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Interviste

Incontro con MAX GAZZE’ – Parte 4

Quarta parte dell’incontro con MAX GAZZé svoltosi nella biblioteca di Lettere all’università di Siena.

M.G.: Chi vuole fare delle domande? Ripeto…le scarpe…porto il 44. Chi vuole fare delle domande?

(una voce non troppo chiara si alza dal brusio di sottofondo)

VOCE: io continuerei a parlare di musica. Ultimamente ho visto un recupero di personalità artistiche importanti…mi viene in mente uno strumentista come Alex Britti…l’ho visto suonare parecchi anni fa, suonare blues, che bene o male in Italia ho visto fare da gente importantissima come spessore…

M.G.: c’era il basso? un capellone con i baffi…io ho suonato due anni con Alex…

VOCE: era lei? io avevo 14 anni…non mi ricordo dove…

M.G.: non ti ricordi dove?

VOCE: (timidamente)…ero con mio zio….

(scroscianti risate)

VOCE: vabbè…Alex Britti…uno come lui che ha fatto dischi bellissimi, poi per far soldi, se voleva mangiare, ha dovuto fare musica un attimino più accessibile al mercato discogafico. Ora anche te, che vieni dal jazz…ti sei trovato di fronte al problema di dover mangiare?

M.G.: Alex lo conosco bene, ti ripeto, abbiamo suonato due anni insieme, avevamo questo gruppo, io al basso, lui alla chitarra e Antonio Santirocco (giornalista della Rai)…che suonava i piatti in realtà….e in quei due anni abbiamo fatto tanti festival blues, tanti concerti in centri sociali…ed era un gruppo veramente forte…Alex lo considero tutt’oggi tra i migliori chitarristi del mondo…non sto scherzando…se tu lo senti suonare con la Stratocaster attaccata al Fender Twin…ti sdraia…una cosa assurda…anch’io sono bravino al basso, percui riuscivamo a fare delle cose di comunicazione anche nel blues e giustamente…a me piace suonare il jazz, piaceva, oggi mi rompe un po’ i coglioni, mentre suonare il blues mi diverte tutt’oggi, ma all’epoca mi piaceva suonarlo il blues o suonare il jazz. Ma la mia musica, quella che voglio fare è esattamente quella che sto facendo. Mi piace fare pop, mentre magari a casa sto scrivendo la sinfonia sui manoscritti di Cumran con gli strumenti sinfonici, sui vangeli apocrifi…ma se devo pensare alla musica, penso proprio a quello che faccio adesso. Mi piace suonare, fare rumore e dare un senso a questa cosa qua. Lo stesso vale per Alex. Lui è un bluesman. Prima che facesse il pezzo che lo portò al successo, “Solo una volta tutta la vita…” – (canticchia “Il tempo va passano le ore”) – lui mi ha fatto sentire dei provini che aveva fatto per il suo primo disco, che gli è stato bocciato dalla casa discografica, la Universal. Era un disco incredibile. Hai presente Ben Harper? Lui era così. Era Ben Harper con atmosfere pazzesche…usava il dobro, tutte queste cose qua. Poi giustamente quelli della casa discografica dissero: “Molto bello..io ti ringrazio, però..”…purtroppo è così. Alex non ha fatto altro che, nel suo modo di far musica…non è che faccia qualcosa che non gli piace…per esempio anch’io..quando ho portato “Una musica può fare” a Sanremo, ho riso per tre mesi…l’ho fatta sentire al direttore del festival, Pardotti, gliel’ho fatta sentire fatta con la Casio…e a Pardotti giustamente gli si son drizzati i capelli…forse a quell’epoca la Virgin aveva un potere discografico maggiore…fatto sta che l’hanno accettata e a Sanremo ovviamente l’ho portata arrangiata con l’orchestra. é stato divertente..e tutt’oggi quando la suono ai concerti, è una canzone rock…non è perchè dice “lililli lalalla”, è esattamente il contrario di quello che faccio…come nella strofa che dice “dove sei, stai con me, cosa fai. non mi vuoi, stai con me, tanto è uguale”. Era una presa in giro verso quel tipo di musica che fa “lililli lalalla”. Addirittura c’era un progetto, anni fa, volevo fare assieme a un mio amico, Giovanni Ullu – quello che ha scritto “Pazza Idea” di Patti Pravo – avevamo scritto delle cose insieme e avevamo ipotizzato il Sanremo del 2000 (vi parlo del ’94, del ’93) e avevamo creato questa “Operazione Discografica”. Facciamo il cantante di Sinistra, tale..Mongo Ranete, una specie di cantante con la barba che cantava “trivella..continua a trivellare questa terra madre…mentre donne della Bosnia stuprate sotto il cielo della Nato”…si…Guccini… (risate)
Poi era nata questa cantante il cui nome era Lalla Lallalla e cantava “ieri ho fatto una cosa tanto brutta…e m’è piaciuta pure” (voce da cantante pop adolescente che ruba risate alla platea)…oppure c’era Homo Liberty che invece era il cantante di destra che cantava con la giaccia di pelle a stelle e strisce rivendicando la paternità della bomba atomica e la canzone faceva “Enrico Fermi tututu la bomba atomica è anche un po’ italiana…a Mururoa c’è anche un po’ del nostro stivale”…

P.R.: ma questo delizioso progetto di parodia che è un genere da noi praticato pochissimo, mentre invece per esempio negli Stati Uniti, artisti come Nicky Cass, che ci ha costruito sopra un’attività di una vita. La parodia da noi non esiste praticamente.Che fine ha fatto questo colpo di genio?

