po’ (ma poca) di elettronica che non guasta, e la miscela è assolutamente di buonissimo gusto. In un’occasione ho fatto caso ad un suono che mi pareva il basso, ma in realtà il bassista era fermo, non suonava, si limitava a cantare… ci pensava il tastierista a smanettare sulle sue macchine. Il tutto però davvero molto coinvolgente. Forse, unica pecca, i volumi un po’ troppo alti. Con Stefania ci ritroviamo molto nel gusto, bravi. Qualcosa che può richiamare i Grandaddy per il cantato sempre “monocorde”. Escono fuori i Sonic Youth in “FOOD FOR THE ANTS”, il suono però non è un banale ricalco di qualcosa già ascoltato, come a volte capita di sentire. Tutto reinventato, a partire dalla batteria, che mi fa pensare ai Notwist, specie in “EYES OF DAZZLING BRIGHT” (compresi invece quei tocchi di elettronica che si sentono nel pezzo registrato sul CD). Ad Alan invece piacciono molto per il suono, come dice lui… “spaccano il giusto”, non piace invece la voce del cantante, troppo monocorde …di quelle che ti fanno prendere il “flin” (espressione piemontese di difficile traduzione, per dare un’idea qualcosa che sta tra il perdere la pazienza e lo scazzo), dopo un po’ che le ascolti. Io invece trovo che si amalgami perfettamente all’interno dei suoni del gruppo, un quinto strumento di valore aggiunto, nel vero senso della parola. E visto che non c’è un suono che prevale sugli altri, ma si predilige il risultato d’insieme, trovo che la voce ci stia davvero bene. Come SILVERDEER, in cui la voce quasi cantilenante (ecco perché dico Grandaddy, proprio in questo pezzo, a proposito, mi sono venuti in mente loro), rende veramente bene.
Francesca, che li aveva sentiti quest’inverno all’Hiroshima, aveva proprio ragione! E adesso che il cd sta per finire, perché mancano due tracce e poco più, inizio ad assaporare la stessa freschezza avuta ieri sera vedendoli suonare.
Mi sarebbe piaciuto fare due parole con il gruppo, ma quando ne ho avuto la possibilità alla fine del concerto (il bassista infatti si è messo a vendere gadget e magliette, e mi ha venduto il CD), non avevo argomenti… mi sono sentito un po’ impacciato, non mi ero preparato nulla da chiedere… e così… dommage…volevo evitare figuracce, forse… visto che del gruppo ne sento parlare da almeno quattro anni, da quando con Lorenzo abbiamo condiviso la casa a Torino e lui, il primo giorno, ha appiccicato in camera il loro poster (quello tutto azzurrino), ma non ho mai ascoltato nulla, né ho avuto mai l’opportunità per andare a vedere qualche loro concerto.
Per chi li conosce già in CD, se avete l’occasione, spendete anche qualche soldo per vederli dal vivo, perché li valgono; per gli amanti del genere è davvero un bello spettacolo.
Qualche parola anche sui concerti di giovedì e mercoledì sera. “Bacinirock&rollbaby” è lo slogan che ha scandito l’intero concerto dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Non me ne vogliano coloro che amano questo gruppo, ma preferisco la band di Ancona, di cui vi ho ampiamente parlato nelle righe precedenti. Forse mi sentivo un po’ troppo vecchio, nella calca di gente che ha frequentato il concerto di giovedì, boh non lo so. Sta il fatto che all’inizio li ho trovati monotoni (la batteria per esempio trovavo che fosse sempre la stessa), poi orecchiabili, alla fine divertenti per lo spettacolo che – come mi hanno riportato Alan e Alessandra (si vede che loro sono più “Allegri Ragazzi Morti” di me) – hanno inscenato nei bis. Alcuni pezzi li conoscevo, perché ascoltati qualche volta in uno zapping frenetico tra Mtv e Allmusic (forse quando si chiamava ancora TMC2/videomusic, e passavano quel bellissimo video disegnato da loro, “Occhi Bassi”, mi pare). Giudizio: bacinirockandrollatuttibaby, divertenti in un primo concerto, alla lunga mi stuferebbe, forse.
Sorpresa, come solo il Nuvolari sa riservare, invece, è stata quella di mercoledì sera con i Croque Mulle, gruppo di cui non si è riuscita a capire molto bene la provenienza, ma che hanno creato una bellissima atmosfera sul palco, fornendo uno spettacolo di musica tradizionale balcanica (zingara, in particolare) davvero coinvolgente e divertente. Il contrabbassista, proveniente dalle nostre vallate (Val Varaita), ha raccontato di come il gruppo si sia creato in Francia a Carcassone da due musicisti francesi, ma come poi abbia aumentato i propri componenti lungo un percorso che li ha portati sino in Romania e Ungheria. è lì che si sono formati i Croque Mule (il nome deriva dal loro mezzo di locomozione prediletto, i muli), che hanno imparato la tradizione musicale zingara dell’Est Europa. Un miscuglio di generi sia negli interpreti (chi suonava il cimbalon, sembrava mezzo africano/arabo, vista la carnagione olivastra, ed invece era rumeno) sia nella musica, tra tocchi di chitarra, fisarmonica, viola e contrabbasso. Il concerto è poi stato inframmezzato dalla lettura di alcuni passi di un libro di Mario Cavatore (autore cuneese che ha avuto la fortuna di vedere il suo “Il seminatore”, pubblicato da Einaudi); una storia proprio legata alla vita delle famiglie zingare.

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