M.G.:…in realtà avevo scritto tutto il progetto, poi l’abbiamo abbandonato. Sono quelle cose…colte e mangiate…però prendeva tempo. Immagina Sanremo con Pippo Paudo che fa: “ed ecco signori: Lalla Lallalla!”…solo all’idea ci eravamo schiantati dalle risate. Tornando adesso al discorso di Alex…se Alex ha da fare un disco come Ben Harper con un’intenzione molto forte…ti fa quella canzone là…non è che lui vuole fare qualcosa di brutto…è che trova nella sua ispirazione, nella sua creatività…perchè Alex non è un musicista che farebbe qualcosa che non gli piace…è importante capire questo.
Come un qualsiasi artista che vive di musica, che è degno di essere chiamato artista, in quanto artefice…del proprio dentista (…)…no…niente…

P.R.: la capiremo più tardi…

M.G.: percui si fanno delle scelte e si fanno canzoni che sono di più facile comprensione e canzoni che sono magari più ostiche.
Anche “una musica può fare”, nel mio caso, una canzone leggera, comprensibile ed è un po’ surreale, dadaista. E poi ci sono anche canzoni più difficili come “Raduni Ovali”

P.R.:te lo avrei voluto chiedere…mi sono interrogato molto su “Raduni Ovali”..senza mai arrivare da nessuna parte…

M.G.: “raduni ovali” era come dire che nell’universo esiste la forma ellittica. Era la concezione della forma ellittica…”Raduni Ovali”…gocce di pioggia formano raduni ovali…l’aria che spira nei polmoni…il movimento degli elettroni…

(pausa e si riparte con le origini musicali di Max)

M.G.: ho cominciato ad ascoltare la musica quando ero in Belgio ed ero molto interessato alle cose che arrivavano a livello contestuale anche dalle scene inglesi, come i Mods…anche la musica ska mi piaceva molto. Infatti cominciai a suonare il basso sentendo i Bad Manners con la canzone che si chiamava “Mirror In The Bathroom” e cominciai a suonare il basso proprio per l’importanza che aveva nella musica ska, o per esempio in Bob Marley, la linea di basso di “Stand Up Your Rights” è stata una delle prime che ho imparato, ed era meravigliosa..e di conseguenza ho sentito anche i Police, il primo disco che ho comprato era “Regatta The Blank”, e lì ho sentito “Walking on the moon” e sono diventato pazzo…suonavo ore e ore, mio padre voleva uccidermi perchè suonavo ore e ore “Walking On The Moon”…poi addirittura usavo i fustini del Dash, quelli tondi, e facevo la batteria…e infatti a me piace suonare anche la batteria…Quindi sono stati quelli i riferimenti che mi hanno portato a suonare il basso…poi di musica ne ascolto veramente tanta, neanche più legata ai contesti del passato…all’epoca suonavo in gruppo mods, quindi ci vestivamo in un certo modo ed era quasi più importante quello che eravamo piuttosto che quello che suonavamo, come d’altronde ogni movimento sociale-culturale dall’Inghilterra, come il movimento punk, che ho apprezzato moltissimo…dopo gli hippie c’erano i punk a esprimere quel senso di libertà…ed era un piacere avere degli amici punk perchè quando li vedevi ti sputavano in faccia e gli potevi dire “GRAZIE”
(risate da ogni dove)
Ma veramente era così…sono andato di recente a fare un festival a Rennes in Francia, con il raduno di questo gruppo punk francese degli anni ’80, e a parte la musica che facevano, c’erano i lanciatori di fuoco, delle cose meravigliose e loro erano veramente reali…mentre purtroppo, quello che vedevo sotto al palco era una riedizione estetica del concetto punk e un po’ questa cosa mi manca, cioè l’associazione culturale e mentale a un movimento socio-musicale come possono essere i punk, gli hippie, i mods, gli skinheads e c’erano dei contesti molto forti.
Poi mi ricordo che andavo in vacanza a Roma e vedevo gente che aveva la maglietta con davanti The Who e dietro aveva la giacca di pelle di Elvis Presley…sempre rock’n’roll…ma tra mods e rockers si davano un sacco di botte…era proprio un problema culturale molto forte

P.R.: come le battaglie tra Beatles e Rolling Stones che duravano una vita…

M.G.: ma lì erano discussioni, qui c’erano proprio le lotte…Adesso non è che mi auguro che ci siano ancora queste lotte però sarebbe bello che dall’ultimo movimento forte della musica, che è stato il grunge, con i Nirvana che hanno rappresentato, credo, l’ultimo movimento molto forte della musica rock…

P.R.: venivano dati anche dei codici di comportamento, di abbigliamento…c’era una cultura, un sistema…

M.G.: cose che si possono vedere anche nella musica rap, che non ho mai apprezzato più di tanto, però ultimamente mi è scattata una molla incredibile e ho cominciato a sentire dei dischi rap tipo Busta Rhymes e devo dire che mi piace un sacco…sono diventato un fan della musica rap pur non facendola…perchè c’è una comunicazione molto forte che magari è difficile proporzionarla a quello che può essere la cultura o il contesto italiano…però lì so che ha un contesto molto forte

P.R.: ora non mettiamoci a fare una lezioncina, ma la distanza tra il blues e il rap non è poi una distanza siderale nel senso che la necessità espressiva dell’uomo alle prese con i problemi della sua vita quotidiana è l’origine del blues. I rappers fanno la stessa cosa in termini metropolitani. Evidentemente con una mentalità nevrotica e aggressiva. Però, mutato l’aspetto stilistico, il motore che lo tiene in vita secondo me è lo stesso.

M.G.: sen’altro perchè si basa sullo stesso segnale, anche di sofferenza…

P.R.: anche il rap ha una connotazione razziale molto forte come il blues…è il punto di vista dei neri sul mondo

continua…

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